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“Paga o finisci nella bara” Estorsione a pompe funebri Condannato bergamasco

Quattro persone avevano cercato di estorcere 10mila euro a un’impresa di pompe funebri di San Pietro in Guarano. Tra loro anche Enzo Piattello, 51enne originario di Bergamo, che è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione dalla procura distrettuale antimafia di Catanzaro.

"Se chiudi, devi chiudere! Se no ti fanno chiudere! Altrimenti, quello che vendi… ti ci chiudono dentro!". Con queste minacce quattro persone avevano cercato di estorcere 10mila euro ai titolari di un’impresa di pompe funebri di San Pietro in Guarano (Cosenza). Tra loro anche Enzo Piattello, 51enne originario di Bergamo e ora residente nel Cosentino, che martedì 6 ottobre è stato condannato a 5 anni e 4 mesi di reclusione per estorsione dalla procura distrettuale antimafia di Catanzaro.

I fatti risalgono all’aprile del 2013, quando i carabinieri di Rende avevano arrestato Piattello e tre complici, con l’accusa di estorcere con metodo mafioso denaro a un’agenzia funebre. Le investigazioni avevano portato all’accertamento di una richiesta di 10mila euro. La consegna della prima trance, di cinquemila euro, era stata monitorata e interrotta dall’intervento dei militari che avevano arrestato i quattro.

L’inchiesta era partita dalla segnalazione dei due titolari di un’agenzia funebre in San Pietro in Guarano, che avevano riferito ai carabinieri di subire richieste estorsive da Enzo Piattello, Carmine Conforti, pregiudicato 42enne, titolare di un’altra agenzia funebre, dal 56enne Francesco Bevilacqua e dal 22enne Marco Capalbo: da lì l’indagine congiunta della stazione di San Pietro in Guarano con il Nor – aliquota operativa di Rende.

Piattello si sarebbe presentato come intermediario di Conforti e Bevilacqua, referente per la criminalità organizzata di Cosenza. 

Fuori dal deposito dell’agenzia, erano state rinvenute anche tre cartucce inesplose calibro 9×21 e Piattello avrebbe chiesto ai titolari se avessero ricevuto il messaggio. All’ennesimo rifiuto di pagamento, l’uomo avrebbe ribadito la richiesta estorsiva che affermava provenire da "quello che comanda a Cosenza".

A seguire anche un incontro all’interno di un bar del paese, con la richiesta estorsiva di 10mila euro e la minaccia di Bevilacqua: "Se chiudi, devi chiudere! Se no, ti fanno chiudere! Altrimenti, quello che vendi… ti ci chiudono dentro!".

Nel corso dell’incontro per il pagamento, i carabinieri avevano predisposto un servizio di osservazione in abiti civili che aveva consentito di monitorare il dialogo tra le vittime e gli estorsori, mentre ricevevano i primi cinquemila euro. Una visita interrotta dall’intervento dei militari, che arrestarono i quattro.

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