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Squinzi scuote l’Europa “Senza l’industria rischia di esser messa ai margini” fotogallery

Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, chiudendo l'assemblea degli industriali bergamaschi nell'aula magna dell'Università di Bergamo non manca di richiamare l'Europa: serve una politica industriale degli Stati d'Uniti d'Europa.

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L’industria con la I maiuscola si riprende la scena alla fine dell’assemblea di Confindustria Bergamo. A tagliare il traguardo della lunga maratona è Giorgio Squinzi, il presidente nazionale, che nel tracciare le conclusioni esprime un elenco di obiettivi da raggiungere e ridefinisce il profilo dell’industria.

“Perché si associa l’industria più all’inquinamento che agli incredibili risultati raggiunti in campo energetico e della sostenibilità? – chiede Squinzi -. Perché si dimentica che la ricerca e l’industria hanno cambiato il volto di questo paese, le sue aspettative di vita, la istruzione, la sua apertura al mondo?”.

“Ci stiamo riappropriando di un’era in cui le persone che sanno fare sono decisive – afferma Squinzi – Le regole della competizione sono cambiate radicalmente, siamo in una nuova era della fase industriale, ma occorre costruire una cultura in grado di accompagnare la classe dirigente ad innovare con continuità”. Poi l’attacco: “dobbiamo uscire dalla palude della lentezza, servono politiche per la crescita e per lo sviluppo, per questo occorre un colpo d’ala della politica per gli Stati Uniti d’Europa. Senza industria l’Europa rischia di esser messa ai margini”.

Lo sguardo si rivolge all’Italia: “Non possiamo accontentarci di una crescita attorno all’1% annuo. Abbiamo bisogno di almeno il doppio per recuperare in un tempo ragionevole il terreno perduto. Se rimaniamo inchiodati ai ritmi di crescita attualmente previsti non torneremo ai livelli pre-crisi prima del 2022”.

E in merito al nodo delle relazioni sindacali e del rinnovo dei contratti nazionali, il presidente di Confindustria non manca di rimarcare che: “Se rivendichiamo il diritto di essere noi stessi a regolare i nostri rapporti – precisa Squinzi – piuttosto che attendere che si proceda per legge al nostro posto, se crediamo nelle regole, dobbiamo essere conseguenti e completarne il quadro. Abbiamo fatto un importante accordo sulla rappresentanza, ora serve mettere ordine nelle regole della contrattazione, per accompagnare i rinnovi contrattuali che sono alle porte. Questa è oggi la mia visione e il mandato che io ho ricevuto dagli organi del sistema”.

In agenda, per martedì 6 ottobre a Milano, c’è l’incontro tra Squinzi e le associazioni di categoria per fare il punto della situazione sullo stato delle relazioni sindacali. “Occorre assolutamente recuperare competitività e la contrattazione collettiva deve sostenere gli sforzi che si compiono in questa direzione. In quest’ottica, i legami fra dinamica dei salari e miglioramenti della produttività devono essere resi più forti e stringenti. Se c’è una disponibilità in tal senso benissimo – conclude Squinzi – se invece quanto avevamo stabilito insieme viene derubricato di valore, se si fa pretattica comprando il tempo e sfidando la buona fede dell’interlocutore, allora il nostro sistema troverà un diverso punto di intesa e di equilibrio. È forte e responsabile, su questo non ho alcun timore”.

Squinzi chiude così la lunga maratona dell’assemblea di Confindustria Bergamo che aveva come tema “Il futuro cresce dentro le nostre imprese: affrontiamolo”.

Logo dell’incontro era un cervello colorato, segno evidente dell’importanza della creatività nell’industria. Anche se a fare da cornice a questo logo erano esagoni – forma geometrica della perfezione – che includevano i diversi settori industriali di Bergamo. 


A dare il via all’assemblea era stata la relazione del presidente Ercole Galizzi che aveva toccato diversi punti, ma che riletta al termine dell’intervento di Squinzi sembra proprio l’adatto preludio.

“Il nostro Paese deve cambiare – ribadisce Galizzi – noi italiani dobbiamo migliorarci, Bergamo deve potersi confrontare con il mondo. Confindustria Bergamo è impegnata in una riforma radicale che preservi la sua storia e la sua identità ma, allo stesso tempo, sappia affrontare la complessità, dove ogni problema, ogni impresa, tutte le persone sono diverse e esprimono esigenze specifiche, spesso uniche. La nostra nuova sede sarà il luogo della riforma”.

Rinsaldata la collaborazione tra Confindustria e Università di Bergamo, sia nel messaggio del rettore Morzenti, sia nell’intervento del già rettore Stefano Paleari che da tempo sono a fianco delle imprese per sviluppare progetti, offrire consulenze, tessere quella rete tra ricerca e sviluppo che chiede ad entrambe la propria disponibilità.

Ma come è l’industria 4.0 lo spiega Tullio Tolio, direttore del Cnr Istituto di Tecnologie Industriali e automazione. Quel volto nuovo dell’industria che si basa sulla totale automazione e interconnessione delle produzioni chiede però una strategia Paese che è ancora dì là da venire. Un’industria che non deve fare paura, come ribadisce Andrea Cuomo vicepresidente di STMicroelectronics international BV e presidente 3Sun: “La tecnologia non cancella posti di lavoro, ma crea ricchezza. Il vero quesito è come viene distribuita questa ricchezza”.

“Chi sta dominando il mercato è l’America – aggiunge Cuomo –. Ogni tecnologia cambia il mercato e cambia la generazione”. E se il presente della tecnologia sono gli analythics, il futuro è IBM Watson, il computing cognitivo, non si programma ma si educa. Evolve attraverso l’interazione con gli esperti, imparando dalle risposte precedenti e analizzando nuovi dati. L’industria del futuro si costruisce oggi con investimenti. Un tema delicato che è stato affrontato da Stefano Firpo, direttore generale del MISE per la politica industriale, la competitività e le Pmi.

“Il Paese ha bisogno di tornare a investire di più e meglio, per questo il Governo ha deciso di seguire tre linee distinte: la prima è il sostegno degli investimenti, la seconda è l’accesso ai finanziamenti, mentre la terza sono le azioni mirate per le imprese innovative. E per queste operazioni sono stati stanziati 5 miliardi a sostegno degli investimenti”.

Non si pensi che servano solamente denari. Fondamentali sono le persone. Lo ricorda Maurizio Gattiglio, chairman Prima Electro North America e Chairman Effra: “Le imprese devono darsi delle strategie e gli investimenti devono legarsi alla proprietà intellettuale. In futuro le aziende concepiranno un prototipo in una parte del mondo e le realizzeranno dall’altra parte del globo. Anche se i maggiori investimenti vanno fatti sui giovani è lì che vanno focalizzate le risorse”.

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Commenti

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  1. Scritto da MAURIZIO

    Con questa pubblica amministrazione investe solo chi è talmente ricco da non temere di perdere tempo, cause e soldi; chi è disperato e non ha alternative; chi vuole speculare anziché lavorare e chi ha un qualche monopolio garantito dalla politica (tipo il truffaldino project financing). Nessuna persona normale e volenterosa può avere voglia investire oggi in Italia.

  2. Scritto da La scossa

    Squinzi scuote l’Europa? Ma dai, come si può scuotere ciò che non esiste. L’Europa della finanza, l’unica che esiste, si fa una grassa risata del povero Squinzi

  3. Scritto da teo

    D’altra parte sembriamo tutti diventati dei festaioli di professione, fiere, expo, sbaraccate varie. Feste e festini come fossimo tutti benestanti. Lo dica ai governanti che si preoccupano delle loro manfrine idiote, che siamo senza lavoro