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Mostra sul Romanino, testimone inquieto del Rinascimento

Una significativa esposizione nel Palazzo storico di Creberg, a Bergamo, dal 9 al 30 ottobre. La mostra presenta nove dipinti di Romanino, alcuni dei quali normalmente non visibili al pubblico.

Un’occasione speciale per ripensare Romanino e il suo genio inquieto nel quadro del Rinascimento italiano. Fondazione Creberg – notoriamente impegnata nella promozione culturale e nella valorizzazione delle eccellenze del territorio – si è fatta promotrice del restauro di uno dei maggiori capolavori di Girolamo Romani, detto il Romanino: la magnifica pala dell’Assunta sita nella basilica di sant’Alessandro in Colonna a Bergamo, opera di assoluto valore nel percorso del pittore, nonché capolavoro che arricchisce in modo significativo una delle chiese più importanti della città sotto il profilo squisitamente religioso oltre che storico artistico.

Con l’occasione della presentazione del restauro, Fondazione Creberg intende focalizzare l’attenzione sul pittore bresciano definito da Giovanni Testori “il più grande, torvo e triviale dei pittori in dialetto della storia dell’arte”, con una significativa esposizione, che si tiene nel Palazzo Storico di Creberg, a Bergamo, dal 9 al 30 ottobre 2015.

La mostra presenta nove dipinti di Romanino, alcuni dei quali normalmente non visibili al pubblico perché conservati in collezione privata, nonché una importante pala del contemporaneo Alessandro Bonvicino, detto il Moretto.

L’esposizione offre inoltre l’eccezionale opportunità di vedere per la prima volta insieme due capolavori dell’artista che ritraggono lo Sposalizio della Vergine: si tratta della stupenda tavola conservata in San Giovanni a Brescia, datata al 1518 – ‘20, e della più tarda tela oggi di proprietà del Banco di Brescia e forse un tempo collocata nella Basilica di santa Maria degli Angeli a Gardone Valtrompia.

Tra le opere in mostra, anche il Romanino più piccolo conosciuto, il San Girolamo del Museo Diocesano di Brescia, nonché la Scena eucaristica di proprietà della stessa Banca Creberg.

Come noto, Romanino è pittore anticlassico per eccellenza e il suo lavoro è costante oggetto di interesse e attenzione, non solo in sede scientifica, per la straordinaria modernità di cui è portatore. Anima, insieme a Moretto e Savoldo, di quella importantissima stagione pittorica che fu il Rinascimento bresciano, Romanino ha sempre suscitato interesse anche fuori dal campo degli addetti ai lavori.

"Egli è più moderno di quello che la società e la cultura italiana del suo tempo gli consentissero di essere – scrive di lui Pier Paolo Pasolini – ed egli sfugge a questa stretta culturale storica in maniera alle volte scomposta, anche questa prefiguratrice di tipi pittorici e di convenzioni di strutture pittoriche future".

Nel corso della mostra, aperta gratuitamente al pubblico, sono previste visite guidate, nonché – nei sabati di apertura al pubblico – tre concerti di alto livello artistico, con il chitarrista Giulio Tampalini (10 ottobre alle 19), l’organista Paolo Oreni (17 ottobre) e il Trio Jazz di Giovanni Colombo (24 ottobre), i primi due nella Chiesa delle Grazie (contigua al palazzo espositivo) e il terzo nello Spazio Creberg allocato nel Quadriportico del Sentierone, in pieno Centro di Bergamo.

A cinquant’anni dalla grande esposizione bresciana dedicata a Romanino e nove dalla mostra “Romanino. Un pittore in rivolta nel Rinascimento italiano”, allestita al Castello del Buonconsiglio di Trento, una nuova tappa nel percorso di conoscenza di questo grande artista.

La mostra è curata da Angelo Piazzoli, segretario generale della Fondazione Creberg, e da Fabio Larovere, docente di Storia dei valori artistici del territorio presso la sede di Brescia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, nonché direttore artistico del festival “I volti del Romanino. Rabbia e fede”.

Le schede del catalogo realizzato in occasione della mostra sono a cura di don Giuseppe Fusari, docente di Iconografia e Iconologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, nonché direttore del Museo diocesano d’arte sacra di Brescia.

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