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Galizzi: Confindustria al Km Rosso per stare nel cuore della ricerca

Se non noi, chi? Dove "noi" sta per noi bergamaschi e il "se non" lo pronuncia convinto il presidente di Confindustria Bergamo Ercole Galizzi che, a metà del proprio mandato, oggi, lunedì, conduce l'assemblea dell'associazione imprenditoriale orobica dal titolo esemplificativo: "Il futuro cresce dentro le nostre imprese: affrontiamolo".

Se non noi, chi? Dove "noi" sta per noi bergamaschi e il "se non" lo pronuncia convinto il presidente di Confindustria Bergamo Ercole Galizzi che, a metà del proprio mandato, oggi, lunedì, conduce l’assemblea dell’associazione imprenditoriale orobica dal titolo esemplificativo: "Il futuro cresce dentro le nostre imprese: affrontiamolo" (qui il programma)

A cosa si riferisce Galizzi? Alla capacità, alla possibilità, di trasformare quella che per tanti è una lunghissima crisi, in opportunità da cogliere per guidare un passaggio che vada in direzione positiva, all’altezza dei tempi. "Perché il cambiamento è velocissimo, tocca con grande impatto il fronte tecnologico e quello dell’informazione, con novità che sono entrate nel mondo dell’impresa manifatturiera sconvolgendone il modo di pensare, e di agire in tante modalità, ma in particolare nel segno dell’automazione, della robotizzazione, delle macchine intelligenti…".

Un’associazione di categoria non è un po’ elefantiaca per sua natura e quindi poco adatta ad accompagnare questi cambiamenti repentini?

Confindustria a Bergamo non si sveglia adesso. Per questo non deve rincorrere, ma può accompagnare. Già nel mandato precedente, quello a guida di Carlo Mazzoleni, un laboratorio con sguardo in avanti era stato avviato, consentendo così oggi di intervenire preparati sui contenuti.

Quali sono questi contenuti?

In estrema sintesi: internazionalizzazione ed export; tecnologia; formazione ad alto livello.

Cosa vuol dire che potete intervenire preparati su questi contenuti?

Che per noi, qui, sono già realtà consolidata rapporti incamminati su questo sentiero. Il rapporto stretto con scuole e l’università, che non è teoria ma concretezza, come per esempio l’apprendimento delle lingue, l’apertura al mondo con gli scambi studenteschi, la meritocrazia premiata con i prestiti d’onore, la collaborazione costante con lauree quali Ingegneria, un confronto dialogante coi sindacati e, ultimo ma non ultimo, la vicinanza con quel gioiellino dedicato alla ricerca del Kilometro Rosso.

Dove voi avrete presto la nuova sede.

Sì, abbiamo optato magari per un certo distacco dal centro istituzionale per entrare invece nel cuore del futuro.

Una scelta simbolica, ma non solo par di capire.

Una scelta di contenuto soprattutto. Lì l’industria avanzata sperimenta e guarda avanti. Quello sguardo che tutta l’impresa bergamasca deve alzare se vuole guidare la rivoluzione in atto. Uno sguardo giovane, perché i giovani sono quelli che hanno le maggiori chance di capire e seguire l’innovazione rapidissima di questo terzo millennio.

Perché? Cosa vi chiedono le imprese oggi rispetto a una decina d’anni fa?

Fino al 2008 ci chiedevano di supportarle nei rapporti con le istituzioni, oggi ci domandano di aiutarle a fare business, per esempio ad andare sui mercati internazionali, a trovare ricercatori, a puntare sulla qualità ed è anche per questo che andiamo lì, è per questo che il Kilometro Rosso è il posto giusto.

Eppure ci vuole coraggio ad essere ottimista come lei…

Io non sono ottimista, sono realista. E i numeri sono lì a spiegare concretamente che se i mutamenti vengono guidati e non subiti non sono così tragici.

Ce lì dica.

Provo a riassumerle i dati più recenti. In pratica tutti gli indicatori produttivi, economici ed occupazionali esprimono un andamento sostanzialmente positivo nei primi sei mesi del 2015. Con le esportazioni che sono il 58,7% nel settore metalmeccanico, il 21,5% per la gomma e la plastica più il chimico, il 7,3% nel comparto della moda. E nel 2014 la situazione in cifre era la seguente: tasso di occupazione 61,1%; occupati nell’industria 183.000 (447 mila gli occupati totali); tasso di disoccupazione provinciale 7,4%; imprese manifatturiere registrate 12.530 (su 96.019); valore aggiunto totale dell’industria bergamasca, costruzioni comprese 11.878 milioni di euro all’anno. Capisce adesso cosa intendo quando dico "se non noi bergamaschi, chi può permettersi di affrontare con piglio questa rivoluzione?".

Ciononostante questi anni hanno lasciato sul campo di battaglia morti e feriti. Al punto che si fa concreto il timore di veder scemare l’attenzione sia sul tema dei diritti dei lavoratori che sulla tutela dell’ambiente.

Cominciamo dai diritti: non c’è mai stato un conflitto prevenuto, un muro contro muro tra imprese e sindacati qui in Bergamasca, neanche con la Fiom, per dire dell’ala più intransigente. C’è da capire che oggi mutano le esigenze e quando parliamo di flessibilità lo facciamo perché la rapidità della richieste comporta una risposta veloce e pronta. Semmai compensata da un welfare aziendale o di gruppi di aziende a sostegno delle famiglie.

E sul fronte salute e ambiente?

E’ chiaro a tutti oggi che è necessario trovare l’equilibrio tra ricerca e salute non a discapito dell’economia. Ma oggi la tecnologia consente di lavorare in sicurezza e anche di risparmiare l’ambiente su cui l’attenzione di tutti è massima. Certo, ci sono casi inattesi, come quello della Volkswagen: nessuno si aspettava che un colosso mondiale avesse messo in moto un meccanismo di quel tipo. Ora la palla passa all’Europa: deve fare in modo che le regole vadano rispettate, anche perché altrimenti si rischia di favorire una concorrenza sleale.

A proposito di sorprese inattese, si aspettava la cessione dell’Italcementi?

Tutto è avvenuto con grande riservatezza e rapidità. A dire il vero in precedenza c’era stato il segnale di una aggregazione da parte di un concorrente, la Lafarge. Per quel tipo di prodotto i volumi sono elementi fondamentali. Ricordiamoci poi che il mercato della casa è ancora in grande difficoltà perciò ingrandirsi e occuparsi così di un mercato come quello del Sud Europa può essere la strategia vincente. Mi sembra il centro ricerca verrà salvaguardato e questo è un segnale importante.

Ultimo grosso fronte che vi vede protagonisti (non da soli, ma di peso) in questo periodo decisamente movimentato è l’alleanza Sea-Sacbo con l’aeroporto di Orio che guarda a Ovest invece che ad Est. Lei è d’accordo?

La trovo una direzione importante. Anche se servono garanzie che ci si muova come fa Sacbo oggi con l’aeroporto di Orio: senza sterzare verso una gestione squisitamente pubblica con i difetti che ben conosciamo a discapito dell’efficienza. Perché il viaggiatore che vola su e da Orio è abituato alla puntualità, a una serie di servizi, a essere insomma un po’ coccolato. E’ un valore aggiunto che non deve essere disperso.

Insomma… se non noi, chi?

Già. Vado oltre. Dico che abbiamo anche la possibilità di commettere qualche errore, noi sì, con i nostri (per dirne una) 8.500 studenti candidati all’alternanza scuola-lavoro. Risorse e laboratorio consolidati: non siamo alla ricerca disperata di una via d’uscita, abbiamo già una strada tracciata da anni. Percorriamola.

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