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BergamoScienza, pienone per il Nobel Doherty: “Giovani, siate coraggiosi”

La nebbia e il mal tempo, che hanno sorpreso il risveglio dei bergamaschi di sabato 3 ottobre, non hanno dissuaso il numeroso pubblico di BergamoScienza dal salire fino al Teatro Sociale, ancora più suggestivo avvolto tra la nebbia, per assistere alla prima conferenza della mattinata che ha ufficialmente inaugurato la seconda giornata del Festival scientifico

La nebbia e il mal tempo, che hanno sorpreso il risveglio dei bergamaschi di sabato 3 ottobre, non hanno dissuaso il numeroso pubblico di BergamoScienza dal salire fino al Teatro Sociale, ancora più suggestivo avvolto tra la nebbia, per assistere alla prima conferenza della mattinata che ha ufficialmente inaugurato la seconda giornata del Festival scientifico: “Galassie, materia oscura e wormholes” con l’intervento del professor Paolo Salucci, SISSA di Trieste, introdotto da Federico Toller, membro del Comitato Giovani di Bergamoscienza.

Il giovane introduttore Federico Toller, insieme ai numerosi membri del Comitato, ha il merito di aver ideato e proposto la conferenza al Comitato Scientifico di BergamoScienza: “Dopo aver visto il film Interstellar rimasi molto colpito dai fenomeni come wormhole e buchi neri, raccontati nel film, e mi interessai all’argomento. Poco dopo uscì uno studio del Professor Salucci riguardante i wormhole, affascinanti cunicoli spazio-temporali, così pensai che sarebbe stato interessante invitarlo a Bergamoscienza. Gli scrissi una mail e subito mi rispose di essere disponibile a partecipare. Passai quindi i contatti al Comitato Scientifico che accettarono la proposta. Penso che l’argomento sia di grande interesse per il pubblico perché riguarda non solo l’origine dell’universo e il suo destino, ma anche per via delle implicazioni per i futuri viaggi interstellari.”

In merito al film Interstellar e alla sua veridicità, Paolo Salucci afferma: “C’è molta fisica veritiera nel film, ma è condita comunque con molta fantascienza. Escludo che si possano fare viaggi interstellari attraverso la materia oscura”. Dalle affascinanti e fenomenali scoperte della Cosmologia, la seconda giornata di Festival ha proseguito approfondendo l’ambito della psicopatologia e la metafora del cervello sociale con la conferenza: “Io so che tu sai che io so: il cervello sociale e la psicopatologia.” C’era bisogno di un titolo intricato per introdurre una tematica complessa che ha come oggetto l’organo del corpo umano più difficile da studiare e decifrare: il cervello e le sue condizioni psicopatologiche.

Alla conferenza il protagonista è stato Martin Brune, professore in Psichiatria a LWL University-Hospital, Ruhr-University Bochum, Germania che, introdotto da Roberto Cavallaro, IRCCS Universitario Ospedale San Raffaele di Milano, ha cercato di rendere facile ed accessibile al pubblico un argomento scientifico per “esperti”. La metafora “cervello sociale” suggerisce che l’evoluzione, attraverso la selezione naturale, ha selezionato il genere umano per la capacità di riconoscimento e di elaborazione degli stimoli sociali.

Durante la conferenza si è particolarmente trattato del collasso delle abilità cognitive sociali, centrale a condizioni psicopatologiche come l’autismo e la schizofrenia, e dei moderni approcci terapeutici per curarlo attraverso i nuovi studi sul meccanismo attraverso cui le menti sociali interagiscono. Il terzo appuntamento ospitato dal suggestivo Teatro Sociale è stato il dibattito tra il professor Andrea Poli, Nutrition Foundation of Italy, e Giuseppe Remuzzi, Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, sulla tematica: “Controllo delle malattie degenerative: una chiave di lettura evoluzionistica.”

Si è trattato di alimentazione, di dieta mediterranea, di alimenti biologici (considerati “ideologici” da Andrea Poli) e non, dei migliori o peggiori servizi sanitari (l’Italia è al secondo posto nella classifica mondiale per qualità nel Servizio sanitario Nazionale), di antibiotici e farmaci, di media di vita, di qualità della vita, e alla base di tutto c’era la domanda: “da cosa dipendono veramente le malattie degenerative?”

La discussione dei due relatori ha dato vita ad un interessante dibattito, anche con il pubblico, per cercare di dare una risposta alla fatidica domanda, trovando le cause o nell’alimentazione sbagliata, influenzata da idee estremiste e non ancora sperimentate, o, ancora di più, in una visione matrigna della Natura che non “ci ha progettato per vivere così a lungo (la media di vita arriva ai 90 anni) e che non si preoccupa di creare dei meccanismi di difesa in un’età (dai 40 anni in poi) evoluzionisticamente irrilevante per l’umanità, considerata come una ‘zavorra evoluzionistica’”, per citare le parole del professor Andrea Poli, o nei misteri della genetica. La conferenza si è conclusa con la provocazione del professor Poli: “Vorrei che in televisione ci fossero meno cuochi che parlano di alimentazione, ma molti più medici”.

Una coda iniziata in Piazza Vecchia e conclusa alle porte del Teatro Sociale ha dato inizio all’ultimo appuntamento della seconda giornata del Festival scientifico: “Flagelli, pestilenze e pandemie” con l’intervento del Premio Nobel per la Medicina nel 1996, Peter Doherty.

Il numerosissimo pubblico ha riempito il Teatro fino al terzo anello ed ha accolto con grande entusiasmo il Premio Nobel per le sue scoperte sulla specificità dell’immunità della cellula mediata.

Edoardo Boncinelli, Presidente del Comitato Scientifico di BergamoScienza, ha introdotto la conferenza ricordando Rita Levi-Montalcini, Premio Nobel per la medicina nel 1986, alla quale la conferenza è stata dedicata per la terza edizione di “Rita Levi Montalcini Memorial Lecture”.

Il Premio Nobel ha dato inizio al discorso rivolgendosi particolarmente ai giovani appassionati di scienza, esortandoli a non avere paura delle difficoltà e degli intoppi che possono incontrare se continueranno a lavorare per essere gli autori delle future scoperte scientifiche.

Il suo discorso ha attraversato le epoche partendo dalle devastanti pestilenze europee del XIV secolo fino ad arrivare ai virus emergenti dell’influenza A dei giorni nostri; Peter Doherty ha sottolineato l’improbabilità che possa verificarsi un ulteriore infezione devastante per l’umanità, grazie al livello di sofisticazione della scienza contemporanea nel meccanismo protettivo del nostro organismo e agli antibiotici: motivo per cui, citando le parole di Peter Doherty, “nonostante ciò che ci continuavano a dire i media, l’ebola non è mai stata un’epidemia per i paesi occidentali grazie proprio agli antibiotici che ci sono attualmente.”

Con la frase finale di Edoardo Boncinelli, “La vita si mantiene in vita a tutti i costi”, si è conclusa la seconda giornata di BergamoScienza.

Da non perdere domenica 4 “La scuola in Piazza!” : gli Istituti Scolastici proporranno, lungo tutto il Sentierone dalle 10 alle 18, degli esperimenti scientifici con i quali fare interagire i visitatori; e “Vaccini oggi e domani”, ore 15, e “Supernova: digitale e innovazione. I nuovi scenari del mondo del lavoro”, ore 17, entrambi al Teatro Sociale.

Lucia Cappelluzzo

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