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Sull’emergenza migranti Bagnasco richiama l’Europa Esodo della disperazione

Il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, di ritorno dall’VIII Incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia, apre a Firenze la sessione autunnale del Consiglio permanente dell’episcopato, e va giù pesante sull’Europa.

«Non si capisce perché realtà diverse di convivenza, rispetto alla famiglia, debbano essere trattate nello stesso modo». E non si capisce neanche perché «le pressioni dell’Europa sono sempre più pesanti e insistenti anche in materie che non competono all’Unione, come il diritto alla famiglia e, più ampiamente, i valori morali e spirituali che hanno formato la coscienza e la storia delle singole Nazioni».

Il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, di ritorno dall’VIII Incontro mondiale delle famiglie a Philadelphia, apre a Firenze la sessione autunnale del Consiglio permanente dell’episcopato, e va giù pesante sull’Europa: «Al fianco dei profughi l’Italia c’era dalla prima ora, l’Europa no». Firenze perché in novembre ospiterà il V convegno ecclesiale nazionale, importante appuntamento decennale della Chiesa italiana. Ma prima c’è il Sinodo dei vescovi sulla famiglia. Sul tavolo dei vescovi ci sono le priorità suggerite da Francesco – dall’accoglienza dei migranti alla missione verso le periferie esistenziali – e anche i temi d’attualità. Bagnasco non cita esplicitamente il disegno di legge Cirinnà sulle unioni civili ma sottolinea ancora una volta che «la famiglia è composta da papà, mamma e figli», posizione che è stata ribadita dall’assemblea del Consiglio le Conferenze episcopali europee (Ccee) – del quale Bagnasco è vicepresidente – che si è tenuta a metà settembre. Il presidente ha un riferimento indiretto ma preciso sul contestato passaggio della riforma della scuola che sembra voler introdurre l’insegnamento delle «teorie del gender».

Per Bagnasco «l’educazione dei giovani deve nascere in famiglia ed essere in ogni modo custodita e vigilata dai genitori nelle istituzioni, in particolare nelle scuole». Bagnasco ricorda che «le parole più sacre della vita e della storia umana, come persona e libertà, amore e famiglia, vita e morte, sessualità e generazione, sono sottoposte da decenni a forti pressioni culturali. Così che ciò che fino a ieri era impensabile oggi diventa plausibile e oggetto di legislazione».

Altra stoccata: «In diversi Paesi europei, certe aberrazioni come la pedofilia, l’incesto, l’infanticidio, il suicidio assistito sono motivo di discussioni e di interrogativi non astratti». Ora «le tecniche di persuasione delle masse puntano a far accettare l’introduzione e la successiva legalizzazione di qualsiasi idea o fatto sociale, fosse anche la pratica che l’opinione pubblica ritiene inaccettabile».

La critica più circostanziata all’Europa è sull’«esodo della disperazione»: «Di fronte a persone che per fuggire alla disperazione rischiano la vita non si può né stare a guardare con fastidio, come l’Europa ha fatto per anni, né fare i sofisti. La coscienza umana esige di intervenire: è quanto ha fatto l’Italia fin dalla prima ora, e continua con impegno, generosità, al meglio del possibile. Nessuno può dar lezione o muovere rimproveri: in prima linea sulle coste l’Italia c’era, a differenza di altri». È l’ora della concertazione: «Il processo di accoglienza non si fermi e sia nel segno di una gratuità senza calcoli e senza bisogno di barriere si progetti un futuro sicuro, produttivo e sereno per tutti, per chi ospita e per chi arriva».

Ma «tristi fatti di cronaca invadono ogni giorno le case»: la corruzione e il malaffare; un potere mafioso «sempre più arrogante e sfidante» e «la vergogna del caporalato»; la speculazione sui poveri e la «piaga tollerata e intoccabile del gioco d’azzardo» sul quale lo Stato riceva miliardi. Questi fenomeni devono provocare un vero esame di coscienza e «buone leggi che devono mirare al bene comune, non all’interesse di pochi: senza il popolo degli onesti», non c’è legge o programmazione che potrebbe avere risultati soddisfacenti. Da decenni l’episcopato lo denuncia «la scarsa natalità: quando un Paese assicura casa e lavoro sufficiente e quando il suo quadro culturale e valoriale, la sua filosofia di vita è sana, allora nel cuore della gente nasce la fiducia e nuove vite germogliano benvenute»: non sembra essere questo il quadro dell’Italia.

L’altro allarme è legato all’occupazione: «La gente chiede lavoro per tutti, domanda di restituire fiducia al Paese».

Con un monito sulla globalizzazione: non deve essere «l’occasione per allargare gli orizzonti industriali a scapito della proprietà e del patrimonio professionale dei lavoratori, patrimonio che è frutto di studio serio e di apprendimento sul campo, in un passaggio di esperienza, valori, partecipazione, che non ha confronti né prezzo. L’Italia non è né una provincia di qualche impero, né un protettorato, né un laboratorio».

Ai politici fanfaroni che sbraitano sulle televisioni e chiedono che «Papa Francesco e la Chiesa pensino anche ai poveri italiani e non solo ai poveri migranti, il capo dei vescovi rivendica il ruolo che ha svolto, che svolge e che svolgerà la Chiesa con le sue strutture di base – seppur in affanno per la tragica mancanza di sacerdoti – delle parrocchie e delle Caritas: «Offriamo un leale contributo di speranza e di condivisione operosa alla gente, senza distinzioni»: 6 milioni di pasti assicurati ogni anno dalle mense; 15 mila servizi rivolti ai più indigenti; 500 mila persone che approdano ogni giorno nei centri di ascolto. Ai giornali e ai politici radical chic Bagnasco riserva una stoccata: «Non è inutile riaffermare anche che le strutture che sono riconducibili a realtà ecclesiastiche e che svolgono attività di natura commerciale, rispettano gli impegni a cui per legge sono tenute», cioè pagano l’Imu.

L’anno pastorale che si apre è ricchissimo di appuntamenti: il Sinodo ordinario sulla famiglia (4-25 ottobre), preceduto sabato 3 ottobre pomeriggio dalla veglia di preghiera delle famiglie con il Papa in piazza San Pietro; il V Convegno ecclesiale di Firenze «In Gesù Cristo un nuovo umanesimo» (9-13 novembre 2015); il Giubileo straordinario della misericordia (8 dicembre 2015-20 novembre 2016); l’assemblea generale della Cei nel maggio 2015 sulla vita e la formazione permanente del clero; la XXXI Giornata mondiale della gioventù a Cracovia (26-31 luglio 2016); il Congresso eucaristico nazionale a Genova che dovrebbe svolgersi nella settimana 11- 18 settembre 2016 e che dovrebbe essere concluso da Papa Francesco.

Pier Giuseppe Accornero

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