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Yara, al processo anche le scappatelle della moglie e della madre di Bossetti

Grazie alla scoperta del flirt di Ester Arzuffi con Giuseppe Guerinoni, gli inquirenti hanno potuto dare un nome a "Ignoto 1". La doppia relazione extraconiugale di Marita Comi, secondo l'accusa, sarebbe il movente del delitto

Ci sono anche le scappatelle della madre e della moglie di Massimo Giuseppe Bossetti, nel processo per il delitto della 13enne Yara Gambirasio. Tra le ricostruzioni dei testimoni nel corso del procedimento che si sta celebrando nel tribunale di via Borfuro a Bergamo, ci sono anche le relazioni extraconiugali di Ester Arzuffi e Marita Comi, rispettivamente mamma e coniuge dell’uomo in carcere da oltre un anno con la pesante accusa di aver ucciso la giovane ginnasta.

Questioni già emerse nel corso delle indagini, ma che con le deposizioni in aula si arricchiscono di nuovi particolari. Come quelli forniti dal comandante del Ros di Brescia, Michele Lorusso, nel corso dell’ultima udienza di mercoledì 23 settembre. Lorusso ha lavorato sul caso Yara fin dal giorno della scomparsa della ragazzina, il 26 novembre del 2010 a Brembate Sopra. Un’inchiesta lunga e complicata, con 18mila test del Dna, duemila profili genetici confrontati, ventimila furgoni Iveco analizzati, mille persone ascoltate.

Fino al punto cruciale: l’individuazione del vero padre dell’allora "Ignoto 1", colui che lasciò tracce di dna sugli slip e sui leggins di Yara. Gli inquirenti lo hanno scovato attraverso un dna ritenuto "interessante", quello di Damiano Guerinoni, un ventenne frequentatore la discoteca Sabbie Mobili, che si trova vicino al campo dove è stato ritrovato il cadavere della tredicenne.

Appurato che il ragazzo non c’entrava nulla, si allargò il cerchio sulla sua famiglia. Vennero effettuati prelievi ai parenti di Damiano, in particolare tre cugini che avevano una percentuale ancora più alta, ma non totale. Venne allora riesumata la salma del loro padre, Giuseppe Guerinoni, un autista di autobus di Gorno morto nel 1999: il test del dna fa centro, è lui il papà di "Ignoto 1".

Ma poiché i suoi figli non sono compatibili si comincia a cercare una possibile donna da cui abbia avuto un discendente illegittimo. Venne effettuato il test del dna alle donne del paese e a quelle che l’autista del bus avrebbe potuto incrociare sul percorso da Gorno a Brembate. Prima si cercano le ragazze madri, poi le altre donne, quelle che forse hanno avuto relazioni extraconiugali.

Finché non si arriva ad Ester Arzuffi, 67 anni, con un codice genetico identico a quello di Massimo Giuseppe Bossetti. Lei era già sposata, quandò conobbe Guerinoni sul bus e dalla relazione nacquero due gemelli che, quasi per non dimenticare mai quel tradimento, chiamò uno Massimo Giuseppe (come Guerinoni), l’altra Laura Letizia (come la moglie dell’autista).

Ma non c’è solo la scappatella di Ester Arzuffi a far da contorno nell’intricato caso di Brembate. Secondo quanto ricostruito dal pubblico ministero Letizia Ruggeri, infatti, i rapporti tra la moglie Marita Como e Massimo Bossetti erano burrascosi. In particolare, analizzando i tabulati telefonici, è emerso che nella settimana a cavallo della scomparsa di Yara, i due non si scambiarono alcun sms o telefonata.

E sempre secondo l’accusa, la donna ha avuto due amanti. Uno sarebbe il tecnico dei computer di casa Bossetti, che la Comi avrebbe contattato tramite sms anche il giorno in cui venne convocata in questura per il prelievo del dna. Il pm Ruggeri ha scovato anche nove ricevute di un motel di Stezzano in cui la moglie di Bossetti sarebbe stata con i suoi amanti.

Proprio la difficile situazione matrimoniale, secondo l’accusa, rappresenterebbe un possibile movente del delitto di Yara.

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