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Ongaro: Pietro Ingrao, il dissenso e la scissione Pci-Manifesto a Bergamo

Luciano Ongaro, avvocato, consigliere comunale a Bergamo per Sel, politico di lungo corso, ricorda il leader comunista Pietro Ingrao e i passaggi delicati che l'hanno visto protagonista dissidente, lucido e solitario.

Luciano Ongaro, avvocato, consigliere comunale a Bergamo per Sel, politico di lungo corso, ricorda il leader comunista Pietro Ingrao e i passaggi delicati che l’hanno visto protagonista dissidente, lucido e solitario.    

Ho conosciuto Pietro Ingrao il 18 settembre 1966 a Bergamo dove era arrivato per un comizio in piazza Vittorio Emanuele contro la guerra americana in Viet-Nam, che poneva un ricatto al mondo, diceva il volantino: "O assistere alla distruzione di un popolo senza fermare gli aggressori o rischiare una guerra mondiale per fermarli".

Questi erano i temi drammatici di quei giorni, lo scontro frontale tra occidente e mondo del ‘socialismo reale’.

Erano anche gli anni della rottura tra PCI e PSI e l’inizio della esperienza di centro-sinistra tra DC E PSI.

Ero da poco iscritto al PCI di Bergamo, per breve tempo segretario cittadino, membro del Comitato Federale, retti da un rigido centralismo-democratico, segretario provinciale Eliseo Milani.

Ingrao era il compagno della direzione del Partito che a gennaio di quell’anno, all’ XI Congresso, aveva rivendicato per la prima volta nella storia dei partito comunisti della III Internazionale, il diritto al dissenso e la sua compatibilità con l’unità del partito, anche nei momenti di duro scontro politico. Rivendicava insomma la democrazia nel centralismo.

Nel merito politico il dissenso riguardava la rottura o meno con il PSI, che Ingrao propugnava a differenza dei miglioristi (Amendola e Napolitano).

Ma al di là della questione specifica di quel momento, Ingrao rappresentava per noi il leader che propugnava un comunismo democratico, un comunismo in qualche modo libertario, contro la rigida visione centralistica eredità della III Internazionale staliniana.

Ingrao era il leader che nel 1956 non era d’accordo con l’invasione sovietica dell’Ungheria ma che, fedele al principio dell’unità del partito, aveva obbedito, direttore dell’Unità, alle decisioni di Togliatti di consenso a Mosca.

Questa fu la grandezza ma anche la debolezza di Ingrao, la sua contraddizione.

Fu l’anima e il cervello della sinistra del PCI, che crebbe e si diffuse specie nel ’68, gli anni in cui si voleva coniugare comunismo e libertà, non solo come ideale teorico ma come pratica sociale.

L’incontrai in una riunione riservata a Bergamo, credo in casa di Carlo Leidi, tra il ’66 e il ’68.

La "sinistra ingraiana", Rossanda, Magri, Castellina, Pintor, Natoli, Magri, aveva costituito il gruppo de "Il Manifesto", attorno alla rivista, come gruppo all’interno del partito. Il primo titolo fu "Maturità del Comunismo".

Nell’agosto del ’68 vi fu l’invasione di Praga e la repressione della "Primavera di Praga" di Dubcek. Il PCI si allineò. il "manifesto" usci con il titolo "Praga è sola".

Il PCI votò la radiazione del gruppo, incompatibile con la linea del partito. Pietro Ingrao, il padre spirituale di quelle idee, votò per la radiazione.

A Bergamo il 30 settembre 1970 vi fu la scissione dal Comitato Federale del PCI del gruppo del Manifesto, numeroso, circa il 70%.

Redassi il documento.

Rientrammo nel PCI dopo gli anni di piombo.

Incontrai di nuovo Ingrao al Congresso di Rimini, nel Gennaio 1991, che decise con Occhetto il "cambio del nome" da PCI a Pds. Ingrao votò contro. Si costituì la corrente di sinistra.

Ma la battaglia era persa.

Ingrao uscì dal partito, ma da solo, per conto suo, sempre da solo.

La corrente di sinistra usci anch’essa, senza il suo leader, come Democratici di Sinistra, e poi SEL.

Bisogna va ricominciare da capo.

Ingrao avrebbe potuto cambiare la storia del PCI, e con essa anche, forse, la storia del comunismo. La sua idea di un comunismo democratico era grande, ma Ingrao non fu all’altezza delle sue idee, non seppe o non volle mai assumersi la responsabilità di essere la guida degli uomini che avevano creduto nelle sue idee, che comunque continuano a camminare, seppure zoppicando.

Ma, come diceva il poeta, se non puoi volare, continua a camminare verso la meta anche zoppicando.

Luciano Ongaro

Commenti

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  1. Scritto da elzeviro

    Anche se lontano dalle mie idee politiche era una persona integerrima e coerente come ormai ce ne sono poche.Credo che mancherà un po’ a tutti come a suo tempo fu per Berlinguer.

  2. Scritto da Andrea

    Ci mancano gli eretici come Ingrao e Pertini, uomini scomodi per i rispettivi apparati, ma in grado di far riflettere intere generazioni. RIP

  3. Scritto da Simona Abati

    Bella analisi. Bravo Luciano.