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Bherthelo e i bambini del Madagascar aiutati dalla Nandi’s Foundation fotogallery

La passione per la musica e l'aiuto al prossimo: nasce così a Pedrengo la Nandi's Foundation. Un omaggio al padre da parte di Diego e Pietro Marchesi, che con il cugino Cristian e l'amico Luca Magoni propongono ai comuni della bergamasca spettacoli di musica. Il ricavato di ogni serata, viene evoluto alla Nandi's Foundation che sostiene dei progetti di aiuto per i bambini in Madagascar.

Bherthelo aveva quattro anni quando è stato trovato da Giancarlo sul ciglio della strada. Un gallo gli saltellava attorno e gli beccava il viso, le spalle, la testa e la schiena. Bherthelo non riusciva a difendersi perché aveva solo quattro anni, ma non riusciva nemmeno ad alzarsi e a scappare perché era nato con la sindrome del varo congenito (una malformazione delle gambe presente dalla nascita), che gli impediva persino di reggersi in piedi.

Giancarlo l’ha raccolto da terra e l’ha portato con sé, così come si fa con i gattini abbandonati che troviamo per strada che decidiamo di accudire e fare nostri. Bherthelo è stato il primo bambino ad essere aiutato dall’associazione Nandi’s Foundation di Pedrengo, il primo di una lunga serie che conta ad oggi duemila fanciulli, grazie alle cure mediche di Giancarlo (riflessologo), all’impegno di Simone Forghieri, dei volontari e di tutti i collaboratori sanitari che operano nella struttura e che si sono dati da fare per rimettere il piccolo in forze e riaffidarlo alla famiglia. L’associazione è nata nel 2011 quando l’amore per la musica, la cultura e il divertimento di cinque amici è esploso dando vita a quella che inizialmente era solo una piccola grande idea, un nobile impegno per voler migliorare il mondo. Prende il nome dal padre di Diego e Pietro Marchesi, un uomo, che quando era in vita, ha speso molto del suo tempo per aiutare il prossimo. I fratelli Marchesi operano sul territorio organizzando eventi, e, grazie all’aiuto del cugino Cristian e dell’amico Luca Magoni, propongono ai comuni della bergamasca iniziative interessanti e coinvolgenti. Sul palco intrattengono il pubblico con le loro chitarre e il ricavato di ogni serata, viene evoluto alla Nandi’s Foundation.

“La nostra associazione è nata per fare del bene. Volevamo principalmente aiutare quei bambini che hanno più bisogno e che purtroppo sono anche i più soli”, comincia a raccontare Giancarlo. “Il vescovo Rosario Vella, che ancora oggi opera nel villaggi malgasci, ci ha chiesto per primo un aiuto concreto, ed essendo io riflessologo, ci è stata concessa una struttura, occupata precedentemente dalle suore dell’ordine della Divina Provvidenza.

Subito dopo esserci messi al lavoro ci siamo accorti di quanto era, anzi è , degradata e deteriorata la condizione sanitaria in Madagascar. Il malgascio non ha una sana percezione del benessere e della salute, forse perché la sua è una visione prettamente animista e quindi la cura del corpo non lo angoscia particolarmente”. Dopo essere entrati in punta di piedi nel magico mondo del Madagascar, i cinque amici si sono resi conto che i meravigliosi paesaggi da cartolina con cui gli spot occidentali ci bombardano la testa, avevano un retroscena agghiacciante. I nobili progetti di solidarietà e altruismo con cui erano partiti, hanno fatto a pugni giornalmente con la corruzione e la depravazione morale di altre associazioni no profit e delle istituzioni del Paese. I loro sentimenti di amore e fiducia verso il prossimo sono stati schiaffeggiati e offesi non appena si sono resi conto che, chi sedeva sulla vetta della piramide del mondo del volontariato, era più interessato ad un guadagno personale e a pavoneggiarsi a discapito di altre organizzazioni, piuttosto che lottare per quello che dovrebbe essere invece lo scopo comune di fare del bene.

Sebbene la Nandi’s Foundation non sia (ancora) una grande associazione, noi non la considereremo una piccola goccia nel mare, anzi la celebreremo e le attribuiremo l’importanza che merita, ergendola ad esempio per tutti noi. Per dedicarsi al volontariato non serve arrivare in capo al mondo o lanciarsi in avventure impossibili; per portare del bene al prossimo basta condividere con lui il suo pianto e cercare di trasformarlo in un sorriso. Le grandi soddisfazioni che i cinque amici hanno raccolto in questi anni non sono state mai frenate dalle sconfitte o dalle delusioni. L’entusiasmo non si è mai spento nemmeno di fronte alle grandi perdite.

Come quella di Bherthelo che oggi non c’è più. È morto all’età di otto anni per febbre. Quarantacinque gradi di febbre!

Bherthelo non ha potuto iniziare la scuola quest’anno perché i suoi genitori non hanno avuto la possibilità di comprare un antibiotico in grado in curarlo, e il suo banco da qualche giorno, è vuoto. Ma forse il banco di Bherthelo non esiste nemmeno, perché in fin dei conti a chi interessa davvero l’istruzione di un bambino che se sopravvive fino a vent’anni è un miracolo? A chi di noi sta a cuore il benessere di un ragazzino che potrebbe essere nostro figlio ma che vive dall’altra parte del mondo, e che mai conosceremo in vita nostra? Quindi restiamo comodi in poltrona come bene sappiamo fare, accendiamo il computer e programmiamo le vacanze per la prossima estate. Ma se per sbaglio daremo una sbirciatina dietro alla cartolina di quelli che pensiamo essere paradisi terrestri, troveremo Giancarlo in sala operatoria, Simone che massaggia i piedini varo congeniti di una bambina, Pietro e Diego che suonano su un palco della provincia per raccogliere fondi da convertire in medicine e Cristian e Luca sempre pronti per mettersi in gioco.

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Giulia Orlandi 

Commenti

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  1. Scritto da diego marchesi

    Grazie alla redazione di Bergamo news e a Giulia Orlandi per la professionalità e la sensibilità nell’affrontare l’argomento.

    Diego Marchesi