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Orgoglio (e un pizzico d’amaro): il bergamasco Consonni è argento mondiale

Il velocista orobico del Team Colpack sfiora per pochissimi metri dal titolo più importante ai Mondiali di Richmond. Sul podio trattiene a stento le lacrime: l'impresa che avrebbe portato l'oro è stata solo sfiorata, ma questo 25 settembre resta una data storica per il ciclismo bergamasco.

Il bergamasco Simone Consonni del Team Colpack è medaglia d’argento nella prova in linea dei Campionati del Mondo Under 23 di Richmond, negli Stati Uniti. Sul podio trattiene a stento le lacrime. Tanta la delusione e la rabbia per non essere riuscito ad agguantare per un nulla quel sogno rappresentato dalla maglia iridata. Ce l’ha messa tutta, ha tirato fuori tutte le energie residue in quegli ultimi metri del rettilineo finale, dopo 162,2 km di gara intensi, per andare a riprendere la lepre francese Kevin Ledanois scappata negli ultimi due chilometri. Ma non è bastato, il francese è campione del mondo. Consonni è secondo. Dieci metri in più e l’avrebbe passato.

Anche questo è il ciclismo: la medaglia d’argento non sarà l’oro ma il risultato di Consonni è comunque straordinario. Perché arrivare secondo ad un Mondiale è sempre un grande risultato. Perché l’Italia al maschile non vinceva più un medaglia nella rassegna iridata degli Under 23 dal 2008. E perché il vincitore, così come la stragrande maggioranza dei primi dieci classificati, corrono già tra i professionisti con squadre Continental e Professional e quindi la grande prova degli azzurri ridà valore al lavoro svolto dalla nostra Nazionale e alle società come la Colpack del presidente Beppe Colleoni che investono e fanno crescere i giovani talenti del ciclismo italiano. Non a caso erano tre su sei gli atleti della Colpack schierati dalla Nazionale italiana del Ct Marino Amadori. C’era Oliviero Troia che, come sempre, si è dimostrato prezioso uomo squadra. C’era Davide Martinelli, un leone. Prestazione maiuscola del bresciano andato in fuga già nella prima parte di corsa. Prima è rimasto passivo a ruota degli avversari, permettendo allo stesso tempo ai compagni di restare tranquilli in gruppo. Poi, quando l’azione diventa davvero interessante, anche Martinelli ha iniziato a collaborare in maniera proficua con i compagni di fuga e anzi, a tre giri dalla conclusione, sullo strappo in pavé che ricorda i muri delle Fiandre, Davide è scattato deciso, ma a fermarlo è stata la sfortuna che si palesa sotto forma di un guasto meccanico che l’ha costretto a cambiare bici e a rientrare in gruppo. La fuga è stata comunque annullata nei giri finali.

E all’ultimo giro è stato ancora Martinelli a scattare e ad accendere la miccia che ha dato il là all’azione decisiva. Mentre l’altro azzurro Moscon è stato a sua volta penalizzato da un momentaneo problema meccanico, proprio quando stava rilanciando la sua azione, i francesi Ledanois e Turgis si sono riportati su Martinelli, hanno sfruttato al meglio la superiorità numerica e Ledanois si è lanciato verso il successo negli ultimi due chilometri. Gli azzurri hanno lavorato per riportare sotto Consonni, l’ultima trenata è stata di Moscon, poi è partito Consonni: ha spinto, ha spinto e ha visto il francese sempre più vicino, ma non è bastato.

Rammaricato ma lucido il bergamasco nella sua analisi: “Avrei voglia di piangere, perché abbiamo dimostrato ancora una volta di essere la squadra più forte. Volevamo e dovevamo vincere. Non lo so, forse se fossi partito dieci metri prima… Non pensavo di avere queste gambe nel finale. Se penso al grande lavoro svolto da tutti i compagni, se penso a Moscon che nel finale si è sacrificato per me, per tirarmi la volata, dico che questa medaglia d’argento è meritata e fa onore a tutta la squadra. Devo dire grazie a tutti. Al Ct Amadori, ma soprattutto alla mia squadra, la Colpack, e al presidente Beppe Colleoni che hanno sempre creduto in me”.

Bravissimo comunque, Simone. Questo è un giorno storico per l’Italia, per il Team Colpack e per il ciclismo bergamasco.

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