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Aeroporto motore di sviluppo Al lavoro per ridurre impatto No al Ryanair Bergamo-Roma

La firma di un accordo per la promozione di un network di città europee è stata l’occasione per ragionare sulla crescita dei territori connessa all’attività degli aeroporti.

Città simili per dimensioni, posizione strategica, vicinanza con una metropoli, presenza di un’Università, di un centro storico di pregio e di un aeroporto: Bergamo entra a far parte di un network europeo completato da Beauvais, Cambridge, Charleroi, Girona, Lubecca e Santander, creato partendo dal progetto di ricerca "Centralità dei territori" sviluppato dall’Università di Bergamo.

Un accordo che mira a rafforzare la cooperazione tra città universitarie di medie dimensioni, al fine di promuovere lo scambio delle migliori pratiche, esperienze e idee al fine di rendere l’Europa più intelligente e sostenibile.

Un ruolo di primo piano in questo processo di internazionalizzazione è stato affidato agli aeroporti delle città coinvolte, elementi di sviluppo fondamentali tanto in ambito commerciale quanto in quello turistico, capaci di influenzare anche le scelte delle multinazionali per l’insediamento delle proprie sedi, come ha spiegato il segretario generale di Assaeroporti Maria Teresa Bocchetti.

I numeri dell’aeroporto di Orio al Serio, illustrati dal direttore commerciale aviation di Sacbo Giacomo Cattaneo, non fanno altro che confermare: con una crescita impressionante, Bergamo è diventato in 13 anni il terzo scalo italiano per traffico di passeggeri e per merci transitate, capace di pescare da un bacino d’utenza sempre più ampio e di incidere in modo rilevante sul territorio.

“Dal 2004 al 2013 il turismo bergamasco è cresciuto in media più di quello italiano, di pari passo con la crescita dell’aeroporto – ha sottolineato Cattaneo – Unica eccezione lo scorso anno, quando però è stata decisiva la chiusura totale per tre settimane dello scalo: nello stesso periodo gli alberghi lamentavano un crollo delle presenze”.

Attore principale dello sviluppo de Il Caravaggio è senza dubbio Ryanair, la compagnia aerea low cost che batte bandiera irlandese e che ha fatto di Orio al Serio una delle sue 15 basi italiane: “C’è chi parla di Bergamo come di un aeroporto secondario – commenta stupito John Alborante, Sales & Marketing manager per l’Italia di Ryanair – Ma come può essere considerato tale il terzo aeroporto italiano? Il network appena creato vale per noi 308 rotte e 31 milioni di passeggeri”.

I voli low cost di Ryanair hanno contribuito alla crescita di Orio al Serio così come a quella di Parigi-Beauvais e Bruxelles-Charleroi: aeroporti con caratteristiche simili a quello bergamasco, sia per la posizione strategica che per problematiche e occasioni di crescita per il territorio circostante.

Una delle più scottanti è legata alle tematiche ambientali, con l’inquinamento acustico e atmosferico: lo scalo francese e quello belga le affrontano quotidianamente anche se confessano anche che chi abita nei dintorni sta capendo quanto valga l’aeroporto in termini di ricadute positive sul territorio, a partire dall’occupazione, e che sempre più compagnie aeree sono al lavoro per dotarsi di aerei meno rumorosi e meno inquinanti.

“A Bergamo l’aeroporto si trova in un contesto densamente abitato – aggiunge Cattaneo – Ci sono lamentele ma come aeroporto stiamo facendo di tutto per avere indicazioni da un ente regolatore e seguirle: ma più il tempo passa e più la tecnologia avanza riducendo l’impatto ambientale”.

A Cattaneo anche l’onere di replicare a chi chiede se la rotta Bergamo-Roma sarà mai ripristinata: “In questo caso la vicinanza con Milano non è un vantaggio – spiega – Dal capoluogo l’offerta per la capitale è talmente alta in termini di collegamenti che Orio diventa poco attrattiva: la rotta diventa così locale e la domanda del territorio non basta a sostenere i voli che giornalmente assicurava Ryanair”.

L’aeroporto di Bergamo, quindi, dipende dalla compagnia irlandese? “Il timore della chiusura della nostra attività non è giustificato in quei territori dove c’è collaborazione e supporto reciproco – replica Alborante -. Rimaniamo sempre un’azienda privata che guarda ai propri profitti e decide dove è meglio fare business: ma è chiaro che valutiamo quanto convenga restare in quelle realtà ostili che cercano di creare problemi sempre e comunque. Anche se non si direbbe, lavoriamo in condizioni che ci costringono ad ottimizzare: copriamo 1600 rotte al giorno con 317 aerei e alcune tratte sono state sacrificate, come quella che da Bergamo portava a Lubecca. Cerchiamo ovviamente di trovare un equilibrio e di bilanciare la nostra attività”.

Commenti

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  1. Scritto da DB

    Ryanair faceva anche 3 voli al giorno per Roma, sempre pieni (o quasi). Adessso zero. Eppure almeno uno al mattino sarebbe un’ottima alternativa per tutti coloro che altrimenti sono obbligati a prendere Alitalia (sempre in ritardo) da Linate.

    1. Scritto da renato

      Infatti, concordo.