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Yara, processo: in aula investigatori che dal dna arrivarono a Bossetti

Il processo contro Massimo Giuseppe Bossetti riprende oggi, mercoledì 23 settembre, con il racconto di Bonaffini e Lorusso, gli investigatori che seguirono il caso fin dal ritrovamento del cadavere della ragazzina nel campo di Chignolo d'Isola

Dopo le deposizioni dei familiari di Yara, delle sue amiche e dell’uomo che la trovò morta, il processo contro Massimo Giuseppe Bossetti riprende oggi, mercoledì 23 settembre, con il racconto degli investigatori che seguirono il caso fin dal ritrovamento del cadavere della ragazzina nel campo di Chignolo d’Isola il 26 febbraio 2011.

Davanti alla corte d’Assise presieduta dal giudice Antonella Bertoja saranno ascoltati Gianpaolo Bonafini, già primo dirigente della Squadra mobile di Bergamo e ora nuovo Capo di Gabinetto della questura di Venezia, e il colonnello Michele Lorusso dei Ros di Brescia.

Bonafini aveva avviato le indagini dalla Sabbie Mobili di Chignolo, la discoteca che nei pressi del luogo del ritrovamento di Yara, prelevando il dna a un centinaio di clienti, tra cui quello di un trentenne, Damiano Guerinoni, nipote di quel Giuseppe considerato il padre naturale di Bossetti.

Da quel dna il colonnello Michele Lorusso aveva seguito la pista per arrivare al carpentiere di Mapello.

Nel corso dell’udienza i due ricostruiranno, di fronte al pm Ruggeri e agli avvocati di difesa e parte civile, le lunghe e complesse del loro lavoro investigativo.

Lo scontro tra accusa e difesa è destinato ad accendersi sui particolari che portarono all’arresto, il 16 giugno del 2014, di Bossetti come presunto omicida di Yara.

In attesa dell’udienza in programma venerdì 2 ottobre, con la deposizione dell’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo che condusse l’autopsia sul cadavere della tredicenne di Brembate Sopra, la cui relazione è uno dei pilastri del castello accusatorio del pm Ruggeri.

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