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Papa Francesco a Cuba: i risvolti religiosi, sociali e politici

Il nostro vaticanista, don Accornero, racconta la visita di Papa Francesco a Cuba: il viaggio produce effetti positivi già prima dell’arrivo. I due presidenti Raùl Castro e Barack Obama si sentono al telefono e si danno appuntamento il 28 settembre all’Onu a New York. E Washington decide di «ammorbidire» l’embargo che da oltre cinquant’anni «strozza» l’Isola caraibica.

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Il nostro vaticanista, don Accornero, racconta la visita di Papa Francesco a Cuba, con i risvolti religiosi, sociali e politici.

Un ininterrotto bagno di folla per Papa Francesco a Cuba nella visita dal 19 al 22 settembre.

Il suo messaggio è chiarissimo: «La normalizzazione dei rapporti tra gli Stati Uniti e Cuba deve essere esempio di riconciliazione per il mondo intero in questa terza guerra mondiale a pezzi».

Prima di partire da Roma aveva incontrato la famiglia dei profughi siriani ospitati nella parrocchia di Sant’Anna in Vaticano: «Mi sono emozionato tanto: si vedeva il dolore nei loro volti».

Il viaggio a Cuba e negli Stati Uniti produce effetti positivi già prima dell’arrivo. I due presidenti Raùl Castro e Barack Obama si sentono al telefono e si danno appuntamento il 28 settembre all’Onu a New York. E Washington decide di «ammorbidire» l’embargo che da oltre cinquant’anni «strozza» l’Isola caraibica.

FRANCESCO MEDIATORE TRA CUBA E USA

Calorosissima l’accoglienza. I cubani sono grati al Papa argentino per quanto ha fatto per il disgelo con gli Stati Uniti. Ripete l’invito rivolto da Giovanni Paolo II nel gennaio 1998: «Cuba si apra con tutte le sue magnifiche possibilità al mondo e il mondo si apra a Cuba». Aggiunge: «La Chiesa continui ad accompagnare e incoraggiare il popolo cubano nelle sue speranze e nelle sue preoccupazioni, con libertà e con tutti i mezzi necessari per far giungere l’annuncio del Regno fino alle periferie esistenziali della società».

CUBA PUNTO DI INCONTRO TRA I POPOLI

Riflette: «Cuba è un arcipelago che si trova tra il Nord e il Sud, tra l’Est e l’Ovest: la sua vocazione è essere punto di incontro perché i popoli si trovino in amicizia». Cita un paio di volte le frasi di José Martí, eroe cubano dell’indipendenza, uomo animato da profonda spiritualità cristiana, al quale è intitolato l’aeroporto internazionale de La Habana: «Siamo testimoni di un avvenimento che ci riempie di speranza: il processo di normalizzazione delle relazioni tra due popoli, dopo anni di allontanamento. È un segno del prevalere della cultura dell’incontro, del dialogo, del “sistema della valorizzazione universale… sul sistema, morto per sempre, di dinastia e di gruppo”».

RAUL CASTRO DENUNCIA L’EMBARGO USA

Tutto politico il discorso del presidente Raúl Castro: apprezza moltissimo i pronunciamenti del Papa in tema di giustizia e ambiente; definisce «ingiusto» l’attuale sistema internazionale che ha globalizzato il capitale e ha fatto del denaro il suo idolo; rivendica le conquiste del sistema socialista cubano nella sanità e nella scuola; ringrazia il Papa argentino per il suo appoggio al dialogo tra Cuba e Stati Uniti; denuncia l’embargo Usa come «crudele, immorale e illegale» e ne chiede la fine; rivendica la base navale di Guantanamo, in territorio cubano ma in mani statunitensi.

SERVIZIO NON ALLE IDEE MA ALLE PERSONE

«Il servizio non è mai ideologico, non serve idee, ma persone». Una folla immensa partecipa alla Messa di Papa Francesco nella plaza de la Revolución a La Habana, luogo simbolo della rivoluzione castrista e teatro degli interminabili comizi di Fidel Castro. I cubani non si lasciano spaventare dal fatto che, per aver il biglietto di accesso, era necessario dare nome e cognome alla polizia. In prima fila Raúl Castro, capo dello Stato e del governo cubano. Lo aveva promesso il 10 maggio 2015 quando aveva incontrato Bergoglio in Vaticano: «Sono rimasto molto colpito dalla saggezza e modestia di Papa Francesco. Leggo tutti i suoi discorsi. Se il Papa continuerà così, anche io che sono comunista tornerò alla Chiesa cattolica e ricomincerò a pregare. Quando il Papa visiterà Cuba assisterò a tutte le Messe che celebrerà». Stavolta l’altare non si trova di fronte alla grande effige del «Che» Guevara, che resta illuminata tutte la notte, ma sul lato opposto di fronte alla grande immagine del Gesù della Divina Misericordia. Ernesto Guevara de la Serna, più noto come «Che Guevara» o semplicemente «el Che», era argentino come Bergoglio, nato nel 1928 a Rosario da una famiglio borghese: fece il rivoluzionario a Cuba e in America Latina e fu ucciso il 9 ottobre 1967 in Bolivia. Accanto alle gigantografie del «Che» ci sono quelle di Gesù misericordioso, di Papa Francesco, di Madre Teresa di Calcutta.

RICONOSCERE GESU’ NELL’UOMO SFINITO SULLA STRADA

Il Papa parla della logica dell’amore di Gesù che sconvolge le nostre logiche di grandezza e di potere. Nel Vangelo (Matteo 18,1-5.10) Gesù esalta i piccoli e quelli che servono, in risposta all’imbarazzante discussione e interrogativo: «Chi è il più grande nel regno dei cieli?». Gesù sconvolge tutti, discepoli e ascoltatori, con la logica dell’amore che esalta i più piccoli. Servire significa «avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra società, nel nostro popolo». All’Angelus dice una frase bellissima: «Bisogna riconoscere Gesù nell’uomo sfinito sulla strada».

APPELLO PER LA PACE IN COLOMBIA

Lancia un accorato appello per la Colombia. Proprio a Cuba si svolgono i colloqui di pace tra governo colombiano e guerriglieri delle Farc-Ep (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia-Ejército del pueblo), con la mediazione di Raúl Castro. Dice il Papa: «Che il sangue versato da migliaia di innocenti durante tanti decenni di conflitto armato, unito a quello di Gesù Cristo sulla Croce, sostenga tutti gli sforzi che si stanno facendo, anche in questa bella Isola, per una definitiva riconciliazione. E così la lunga notte del dolore e della violenza, con la volontà di tutti i colombiani, si possa trasformare in un giorno senza tramonto di concordia, giustizia, fraternità e amore, nel rispetto delle istituzioni e del diritto nazionale e internazionale, perché la pace sia duratura. Non possiamo permetterci un altro fallimento in questo cammino di pace e riconciliazione».

QUELLA CONFESSIONE DI MISERICORDIA

Nella festa della conversione di San Matteo, 21 settembre, 62 anni fa nel 1953 il giovane Bergoglio, 17 anni, in una confessione avvertì che la misericordia di Dio lo chiamava alla vita religiosa. Il suo motto episcopale, e poi papale, ricorda la conversione di San Matteo: «Miserando atque eligendo. Gesù vide il pubblicano Matteo e lo guardò con sentimento di amore e lo scelse». Nell’omelia dice: «Anche se non osiamo alzare gli occhi al Signore, Lui sempre ci guarda per primo. Il suo amore ci precede, il suo sguardo anticipa le nostre necessità. Egli sa vedere oltre le apparenze, il peccato, il fallimento, l’indegnità, la categoria sociale». Menziona le «case di missione»: data la scarsità di chiese e di sacerdoti, «consentono a molti di avere un luogo di preghiera, di ascolto della Parola di Dio, di catechesi», piccoli segni della presenza di Dio nelle città.

«SACERDOTI SIATE SEMPRE PERDONATORI»

Incontrando sacerdoti e seminaristi, religiosi e suore, novizi e novizie, raccomanda: «Que hay que saber administrar los bienes, es una obligación … Saper gestire i beni, è un obbligo perché i beni sono un dono di Dio ma quando tali beni entrano nel cuore e cominciano a guidare la vita la si perde». Un grazie speciale alle suore che si prendono cura di chi è scartato e disprezzato: «Cuántas religiosas, y religiosos, queman su vida, acariciando material de descarte. Sacerdoti, pensate ai vostri peccati, pensate che avete un tesoro fra le mani, che è la misericordia del Padre. Per favore i sacerdoti non si stanchino mai di perdonare. Siate perdonatori. Por favor, a los sacerdotes, no se cansen de perdonar. Sean perdonadores».

NEGLI STATI UNITI E ALL’ONU

Dopo Cuba, a Washington dove, giovedì 24, primo Papa nella storia, parla al Congresso degli Stati Uniti e venerdì 25 all’assemblea delle Nazione Unite. In suo onore al Palazzo di Vetro viene issata la bandiera vaticana, due bande verticali, una gialla e una bianca. Nella bianca sono raffigurate due chiavi incrociate, una dorata e l’altra argentea, tenute insieme da una corda rossa e sormontate da un triregno, o tiara, con in cima una croce. La bandiera è quella ufficiale della Santa Sede dal 1929. 

Pier Giuseppe Accornero

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Commenti

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  1. Scritto da angelo f.

    Francesco, sei forte!