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“Un uomo mi fissava quando trovai nel campo il cadavere di Yara”

Venerdì 18 settembre al processo contro Massimo Giuseppe Bossetti in aula anche la sorella della tredicenne, Keba Gambirasio: "Non ho mai notato nulla di strano in lei e non conosceva persone più grandi"

"Quando ho visto quel cadavere nel campo, ho chiamato subito il 113. Mentre attendevo l’arrivo delle volanti, un uomo mi fissava da lontano. E’ rimasto lì  fino a quando ha sentito le sirene ed è scappato via". Sono le parole di Ilario Scotti, l’appassionato di elicotteri telecomandati che nel pomeriggio di sabato 26 febbraio 2011 trovò il cadavere di Yara Gambirasio nel terreno di Chignolo d’Isola.

L’aeromodellista ha deposto in aula venerdì 18 settembre al processo contro Massimo Giuseppe Bossetti, imputato per l’omicidio della 13 enne scomparsa il 26 novembre 2010 e ritrovata cadavere tre mesi dopo: "Quel sabato 26 febbraio mi recai al terreno di Chignolo con due aeroplanini – il racconto di Scotti – e ne feci decollare uno. Mi accorsi che aveva un problema al motore e lo feci atterrare, a circa 200 metri da dove mi trovavo.

Andai a recuperarlo – prosegue Scotti – e lì vicino vidi un cadavere, che inizialmente sembrava un mucchio di stracci. Quando mi resi conto di cosa fosse, chiamai il 113. Mentre attendevo l’arrivo delle volanti, vidi un uomo che dalla strada mi fissava. Si era fermato con la sua auto, un’utilitaria. Aveva pochi capelli, indossava un giubbotto da anziano e non era molto alto. Infatti si posizionò su un panettone stradale per osservarmi meglio. Quando sentì le prime sirene, salì in macchina e scappò via. Non ho mai scoperto chi fosse". 

Prima di Scotti, di fronte alla corte d’Assise presieduta dal giudice Antonella Bertoja, ha deposto la sorella di Yara, Keba Gambirasio, che ha raccontato del loro rapporto: "Eravamo molto legate, mi raccontava tutto e quello che non mi diceva lo scoprivo da sola – le sue parole – . La controllavo, come faccio ora con i miei fratellini. Non ho mai notato nulla di strano in lei e non conosceva persone più grandi. Bossetti? Non l’ho mai visto".

In aula ha parlato anche Mattia Epifani, il perito informatico che ha analizzato le apparecchiature della famiglia Gambirasio: "Yara non aveva un proprio pc, ma utlizzava quello di famiglia – il suo resoconto – . Faceva ricerche su internet legate alla scuola o alla danza. Era iscritta a un sito, E-tuning, simile a un social network, con il quale chattava con alcuni studenti tedeschi, penso per un progetto legato alla scuola. Sulla scheda sim, invece, erano registrati 78 numeri di telefono. Dei 79 spazi occupati, uno era stato cancellatocancellato qualche giorno prima del 26 novembre 2010. Ma non abbiamo potuto appurare qual è". 

 

LA CRONACA COMPLETA DELL’UDIENZA DI VENERDI’ 18 SETTEMBRE:

 

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