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Processo Bossetti, in aula la sorella di Yara e l’uomo che la trovò morta

Venerdì 18 settembre alle 9.30 nuova udienza del processo nei confronti di Massimo Giuseppe Bossetti. Dopo le toccanti deposizioni dei genitori di Yara una settimana fa, sono attesi in aula la sorella Keba e l'uomo che la trovò morta nel campo di Chignolo.

 Dopo le toccanti deposizioni dei genitori di Yara una settimana fa, sono attesi in aula la sorella Keba e l’uomo che la trovò morta. Venerdì 18 settembre alle 9.30 nuova udienza del processo nei confronti di Massimo Giuseppe Bossetti, il carpentiere di Mapello imputato per l’omicidio della tredicenne Yara Gambirasio, scomparsa da Brembate Sopra il 26 novembre 2010 e ritrovata cadavere tre mesi dopo in un campo di Chignolo d’Isola.

Tra i testimoni attesi oggi nell’aula della Corte d’Assise del tribunale di via Borfuaro, c’è anche la sorella di Yara, Keba Gambirasio, che oggi ha 21 anni. La ragazzina, che era legata da un rapporto strettisssimo con la sorella, la quale, come raccontato dalla madre, le raccontava tutto. 

Si prospetta quindi un’altra udienza molto delicata, con Keba chiamata a raccontare tutte le confidenze di Yara. Anche se, in ogni caso, dagli interrogatori a cui era stata sottoposta non erano emerse anomalie o frequentazioni sospette con adulti da parte di Yara: “Condividevamo la stessa stanza, ci confidavamo molto – aveva detto – . Da qualche mese mi aveva confidato che le piaceva un ragazzo. È sempre stata serena, non ho notato nulla di anomalo”.

Oltre a lei salirà sul banco dei testimoni anche Ilario Scotti, l’appassionato di aeromodellismo che il pomeriggio del 26 febbraio 2011 scoprì il cadavere di Yara Gambirasio in un terreno in via Bedeschi a Chignolo d’Isola.

"Di solito andavo in quel campo a far volare il mio aeroplano radiocomandato, e non vedevo mai gente, tranne qualche genitore che insegnava a guidare ai figli che volevano prendere la patente – la sua deposizione alla polizia nei giorni seguenti – Per questo quel giorno notai un uomo aggirarsi intorno al campo su un’auto come se volesse controllare qualcosa.

Appena vidi il corpo pensai che fosse un manichino, poi mi sono reso conto che era di una persona molto giovane, ma non sapevo stabilire se fosse un ragazzino o una ragazzina. Ho chiamato il 113 e mentre attendevo l’arrivo della polizia vidi quest’auto andare e venire dalla strada adiacente al campo".

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