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Gregg Allman Live, non è la solita vecchia raccolta: una carriera in 16 tracce

Live Back To Macon, GA può a tutti gli effetti considerarsi il disco live definitivo della carriera solista di Gregg Allman a partire dalla scaletta che ripropone molto del suo personale repertorio, qualche interessante cover e, relativamente alle canzoni della ABB, solo quelle che proprio sarebbe stato un sacrilegio escludere.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi ed andare al cinema;

** se non ho proprio altro da ascoltare….

*** in fin dei conti , poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! non mi esce più dalla testa;

 

ARTISTA: Gregg Allman

TITOLO: Live: back to Macon

GIUDIZIO: ****1/2

Youtube e in genere il web, oltre la frequente uscita di vecchie registrazioni riesumate e pubblicate legittimamente grazie ad una legge inglese, hanno di fatto venir meno l’importanza dei dischi live che, da qualche anno a questa parte, non sono più classici, occasioni imperdibili per ascoltare un determinato artista in una dimensione diversa da quella di studio.

Così quando all’inizio del mese di agosto ho visto per la prima volta apparire sulla vetrina di ITunes questo disco, dentro di me l’ho accolto freddamente, complice anche una copertina povera, che mi ha fatto pensare, non so perché, ad una vecchia registrazione recuperata in qualche polveroso scaffale della casa discografica desiderosa di ottenere un facile lucro.

Niente di tutto questo!

La parabola artistica di Gregg Allman giunge a questa nuova prova dal vivo dal valore eccezionale. Vi arriva dopo una serie di vicissitudini, di fallimenti che hanno da sempre fatto parte della vita di dell’artista ma anche di ripartenze, pure recenti, tra cui Low Country Blues (2011) prodotto da T-Bone Burnett e il live celebrativo All My Friends (2014) entrambe prove discografiche di buon livello. Ed è sintomatico che questa sorta di celebrazione avvenga nella citta in cui tutto ha avuto sì inizio, Macon, ma dove anche si sono consumate le maggiori tragedie legate alla Allman Brothers band come la morte del fratello Duane e successivamente quella del bassista Berry Oakley.

Ma il senso di questo concerto e della location prescelta trovano spiegazione proprio nella parole di Gregg rilasciate in una recente intervista: “Macon is a beautiful, enchanting place, and it truly was home for the Allman Brothers Band, We played, lived, laughed and cried there, and I wrote many, many songs in that town. It’s always good to play Macon, man”.

Approfittando forse anche del rinnovato entusiasmo intorno alla ABB, all’indomani della pubblicazione del cofanetto relativo al concerto completo al Fillmore East, così il 7 di agosto l’etichetta Roadrunner Records ha dato alla luce questo album “Gregg Allman Live: Back To Macon, GA“, che contiene la registrazione del concerto al Grand Opera House di Macon, in Georgia, un teatro con 1000 posti a sedere costruito alla fine dell’Ottocento.

Sedici tracce sul CD, due in più nel DVD con aggiunta anche una sezione dedicate ad interviste.

Live Back To Macon, GA può a tutti gli effetti considerarsi il disco live definitivo della carriera solista di Gregg Allman a partire dalla scaletta che ripropone molto del suo personale repertorio (I’m no Angel, Brightest Smile in Town), qualche interessante cover (Wilson Pickett e Jackson Browne) e, relativamente alle canzoni della ABB, solo quelle che proprio sarebbe stato un sacrilegio escludere.

Tutti grandi musicisti sono quelli che formano la band di accompagnamento: Scott Sharrard (chitarra), Ron Johnson (basso), Ben Stivers (tastiere), Steve Potts (batteria) e l’ex ABB Marc Quinones (percussioni), oltre che da una sezione fiati composta dai sassofonisti Jay Collins e Art Edmaiston e dal trombettista Dennis Marion e dal figlio Devon, oltre a Gregg, al solito posizionato dietro il suo hammond. A proposito dell’importanza data alla sezione fiati, sempre in una recente intervista Gregg, ha sottolineato che “I love having a horn section, man; it adds a real swing to the band”.

E manco a dirlo l’inizio del concerto viene concesso ad una versione quanto mai scintillante e swingante di Stratesboro Blues con fiati in primo piano, tastiere che vagano libere, “soli” che si succedono con straordinaria velocità e la voce di Gregg, non perfetta forse ma del tutto adatta al genere.

Tratta dall’album di ritorno del 1986, ed accolta dal boato del pubblico ecco arrivare I’m no Angel, qui in una versione decisamente migliore rispetto a quella originale in studio, introdotta dal suono della chitarra di Scott Sharrard e in un contesto sonoro che attinge dal blues e dal soul. La resa dal vivo, dicevo, è eccezionale, il ritmo serrato, una vera festa musicale.

In un attimo l’atmosfera cambia completamente ed ecco arrivare Queen of Hearts, un brano risalente al primo disco solista, decisamente blues seppure addolcito da un morbido tappeto di sottofondo proposto dalla sezione fiati. A proposito del brano ancora Gregg in un’intervista ha affermato: “That song means so much to me, because I slaved over it, only to have someone tell me it wasn’t good enough to be on an Allman Brothers record. Boy, that’s all it took; my solo career was born right then and there. That was the best rejection I ever received, thank you very much!”.

I Can’t Be satisfied è una canzone riproposta usualmente nei live shows di Allman, oltre che essere stata inserita nell’ultimo disco in studio Low Country Blues e proviene dal repertorio di Muddy Waters. La versione non si discosta molto dall’originale, solo di chitarra incluso. Buona prova di Allman al canto, ottimo il solo di piano nel mezzo e Quinones alle percussioni da un bel tocco di nuovo al tutto. Il ritmo è trascinante e la versione nel suo insieme entusiasmante.

È la volta di un brano scritto da un grande amico di Gregg, ovvero Jackson Browne: la sua These Days (già presente su Laid Back) è un gran bel pezzo, etereo, sognante, cantato a più voci in un’atmosfera che in parte ricorda The Band, cantato in modo gentile da Gregg tanto da far sembrare la sua voce in alcune parti simile a quella di Brother Jackson. Uno dei brani migliori della raccolta.

È la volta del riff caratteristico di Ain’t Wastin Time No More, dal repertorio della ABB, qui resa in una versione meno roccata, più jazzy e con il sax di Edmaiston a fornire il supporto portante. Bello anche il contributo di batteria e percussioni, ancora una volta capaci di dare colore al brano e strepitoso il solo di Sharrard.

Brightest Smile in Town è la cover di un brano di uno degli artisti preferiti da Gregg, ovvero Ry Charles. Il brano già edito sul terzo album di Allman, Payin’ Up A Storm, viene qui riletto nel pieno rispetto dall’arte del maestro: la versione è soffusa, quasi da night club, con tanto di piano e sax che duettano e voce più nera che mai. Ry ringrazierà certamente dall’alto dei cieli.

Hot’Lanta fa parte del repertorio della ABB e ne potete trovare traccia nel Live at Fillmore. Qui a farla da padrone sono l’organo di Gregg, i fiati e soprattutto le percussioni di Quinones. Un mix irresistibile di ritmo, bravura tecnica, ma anche tanta anima.

Una grande influenza di Gregg è la soul music, qui adeguatamente tributata con la riproposizione di I’ve Found Love, dal repertorio di Wilson Pickett, un brano maestoso, cantato magnificamente in una cornice strumentale dove i fiati forniscono un contributo straordinario e il suono della chitarra ci riporta diritti all’epoca d’oro del soul.

Il tempo di sistemare gli strumenti ed ecco partire Don’t keep me Wondering, ancora un grande brano tratto dal repertorio della ABB e dal disco Idlewind South, pregno di blues e soul, con fiati in grande spolvero, ritmo serrato e “solo” di chitarra centrale vera delizia per le orecchie.

Before the Bullets fly è una canzone scritta da un altro grande, Warren Haynes, che Gregg ripropone abitualmente nei suoi shows ed è un rhythm ‘n’ blues dal ritmo serrato, con magnifica successione di assoli (Sax, chitarra, tastiere). Un vero e proprio caleidoscopio di colori, di ritmo, un brano che trascina il corpo e fa bene alla mente.

È la volta di Melissa, ancora un classico della ABB, un po’ più lenta di altre esibizioni, con la chitarra di Sharrard liquida, e l’interpretazione di Gregg particolarmente ispirata. Inaspettato ma straordinario l’intervento del flauto. L’affetto particolare con il quale il pubblico segue l’esibizione è li a dimostrare l’importanza fondamentale del brano.

Midnight Rider è ancora un grande classico del repertorio della ABB che gioca sulla contrapposizione tra fiati e chitarra. Il suono ancora una volta è denso, maestoso, ma è la voce di Gregg a erigersi su ogni suono grazie anche ad un lavoro di mixaggio perfetto.

È un boogie sfrenato Love Like kerosene, un brano a firma Scott Sharrard, ovviamente basato sul suono della chitarra che non disdegna affatto nel complesso del disco.

Ancora tratta dal repertorio della ABB ecco, per nulla inaspettata, Whipping Post con un tiro più funky che gli altri brani della raccolta ed un groove che ti si attacca addosso senza che te ne possa liberare. Grande spazio viene concesso alla sezione dei fiati e straordinario, in particolare, il lavoro del sax ma è tutta la band che gira a mille.

Una versione estesa di One Way Out, più di undici minuti, ancora dal repertorio della ABB, fa tornare indietro l’ascoltatore di anni e chiude al meglio un disco fantastico.

Da avere assolutamente.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Melissa

Se non ti basta ascolta anche:

Warren Haynes band – Live from the Moody Theater

Marshall Tucker band – Live! Englishtown, NY, Sept. 3, 1977

Allman Brothers band – At the Fillmore East

Commenti

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  1. Scritto da brixxon53

    L’ultima riga dice tutto: da avere assolutamente… grazie B.G.

  2. Scritto da Angelo

    Semplicemente meraviglioso, ascolto gli ABB da sempre, e anche questo live conferma la forza di questa band, che ha saputo reggere l’urto del tempo maturando senza tradirsi e perdersi. Tra i grandi in assoluto del rock di ogni epoca, grazie grande brother!