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Bergamo, costringevano un anziano a elemosinare: in 4 condannati a 30 anni

Sono stati condannati in totale a più di 30 anni di carcere per circonvenzione di incapace ed estorsione, i quattro componenti della banda (due uomini e due donne) che avevano schiavizzato un anziano di 67 anni anni con problemi di depressione, e avevano cercato di raggirare anche sua madre di 91 anni.

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Sono stati condannati in totale a più di 30 anni di carcere per circonvenzione di incapace ed estorsione, i quattro componenti della banda (due uomini e due donne) che avevano schiavizzato un anziano di 67 anni anni con problemi di depressione, e avevano cercato di raggirare anche sua madre di 91 anni.

La sentenza è arrivata nella mattinata di ieri, lunedì 14 settembre. Il giudice Gaetano Buonfrate ha inflitto alla 51enne Ivana Titta una pena di 9 anni e 7 mesi, oltre all’obbligo di dimora, di 7 anni e 6 mesi alla figlia 26enne Katia Losciale con obbligo di firma, entrambe di Seriate, e di 7 anni e 6 mesi ai loro rispettivi compagni all’epoca dei fatti, Giovanni Ponzo, 38enne di Chignolo d’Isola, e Mauro Veiss, 29enne di Cologno al Serio, entrambi anche con obbligo di dimora.

Secondo quanto ricostruito, i quattro avrebbero ridotto l’anziano a vivere in condizioni estremamente disagiate, con le utenze domestiche tagliate per morosità e senza cibo a sufficienza.

L’indagine, coordinata dal pubblico ministero Gianluigi Dettori, era scattata nel settembre del 2013 dopo alcune segnalazioni arrivate alla polizia locale di Bergamo da parte della madre di Giampietro Rota, un sessantasettenne all’epoca residente a Boccaleone. 

Rota, rimasto vedovo della moglie, era caduto in uno stato di depressione e girava per la città in cerca di compagnia. Alla Malpensata aveva incontrato Ivana Titta la quale, dopo averlo soggiogato, per diversi mesi gli avrebbe sottratto la pensione che percepiva, circa 900 euro al mese.

Lo avrebbe poi costretto, insieme ai suoi tre complici, a recarsi a chiedere l’elemosina all’esterno dei supermercati, facendosi consegnare il denaro ottenuto. E se non riusciva a portare a casa almeno 80 euro al giorno, i quattro lo minacciavano, lo picchiavano e gli negavano cibo e acqua, al punto da farlo diventare pelle e ossa.

Un incubo finito solo grazie alle segnalazioni di sua madre 91enne, che era stata sua volta vittima di una richiesta di 150 euro da parte dei quattro, che si erano finti persone in grado di aiutare suo figlio. L’anziano, nel frattempo, aveva anche cercato di togliersi la vita.

L’accusa aveva chiesto per i quattro imputati un totale di 25 anni di reclusione, ma la pena decisa è stata superiore.

Il giudice Buonfrate, al termine dell’udienza di lunedì, ha inoltre disposto la trasmissione degli atti alla procura su tre persone che hanno testimoniato nel corso del processo, ritenendole reticenti e quindi perseguibili penalmente.

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