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Grande Guerra, Pillola 62 Il campo dei morti di Loos e le stragi senza costrutto fotogallery

A Loos gli inglesi persero 50mila soldati, tra i quali anche il figlio del celeberrimo scrittore de Il Libro della Jungla: la guerra si era impantanata e le battaglie stavano diventando sempre di più stragi senza costrutto.

di Marco Cimmino 

Il terribile insuccesso che patirono i britannici nella cosiddetta battaglia di Loos (in realtà, parte di un vasto progetto offensivo anglo-francese in Champagne, a Vimy Ridge e a Loos) ebbe conseguenze che andarono al di là del normale esito di una battaglia perduta. Per cominciare, proprio a Loos emerse con assoluta evidenza il problema della produzione e dell’approvvigionamento di munizioni che anche a Gallipoli era risultato determinante, con la conseguenza dello scoppio del già citato “Shell Scandal”.

In secondo luogo, il fallimento sanguinoso di Loos fu determinante ai fini della sostituzione di French con Haig ai vertici del BEF. Infine, a Loos si consumò una tragedia privata destinata a divenire uno dei simboli della Grande Guerra: sul finire della battaglia, cadde ucciso John Kipling, giovane figlio del celeberrimo scrittore de Il Libro della Jungla.

Rudyard Kipling era stato un sostenitore acceso dell’intervento britannico ed aveva fatto enormi pressioni sui vertici militari perché suo figlio, benchè estremamente miope, venisse arruolato: alla fine, le aderenze dello scrittore ebbero la meglio, e John Kipling si avviò al suo destino: appena arrivato al fronte, scomparve nella battaglia e il suo corpo non venne più trovato.

Questo, modificò radicalmente l’atteggiamento del suo celebre padre, che scrisse numerose opere sul sacrificio dei ragazzi inglesi nella guerra, tra le quali la più famosa è certamente la poesia “My boy Jack”, che ha dato il titolo ad un film del 2007 sulla vicenda dei Kipling, interpretato da Daniel Radcliffe.

I tedeschi, dal canto loro, battezzarono i luoghi della battaglia Die Leichenfeld von Loos, il campo di cadaveri di Loos, a testimonianza dell’atrocità dello scontro. L’offensiva iniziò il 25 settembre del 1915, dopo un bombardamento preliminare di 4 giorni, in cui vennero sparati 250.000 proiettili di artiglieria, e terminò 3 giorni dopo, con un sostanziale nulla di fatto. Il comandante britannico, Haig, lanciò all’attacco 6 divisioni, in condizioni tattiche di netto svantaggio, che finse di non vedere: le truppe erano stanche, il terreno difficile, le munizioni scarse.

Tuttavia, la netta superiorità numerica di sette a uno di cui godevano gli inglesi sui difensori tedeschi lo convinse a tentare ugualmente la carta dell’offensiva, il cui obbiettivo era raggiungere Lens. Le cose cominciarono subito male per gli attaccanti: buona parte delle 140 tonnellate di gas di cloro lanciate contro le linee germaniche tornarono indietro a causa del vento, provocando più di 2.400 perdite tra i soldati britannici, ad ennesima riprova della scarsa affidabilità degli aggressivi chimici come arma offensiva.

Il piano di Haig era piuttosto semplice: mentre il 2° ed il 3° corpo si producevano in un’azione diversiva, il 1° e il 4° avrebbero dovuto incunearsi nel dispositivo nemico tra Loos e il canale La Bassée, aprendo una falla in cui si sarebbero poi a loro volta inseriti il 9° corpo e la cavalleria, investendo le retrovie nemiche per lo sfondamento decisivo. Il primo giorno, in effetti, il 4° corpo progredì sensibilmente verso Lens, conquistando Loos, ma lo scarseggiare delle munizioni e la necessità di rinforzi lo costrinsero a fermarsi. A questo punto, Haig chiese al suo comandante, French, di inviargli il 9° corpo immediatamente, ma questo, composto da 2 divisioni, la 21a e la 24a della cosiddetta “new army”, addestrate ma inesperte, arrivò in linea soltanto il giorno successivo. Nel frattempo, il 1° corpo aveva progredito meno velocemente, ma stava comunque tentando di occupare un segmento della ridotta “Hoenzollern” con la 7a e la 9a divisione.

A questo punto cruciale della battaglia, sarebbero state fondamentali le riserve, tanto di uomini quanto di munizioni, che, invece, vennero a mancare. A partire dal secondo giorno di battaglia, le forze tedesche continuarono ad aumentare, godendo di posizioni già di per sé formidabili, mentre i britannici dovettero andare all’attacco senza nessuna copertura d’artiglieria. Il 26 settembre, i reggimenti inglesi andarono all’assalto senza alcun tiro preliminare dei propri cannoni, ammutoliti per la carenza di proiettili, e furono sottoposti ad un’autentica falcidie da parte delle mitragliatrici nemiche: fu quella scena terribile, probabilmente, a far coniare ai soldati germanici la drammatica definizione di cui si è detto poco sopra. Dopo questa inutile ecatombe, gli inglesi dovettero poco a poco ritirarsi, abbandonando le conquiste del primo giorno: essi fecero un nuovo tentativo, abortito, il 13 ottobre, che il maltempo e le dure perdite iniziali consigliarono di sospendere immediatamente.

Sui campi di Loos, con John Kipling, caddero 50.000 soldati britannici: i tedeschi ne persero meno della metà. Nella Champagne, anche i francesi, dopo qualche successo iniziale, avevano dovuto segnare il passo: la guerra si era impantanata, e le battaglie stavano diventando sempre più spesso stragi senza costrutto.

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