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Crisi Faac, la Diocesi: “Abbiamo fatto di tutto per salvare i posti di lavoro”

In un lungo comunicato stampa la Diocesi di Bergamo prende una posizione netta in merito alla situazione della Faac di Grassobbio. Lo fa con parole chiare anche nei confronti della Lega Nord, che nell'ultima settimana ha deciso di alzare i toni.

In un lungo comunicato stampa la Diocesi di Bergamo prende una posizione netta in merito alla situazione della Faac di Grassobbio (leggi qui). Lo fa con parole chiare anche nei confronti della Lega Nord, che nell’ultima settimana ha deciso di alzare i toni prima ospitando alcuni lavoratori sul palco della Bèrghem fest, poi sparando a zero sui giornali.

“Rispondendo ancora una volta alle sollecitazioni di diversi contesti sociali e politici di prendere in carico il grave problema della disoccupazione, la Diocesi di Bergamo desidera sottolineare il quotidiano impegno che da molto tempo profonde nelle parrocchie e a livello diocesano per contenere i disagi della crisi economica, nonché lo straordinario sforzo di progettare percorsi di sviluppo virtuosi tesi a creare nuova occupazione. Nel ribadire che lo spirito del nostro impegno si articola in tre direzioni specifiche (la costruzione di una rete territoriale per una nuova cultura del lavoro, dare risposte concrete a bisogni reali, progettare soluzioni possibili per la creazione di nuovi posti di lavoro), tra i diversi impegni presi ricordiamo in particolare che già dall’aprile 2009 la Diocesi di Bergamo ha attivato un «fondo diocesano di solidarietà famiglia-lavoro» e un «fondo famiglia-casa» (attivo dall’ottobre 2014), giungendo complessivamente a tutt’oggi ad erogare contributi per quasi 6 milioni di euro. Com’è sempre accaduto, la Diocesi continua così ad ascoltare attentamente gli inviti rivolti dai politici, ma soprattutto ascolta le voci di coloro che faticano a guardare con speranza il futuro delle loro famiglie rispondendo con interventi mirati.

Nulla di nuovo, dunque, per la Diocesi di Bergamo che è sempre stata presente accanto alle aziende in difficoltà e ai dipendenti che hanno subìto le conseguenze della chiusura delle imprese. Le relazioni con gli imprenditori che il Vescovo e i parroci intrattengono da sempre, funzionano storicamente, ove possibile, come naturale «sportello di collocamento» per far incontrare domande e offerte di lavoro sul nostro territorio. Per dare ulteriore concretezza a questo impegno di pastorale sociale, il Vescovo ha inoltre promosso la nascita di «035 Investimenti Spa», società nata nel 2012 che aggrega il capitale di una decina di imprenditori bergamaschi, di Isa di Trento, oltre che della Diocesi stessa, con lo scopo di investire, come socio di minoranza, in giovani aziende portatrici di progetti imprenditoriali con alto potenziale di successo e capaci di generare una ricaduta positiva in termini di occupazione e di lavoro.

L’impegno di «035 investimenti Spa» nell’affrontare la specifica situazione della Faac ha preso avvio, seppur lontano dalle luci dei media e dai palchi delle feste di partito, già negli ultimi mesi dello scorso anno (quando le ipotesi di chiusura di Faac non erano ancora di dominio pubblico) con un forte e concreto tentativo di mediazione per salvare i posti di lavoro, purtroppo fallito per cause totalmente indipendenti dalla Diocesi di Bergamo, che ha fatto davvero di tutto per scongiurare le scelte prese da Faac. La Diocesi comprende dunque con assoluta chiarezza il profondo sconforto dei lavoratori ora messi in mobilità e delle loro famiglie, e conferma che anche dopo il fallito tentativo di mediazione saprà mettere in campo le risorse relazionali capaci, ci si augura, di alleviare le conseguenze della disoccupazione. Inoltre, proprio all’interno di questa rete di relazioni, la Diocesi chiede anche ai partiti che l’hanno interpellata di poter collaborare fattivamente per individuare le soluzioni per questa e per le molte altre emergenze lavorative che Bergamo sta vivendo ormai da alcuni anni come frutto di una crisi che ha messo in ginocchio molte delle imprese storiche della terra bergamasca”.

Commenti

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  1. Scritto da Disperato Creditore

    Non mi posso stupire per questa situazione. Anche io ho lavorato per chi “predica bene ma razzola male” e posso dimostrare che è da parecchi anni che attendo la pattuita remunerazione. Sono finito sul lastrico e qualcuno si lamenta se la gente non vuole più andare a messa…

  2. Scritto da Alberto

    Ma la Curia di Bologna non ha nulla da dire?

  3. Scritto da luc58

    Tranquilli, Dio vede e provvede. Mettetevi comodi in poltrona che verrà la manna dal cielo.

  4. Scritto da Ipocrisia

    Meglio sarebbe stato se la proprietà originale donava l’attività ai lavoratori, e non alla Chiesa per guadagnarsi il paradiso.
    L’intervento è pieno di ipocrisia. Stendiamo un velo penoso e che i 50 lavoratori si rivolgano alla parrocchia di residenza per risolvere i loro problemi.
    Il capitalismo teologico ha trovato casa pure nella Chiesa: non avrete altra società al di fuori di questa, quindi sopportate il mondo e consumate merci

    1. Scritto da Paolo

      … avesse donato … dall’ipocrisia alla “sgrammatica”

  5. Scritto da anna

    La curia bergamasca non può fare nulla con la curia di bologna? La mano destra non sa quello che fa la mano sinistra?
    Sta di fatto che questo FALLITO TENTATIVO di mediazione è avvenuto solo dopo che un partito legato al territorio ha portato alla luce del sole questo grosso problema che la Chiesa bolognese ha creato…per un puro guadagno economico