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Attesissimi Tame Impala Ma Currents spiazza: addio psichedelia

"Currents", il nuovo disco del gruppo australiano proietta i Tame Impala in nuovo mondo peraltro legato ancora al passato perché giocato con la musica dance. Un lavoro di transizione, ma non per questo di scarso pregio, sottolinea Brother Giober.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi ed andare al cinema;

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

 

ARTISTA: Tame Impala

TITOLO: Currents

GIUDIZIO: ***1/2

Currents è il terzo lavoro degli australiani Tame Impala ed esce dopo l’acclamato Lonerism del 2012, disco candidato ai Grammy Awards e che ha procurato alla band notorietà internazionale tanto che l’uscita di Currents era tra quelle più attese di questo 2015.

Fino a ieri i Tame Impala erano una band dedita a certa musica psichedelica, basata sul suono delle chitarre e legata a certe sonorità degli anni ’70.

Oggi Currents li proietta in nuovo mondo peraltro legato, ancora una volta, fortemente al passato, perché percorrendo la medesima strada fatta dai Daft Punk (con ottimi risultati ) e dagli Arcade Fire (con esiti minori) i Tame Impala giocano con la musica dance cercando di sottometterla alle loro regole.

Rispetto al duo belga la musica dei Tame Impala risulta meno ritmica, meno spudoratamente dance, ne acquisisce in melodia, e ancor di più nella cura dei suoni, tutti perfetti, forse fin troppo.

Il risultato a seconda che si sia fan o meno della band australiana può essere considerato spiazzante o, ancor peggio, fare incavolare, ma per altri può essere considerato un gesto di coraggio, posto che comunque trattasi di un rimescolio totale delle carte.

La strada, peraltro, era stata anticipata in a alcune interviste rilasciate dal leader Kevin Parker il quale aveva tenuto a precisare le proprie esigenze: "Ascoltare la nostra musica era molto da cuffia, un’esperienza in solitaria. È figo ma siamo andati oltre. Ho sempre adorato ascoltare musica per conto mio, ma c’è un’altra parte di me che è affascinata da quelle cose come la trance Goa, per esempio… come un rave sulla spiaggia in India, hai presente? C’è qualcuno che mette la musica e c’è questo continuo flusso di energia libera. Volevo fare qualcosa dal cui suono fosse possibile pensare di stare in un club a ballare. Ho capito che non avevo mai ascoltato un pezzo dei Tame Impala suonare da nessuna parte in una pista o in un club dove le persone ballano". Oppure: "Non direi che fare musica psichedelica sia il mio obiettivo. Non è il modus operandi per i Tame Impala. Si tratta di fare musica che faccia muovere la gente".

Intenzioni, peraltro, confermate dalla decisione di partecipare in veste di vocalist al nuovo disco di Mark Ronson.

Currents è comunque un disco indubbiamente moderno, fatto di sonorità che forse di psichedelico non hanno più nulla e realizzate con un grande utilizzo di sintetizzatori, linee di basso morbide, parti cantate estremamente avvolgenti.

Così è Let It happen: brano di oltre otto minuti, sognante , sonorità elettropop che riesumano gli anni ’80 e ‘90 e richiamano alcuni gruppi che ebbero notevole successo in quegli anni come i Pet Shop Boys. Al primo ascolto, è evidente il bisogno di imporre all’ascoltatore sonorità dance, quasi da rave party; detto con grande franchezza, all’inizio il brano mi ha fatto letteralmente schifo, poi però ha cominciato a prendermi e infine a piacermi. Non credo di essermi rimbecillito del tutto: il fatto è che la canzone è tutt’altro che banale, anzi ha una complessità fatta di successivi strati sonori, che solo un ripetuto ascolto consente di percepire.

Solo un minuto e 48 secondi dura Nangs, un breve bozzetto fatto di una musica sospesa a base di sintetizzatori, sul qual il cantante ripete all’infinito la stessa frase. Forse inutile ma piacevole.

Il "paziente" riprende colore e ritmo con The Moment, canzone basata su una musicalità ipnotica, con accelerazione improvvise e successivi rallentamenti che rendono il brano particolarmente accattivante pur nella sua apparente semplicità. La canzone ha tutte le potenzialità del singolo di successo.

Più giocata sulla melodia e meno sul ritmo, avvolta da un’aurea di solennità è Yes I’m Changing, ancora una volta un brano che ci riporta dritti dritti agli anni ’90 e a certo elettropop inglese. Ancora una volta però c’è qualcosa di sfuggente che eleva il brano da semplice sottofondo sonoro di qualche sala d’attesa a esperimento del tutto riuscito. Probabilmente è la ricerca del suono, la perfezione della produzione, la percezione evidente dello stupore, del sogno che in qualche tratto ricorda gli esprimenti di Panda Bear, benché questo alle mie orecchie risulti più innovativo.

Eventually è un altro dei singoli mandati sul mercato prima del lancio del disco: su una base eterea , fatta prevalentemente di suoni di sintetizzatori, una melodia immediatamente memorizzabile. Di psichedelia non vi è più traccia, e di musica dance nemmeno, vi è solo la prova di saper confezionare musica fruibile (ma non per questo banale) a tutti.

Gossip è ancora un bozzetto strumentale di meno di un minuto trascurabile mentre la successiva The Less I Know the Better ha suoni più definiti e meno “ambient” e un refrain che mi ha ricordato in qualche modo i Prefab Sprout.

Past Life è brano di grandi suggestioni sonore, per come suona sospeso; il richiamo agli OMD di Disciples, francamente non disturba né può in qualche modo far gridare al plagio, considerato che il brano una sua autonoma dignità la mantiene e suona particolarmente piacevole, così come ‘Cause I’m Man” con il suo intro alla Duran Duran ha dalla sua quel pizzico di romanticismo che però, a questo punto del disco, non infastidisce certo.

Reality in Motion ha uno sviluppo più dinamico rispetto agli altri brani, con frequenti cambi di ritmi e accenni prog ma forse la carne al fuoco è un po’ troppa così come l’ambizione; meglio Love / paranoia con la sua ispirazione squisitamente pop.

Chiude il tutto, New people old Mistake, dove ancora in un clima da sogno si sviluppa un brano lungo oltre 6 minuti, ipnotico che si apre al momento del ritornello, ancora una volta perfettamente centrato.

Non è proprio il mio genere, ma il disco è decisamente riuscito.

I Tame Impala sanno creare suggestioni sonore di una varietà inusuale, sanno ricamare melodie che restano nella mente. Probabilmente è inutile confrontare questo lavoro con il loro tanto celebrato Lonerism, senz’altro più psichedelico e chitarristico: questo è altra cosa, potrebbe anche essere un lavoro di transizione a condizione che ciò non debba far intendere come qualcosa di minor pregio.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco:

Let It Happen

Se non ti basta ascolta anche:

Orchestral Manoeuvres in the Dark – Architecture and Morality

Prefab Sprout – Steve Mc Queen

Daft Punk – Random Access Memories

Commenti

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  1. Scritto da fede

    Grande disco,una ventata di freschezza,da ascoltare e riascoltare