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Tumori dell’ipofisi: nuova tecnica ed équipe su misura

Grazie all’uso combinato dell’endoscopio e di un neuronavigatore è possibile ottenere risultati più precisi nella rimozione chirurgica dei tumori dell’ipofisi e delle regioni contigue, con una guarigione più rapida ed un minor impatto a livello estetico. E’ il risultato del nuovo approccio multidisciplinare a queste neoplasie voluto dall’Ospedale Papa Giovanni XXIII, che schiera una équipe composta da neurochirurghi, endocrinologi, otorinolaringoiatri, e neuroradiologi.

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L’Ospedale Papa Giovanni XXIII rinnova il proprio approccio alle neoplasie che colpiscono l’ipofisi, introducendo una nuova tecnica chirurgica, che prevede l’utilizzo congiunto dell’endoscopio e del neuronavigatore in sostituzione di quella microchirurgica.

Il primo è una piccola sonda che trasmette immagini ad alta definizione su uno schermo e consente di accedere all’area da trattare, senza alcuna incisione, attraverso le cavità nasali e di mantenere una visione ottimale di tutte le strutture che si trovano attorno all’ipofisi, come le arterie carotidi e i nervi da cui dipendono la vista e i movimenti degli occhi. Il secondo consente invece di creare una vera e propria mappa GPS del cranio del paziente, che permette al chirurgo di capire in ogni momento dell’intervento il punto esatto in cui sta intervenendo.

“Questa nuova tecnica ci consente di asportare le lesioni tumorali mantenendo perfettamente sotto controllo tutta l’area in cui stiamo intervenendo, detta sellare, che si trova al centro del cranio, ricca di strutture delicate e vitali per l’organismo – spiega Claudio Bernucci, direttore della Neurochirurgia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. Quindi possiamo operare il tumore in maggiore sicurezza, eseguire asportazioni più radicali e aggredire patologie intracraniche che richiederebbero altrimenti procedure più invasive”.

Questa novità è solo uno dei risultati a cui è giunto il lavoro di una nuova squadra dedicata al trattamento dei tumori dell’ipofisi, composta da endocrinologi, otorinolaringoiatri, neurochirurghi e neuroradiologi e chiamata “Pituitary Unit”. Il singolo caso viene affrontato e discusso collegialmente, per proporre al paziente il trattamento medico-chirurgico più idoneo.

“La scelta terapeutica non è solo guidata dal tipo di neoplasia, ma anche dalla sede del tumore, dall’età del paziente e dai possibili effetti deleteri del trattamento su un sistema nervoso in evoluzione – spiega Giovanni Danesi, direttore dell’Otorinolaringoiatria dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII –. A fare la differenza è l’approccio multidisciplinare, anche in sala operatoria. A Bergamo la Neurochirurgia e l’Otorinolaringoiatria hanno unito le specifiche competenze e conoscenze per collaborare in modo sempre più continuo e proficuo per i pazienti e ampliare progressivamente le indicazioni chirurgiche all’utilizzo dell’endoscopio”.

L’ipofisi, o ghiandola pituitaria, è una ghiandola endocrina primaria situata alla base del cranio. La sua funzione principale consiste nel secernere ormoni che regolano, con il controllo dell’ipotalamo, l’attività endocrina e metabolica di tutto l’organismo.

“L’ipofisi può essere interessata da adenomi ipofisari, che sono per la maggior parte benigni ma che possono secernere ormoni responsabili di gravi sindromi o comprimere i nervi ottici tanto da causare deficit visivi. Sono relativamente comuni: rappresentano circa il 10% di tutte le neoplasie intracraniche rimosse chirurgicamente e la terza forma di tumore più comune del sistema nervoso centrale – spiega Roberto Trevisan, direttore dell’Unità Malattie endocrine – diabetologia dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. Frequenti sono anche le cosiddette Cisti della tasca di Ratke, un residuo embrionale che può riempirsi di fluido causando disturbi visivi e ormonali. Più rari invece i craniofaringiomi, che interessano soprattutto i bambini dando disturbi della vista e squilibri ormonali”.

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