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Nelle sale “Sinister 2”: tiepido ritorno di Bughuul e dei suoi efferati crimini

Continua la saga di Bughuul, antica divinità pagana profanatrice di anime; ma "Sinister II" è lontano parente del terrificante horror occulto diretto da Scott Derrickson.

Titolo: Sinister 2

Regia: Ciaran Foy

Genere: horror

Durata: 100 minuti

Interpreti: James Ransone, Shannyn Sossamon, Robert Daniel Sloan, Dartanian Sloan.

Voto: 5

Attualmente in visione: Uci Cinemas

Il primo "Sinister" fu una terrificante quanto piacevole rivelazione. Un angoscioso thriller che, mano a mano ci si addentrava nella storia, scivolava nell’abisso di un orrorifico incubo ancestrale. Un horror che, pur flirtando con i soliti cliché di genere, s’era guadagnato una meritata patente d’attendibilità attraverso l’incline regia di Scott Derrickson ("The Exorcisme of Emily Rose"), l’affidabile recitazione di Ethan Hawke e la possente colonna sonora di Cristopher Young, formidabile selezionatore di brani che perfettamente s’accompagnavano all’esoterica atmosfera della pellicola.

Una escalation di terrore saggiamente centellinato, destinato a palesarsi in tutta la sua efferatezza durante la progressiva ed inarrestabile ascesa di Bughuul, antico demone babilonese che dal dietro le quinte muoveva le pedine di un oscuro e perverso rituale di sangue.

Ma se nel primo "Sinister" era proprio la nebulosità dell’intreccio a far vibrare le corde dell’inquietudine e la suspence dello spettatore – costretto ad immedesimarsi nello sguardo del protagonista durante il sadico voyeurismo metacinematografico degli snuff movie, ritraenti le crude immagini di famiglie trucidate – nel secondo sono piuttosto lo spavento e l’estetizzazione della violenza fini a se stessi a fare da padrone.

Affidato alla più convenzionale regia di Ciaran Foy, in "Sinister II" tutto sembra palesarsi molto in fretta, togliendo allo spettatore quel brivido dell’occulto e dell’ignoto che aleggiavano prepotentemente nel primo – un appunto va mosso pure a Scott Derrickson, abile nei panni di regista e un po’ meno in quelli di sceneggiatore -.

Così, Bughuul, atavica divinità pagana profanatrice di anime che nel primo "Sinister" restava a lungo avvolta nel mistero, nel secondo finisce col rivelarsi con una certa insistenza rendendosi quasi ‘familiare’ agli occhi dello spettatore; depotenziando la propria carica mistica e attrattiva.

Stesso dicasi per le numerose presenze demoniache che satellitano attorno alla sua figura, che finiscono con l’appiattire se non addirittura abbattere il vortice della paura.

Il risultato è un sequel che non brilla certo per originalità e che strizza l’occhio a molte delle convenzioni horror che nel corso degli anni hanno sensibilmente ridotto il ventaglio di possibilità offerte dal genere.

Laddove il primo era un più che discreto prodotto di genere, il secondo non sembra più che altro un indesiderato post scriptum.

Fabio Viganò

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