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Faac, il vescovo Beschi incontra i sindacati: Disponibile a una soluzione

Sulla sorte dei 50 lavoratori della FAAC di Grassobbio venerdì 4 settembre si è tenuto un incontro fra il vescovo di Bergamo, Monsignor Beschi, i delegati sindacali e i rappresentanti di FIOM-CGIL e FIM-CISL.

Sulla sorte dei 50 lavoratori della FAAC di Grassobbio venerdì 4 settembre si è tenuto un incontro fra il vescovo di Bergamo, Monsignor Beschi, i delegati sindacali e i rappresentanti di FIOM-CGIL e FIM-CISL.

“Monsignor Beschi si è mostrato molto interessato a conoscere nel dettaglio la situazione attuale di questi lavoratori, soprattutto per quanto riguarda le loro prospettive di ricollocazione” ha spiegato oggi pomeriggio Fulvio Bolis della FIOM-CGIL, presente all’incontro.

“E’ importante che la Curia di Bergamo si interessi a questa vertenza: come FIOM-CGIL abbiamo ritenuto sbagliata la scelta dell’azienda di cessare l’attività e di spostare le produzioni in Bulgaria con l’intento di ottenere maggiori profitti. Sin dall’inizio abbiamo ripetuto che si sarebbe potuto produrre mantenendo l’occupazione a Grassobbio”.

Il 16 marzo scorso l’azienda metalmeccanica aveva aperto una procedura di mobilità per cessazione di attività, avviandosi al licenziamento dei 50 lavoratori in organico. La FIOM-CGIL di Bergamo non aveva sottoscritto alcun accordo sindacale, contestando sin dall’inizio la decisione aziendale. “In primavera non abbiamo firmato l’accordo perché non dava garanzie di ricollocazione prevedendo alla fine della cassa straordinaria, pur con un incentivo economico, il licenziamento di tutti i lavoratori” continua Bolis. “La situazione attuale purtroppo conferma la nostra posizione: a quattro mesi dalla firma dell’accordo il numero di lavoratori ricollocati o con una seria probabilità di ricollocazione è prossimo allo zero. Certo l’azienda ci ha parlato di imprenditori che avrebbero manifestato un interesse e di possibilità di ricollocazione che speriamo si concretizzino prima possibile: al momento, tuttavia, nessuna certezza”.

“Al vescovo abbiamo illustrato quello che la FIOM-CGIL sin dall’inizio ha chiesto, cioè un impegno vero e concreto da parte di FAAC affinché venga garantito un futuro di lavoro a tutti i dipendenti” conclude Bolis. “Siamo in presenza di un’azienda solida dal punto di vista economico-finanziario, che anche negli anni della crisi ha riportato utili netti di decine di milioni di euro e che ha conoscenze tecniche, organizzative e produttive importanti, ben posizionata sul mercato globale. A nostro avviso continuano ad esserci le condizioni per un impegno diretto dell’azienda e la recente acquisizione dell’intero pacchetto azionario da parte della Curia di Bologna credo motivi ancor di più tale richiesta.

Monsignor Beschi ha ascoltato attentamente quanto gli abbiamo riferito. Non nascondendo le difficoltà, si è reso disponibile, attraverso un suo interessamento, a cercare una soluzione”.

Parla di polemiche la Fim Cisl. “Col senno di poi, son tutti più bravi – dice Luca Nieri, segretario generale di FIM CISL Bergamo -, mentre noi non siamo abituati a polemizzare, ma più propensi a dare risposte concrete”. La vicenda FAAC, ex Genius di Grassobbio, non è il primo caso in provincia di ristrutturazioni o chiusure nella sola logica del profitto. “Anche noi nella fase iniziale confidavamo nello spirito caritatevole della proprietà FAAC e nel suo management, ci siamo invece confrontati con una decisione irremovibile dell’azienda. Però – continua Nieri – all’interno della discussione, sono stati coinvolti tutti i lavoratori anche con due richieste di voto specifiche, per decidere il tipo di percorso da attivare; è stato sottoscritto un accordo unitario dalla RSU, dalla FIM e dalla FIOM, con cui si è cercato di mettere in campo risposte al problema che si stava presentando, sia per gli ammortizzatori sia per gli incentivi a sostegno della permanenza in cassa che a un successivo esodo, ma soprattutto sono state promosse azioni di politiche attive che prevedevano l’utilizzo della struttura e la sua riconversione con assorbimento di diversi lavoratori, la possibilità di affittare a titolo gratuito il capannone, la ricollocazione sul territorio, interventi di formazione per la ricollocazione esterna…”.

Sicuramente oggi, il rispetto degli impegni presi appare un po’ lontano, ma “il problema non è finito qui, dobbiamo andare avanti per trovare imprenditori e imprese interessati a questa opportunità bisogna cercare di coinvolgere tutti quanti per dare un seguito concreto… apprezziamo l’impegno del vescovo, che abbiamo incontrato nei giorni scorsi…, mentre sottolineiamo che i distinguo di chi partecipato alla trattativa e di parte del mondo politico dei vari schieramenti ci sembra molto strano… chi vuole dare una mano è ben accetto, con aiuti concreti”.

Commenti

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  1. Scritto da giuseppe

    Un modo semplice per far rimanere le imprese in Italia? Dare 500 euro al mese agli operai. Ovviamente lordi. Probabilmente come in Bulgaria.

  2. Scritto da Luigi

    Che brutto però vedere la chiesa fare il “padrone” di lavoro