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Senegal chiama Bergamo: “La vostra tecnologia ci serve per crescere”

Amadou Lamine Cissé, dell'Ambasciata del Senegal in Italia, a margine dell'incontro “Investire a Bergamo” promosso da Confindustria Bergamo a Expo Milano 2015 spiega perché le imprese orobiche dovrebbero investire nel Paese Africano.

Gli appunti sono presi su un notebook, fotografano i grafici sui numeri dell’industria bergamasca e poi elargiscono biglietti da visita, strette di mano e fissa appuntamenti. Non è un semplice arrivederci per il team che accompagna Amadou Lamine Cissé, capo dell’ufficio economico dell’ambasciata della Repubblica del Senegal (nella foto).

“Il presidente del Senegal Macky Sall ha lanciato il Pse, il Piano Sociale Emergente, che vuole favorire entro il 2035 la trasformazione dell’economia del Senegal con una serie di interventi mirati in diversi settori dall’agricoltura all’industria, dalle infrastrutture all’educazione – afferma Amadou Lamine Cissé –. Oggi il Senegal è un mercato aperto e molto invitante per gli investitori, meno di un mese fa abbiamo organizzato un forum con 250 imprenditori francesi che sono venuti in Senegal, lo scorso luglio abbiamo incontrato 300 imprenditori italiani e presto promuoveremo altri forum”. 

Perché c’è questa esigenza da parte del Senegal di avere imprese europee che investono nel vostro Paese?

“Per una serie di fattori con gli europei abbiamo dei canali privilegiati, da una conoscenza di lungo periodo, alla lingua francese, ma ora l’Europa deve fare in fretta. Alla porta del Senegal bussano insistentemente i cinesi”.

Che cosa offrono in più?

“La Cina ha cambiato il modo di fare investimenti. Prendiamo un esempio: un’impresa italiana prima veniva in Senegal, realizzava un’autostrada e noi pagavamo con materie prime e gli italiani tornavano a casa con i soldi. Le imprese cinesi, invece, arrivano con alle spalle una forte linea di credito, realizzano l’opera a costo zero ma chiedono la riscossione del pedaggio o del servizio per 20 o trent’anni. È una modalità differente, ma per noi africani è molto conveniente e allettante”.

Che consiglio dà quindi alle imprese italiane e bergamasche?

“Non mi permetto di dare consigli, ma sarebbe opportuno che le banche italiane aprano linee di credito alle vostre imprese perché possano investire all’estero e crescere”.

Da questa presentazione di Confindustria Bergamo che cosa l’ha colpita? Che cosa potrebbero portare le imprese bergamasche in Senegal?

“Bergamo, potrebbe portare la tecnologie, ma non solo. Credo ci siano buone possibilità per creare delle collaborazioni con le imprese bergamasche e quelle senegalesi. La sfida tra i due Paesi è creare reti, collaborazioni, opportunità di crescita per entrambi. Agrobusiness, infrastrutture, energia, sono tra i settori prioritari per il Senegal e Bergamo, da quanto abbiamo compreso, ha diverse imprese che possono investire da noi”.

Amadou Lamine Cissé spiega che con una popolazione di oltre 14 milioni di abitanti, di cui più del 40% sotto i 15 anni di età, e una posizione geostrategica eccezionale all’estremità Ovest del continente africano, il Senegal rappresenta la seconda economia dell’Unione economica e monetaria dell’Africa dell’Ovest (UEMOA).

Per il 2015 la Banca Africana di Sviluppo (AfDB) prevede una crescita del Pil del 5,4% e un’inflazione contenuta (1,7%). Il Senegal è tra i maggiori produttori mondiali di arachidi, oltre a coltivare canna da zucchero e cotone. Tra i settori che godono di un discreto sviluppo vanno ricordati industria tessile, abbigliamento e calzature;cantieristica; industria chimica e petrolchimica connessa alle risorse petrolifere.

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