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Martinengo, dalla patata all’atmosfera medievale Dieci motivi per visitarlo fotogallery

Dieci buoni motivi per far visita alla città di Martinengo, dal castello alla sagra della patata in un'atmosfera medievale che si respira anche passeggiando sotto i portici. E poi chiese, convento e monastero.

Con i primi insediamenti che risalgono al periodo romano, Martinengo è diventata città nel 2011, con il titolo conferitole dall’allora presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. La famiglia più importante, e che ha lasciato la maggiore eredità, è stata quella dei Ghisalbertini: ciò è ancora visibile grazie allo stemma comunale in cui capeggia un’aquila rossa su sfondo oro, simbolo della famiglia, che ben presto sostituì il nome del casato con quello del paese stesso. Le dimensioni limitate della città e i suoi esigui abitanti non la rendono molto conosciuta: non è nota come località turistica, tuttavia abbiamo trovato dieci buoni motivi per organizzarci una gita.

1- RIVIVERE L’ATMOSFERA MEDIEVALE AL CASTELLO

Anche se non siete di queste parti, non potete non associare il nome della città al Castello. Esso venne eretto nel X secolo dai Ghisalbertini, cacciati in seguito dalla città per il loro crescente potere vescovile. Al di sopra del basamento la costruzione presenta ciottoli di fiume scanditi da file orizzontali di pietre. Gli spigoli sono in pietra mentre la torre è prevalentemente costruita in mattoni. L’interno purtroppo non è accessibile al pubblico, ma la vista dall’esterno è ugualmente incantevole: la zona sud del castello è visibile dalla piazzetta e sulle sue mura è raffigurato lo stemma dei Colleoni.

2 – VISITARE IL CONVENTO DI SANTA MARIA INCORONATA

Il Convento dell’Incoronata fu fondato nel 1475 ed è stato costruito per ospitare la comunità francescana: la pianta, così come quella di altri luoghi sacri adibiti al medesimo compito, lo testimonia chiaramente date le sue particolari caratteristiche. Oggi il complesso ospita i Frati della Sacra Famiglia. L’interno della chiesa è diviso in due aree distinte da un tramezzo, affrescato da Pietro Baschenis tra il 1623 e il 1627, ridotto allo spessore di una parete divisoria nei restauri di primo Novecento.

3 – VEDERE LA CASA DEL CAPITANO

Questo edificio storico viene erroneamente attribuito ai Colleoni, nonostante sia stato commissionato dai Visconti: è una rocca a fortificazione della cinta muraria. Essa si trova a ridosso dell’odierna Porta Garibaldi, precedentemente conosciuta come Porta del Tombino, e fungeva da punto d’avvistamento e da controllo della porta vicina . Esistevano inoltre tre fossati esterni, il Fossatus Communis, il Refossum e la Circhia. I primi due erano contigui all’abitato ed il terzo era invece più distanziato nel territorio. Oltre alla Rocca, sono state costruite durante il corso della storia altre opere di fortificazione.

4 – FARE UN GIRO A VILLA ALLEGRENI E IL SUO GIARDINO

Se volete bearvi e rilassarvi nel verde, al centro di un giardino che copre una superficie di ben dieci ettari sorge Villa Allegreni, un edificio che si articola su tre piani. La Villa è privata e dispone di una chiesina di famiglia, le stalle, una piscina e un campo d tennis. Il giardino che la circonda è all’inglese ed è fornito di un laghetto artificiale con fontana, lunghi filari di alberi e alcuni sentieri, dove potrete passeggiare tra le fronde delle piante. Vi è anche la possibilità di prenotare una visita guidata per scoprire tutte le curiosità sulla famiglia e le sue proprietà, le cui realizzazioni risalgono all’inizio dell’Ottocento.

5 – ENTRARE NELLA FILANDA

Per “filanda” si intende uno stabilimento adibito alla lavorazione e filatura della seta. A Martinengo ne venne costruito uno, il Filandone -per distinguerlo dagli opifici più piccoli-, tra il 1873 e il 1876  dalla famiglia Daina. Col passare degli anni, l’edificio venne ereditato da differenti famiglie, fino a divenire proprietà del Comune nel 1982. L’architettura del Filandone ricorda quella delle chiese gotiche lombarde, con grandi finestre ad arco a sesto acuto, così come l’alternanza del materiale di costruzione, il mattone e l’intonaco. E’ oggi aperto al pubblico ed ospita, al suo interno, la Biblioteca comunale. Inoltre, qui è stata girata una scena de “L’albero degli zoccoli”.

6 – VISITARE IL MONASTERO DI SANTA CHIARA

Nel 1474 venne iniziata la costruzione del Monastero di Santa Chiara per volontà di Bartolomeo Colleoni, per esaudire un voto della moglie Tisbe Martinengo. Intorno agli anni Venti la chiesa e il coro sarebbero dovuti essere abbattuti da Fascisti. Oggi, la chiesa è divisa in due distinte aule: quella aperta al pubblico, attuale Sacrario dei Caduti, prospetta su Via Allegreni; quella un tempo riservata alle monache ospita oggi l’importante Archivio storico comunale. Altre stanze al suo interno sono invece adibite a palestre e scuole di ginnastica.

7 – CAMMINARE TRA I PORTICI MEDIEVALI

I Portici medievali, realizzati nel Quattrocento, testimoniano la vocazione commerciale del paese: essi sono una sorta di prolungamento della bottega che si trovava nel locale al piano terra in cui il negoziante esponeva le sue merci. Insieme a quello di Romano di Lombardia, sono quelli più estesi e conservati. In alcuni tratti dei portici sono ancora visibili delle linee orizzontali in rilievo che ricordano il diritto di passaggio al coperto della cittadinanza.

8 – PARTECIPARE ALLA SAGRA DELLA PATATA

Questo evento, caratteristico della città di Martinengo, si celebra ogni anno a settembre e dura una settimana. Ha l’obiettivo di pubblicizzare il tubero, ancora poco conosciuto ma la cui produzione sta aumentando sempre più. La patata di Martinengo si caratterizza per la sua pasta bianca o leggermente gialla. Viene prodotta in due tipologie, la novella che viene raccolta a fine giugno, e la tradizionale raccolta dal 15 agosto.

9 – AMMIRARE IL SANTUARIO DELLA MADONNA DELLA FIAMMA

Inizialmente si trattava di un’intima cappella, con un altare in marmo e tre ingressi. Nei primi anni dell’Ottocento, il Santuario venne restaurato ed assunse caratteri decisamente più neoclassici. L’affresco della Madonna col Bambino dipinto nel 1500 diede il nome al luogo sacro. Sulla parete di destra all’interno si può ammirare una tela, il cui autore è sconosciuto, che raffigura la Natività. Vi è un’altra tela che rappresenta il terzo ordine francescano, dipinta da Enea Salmeggia alla fine del Cinquecento.  

10 – VISITARE CHIESA DI SANT’AGATA

Questa Chiesa appare per la prima volta in una pergamena del 1141, e non era la prima del luogo. Le sue dimensioni erano però notevolmente ridotte rispetto a quelle attuali e l’ambiente meno accogliente. Acquisì importanza durante l’epoca dei Comuni, quando i Ghisalbertini la inglobarono entro le mura. Lungo il fianco destro della Chiesa si innalza il campanile, alto 55 metri, alla cui sommità è posto un tempietto a pianta ottagonale di Virginio Muzio.

Michela Berta

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