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“La bolla asiatica rischia di trascinarci, la Cina copi la Fed: immetta liquidità”

Per cercare di comprendere cosa sta succedendo sui mercati di tutto il mondo dopo il crollo di Shanghai abbiamo chiesto lumi a Gianmaria Martini, docente di Economia all'Università di Bergamo.

Panico sui mercati mondiali, Borse a picco dall’Asia all’America passando per l’Europa. Quello che è successo nella giornata di lunedì 24 agosto 2015 a livello finanziario fa temere, e probabilmente a ragione, una recrudescenza della crisi da cui Usa e Ue stanno lentamente riprendendosi dopo sette anni di guai. Una crisi che non ha investito in precedenza i Paesi emergenti, Cina in primis che dal 2008 a oggi ha sempre visto crescere il proprio Pil, ma che oggi è nell’occhio del tifone.

Per cercare di comprendere cosa sta succedendo abbiamo chiesto lumi a Gianmaria Martini, docente di Economia all’Università di Bergamo. 

Professore, cominciamo a capire di cosa stiamo parlando. Ce lo spiega?

Quella che vediamo adesso è principalmente una crisi del mercato e dell’economia asiatici.

A cosa è dovuta?

E’ dovuta a una bolla sul mercato azionario cinese. Una bolla che si temeva da tempo perché i prezzi della Borsa di Shanghai erano cresciuti troppo. Un po’ come è successo nel 2008 e 2009 negli Stati Uniti.

Perché si è arrivati a questa bolla?

Diciamo subito che l’economia cinese è particolare e forse noi occidentali non riusciamo a comprenderla fino in fondo. Perché la Cina è politicamente un Paese comunista, non democratico, ma economicamente qui esiste la proprietà privata, c’è il capitalismo. Noi immaginiamo i Paesi dell’ex blocco sovietico che erano comunisti in tutto… Là non è così: la Cina oggi è un sistema misto.

E questo cosa comporta?

Comporta che ovviamente chi ha un patrimonio cerchi il modo migliore per farlo rendere. Dal momento che la popolazione cinese è immensa e che soprattutto nelle città si è addensata negli ultimi decenni la parte più benestante della popolazione che, dotata di capitale ha iniziato a investirlo, ecco che il mercato azionario è cresciuto moltissimo, in modo eccessivo direi.

Che problema c’è se il mercato azionario cresce, anche tanto?

C’è che a un certo punto gli investitori pensano che più di così le loro azioni non potranno salire e cominciano a vendere: così la Borsa scoppia, è questa la bolla.

Una situazione che, diceva, gli Stati Uniti conoscono, vero?

Appunto, è successa la stessa cosa negli Stati Uniti e il timore è che la bolla del mercato azionario si riversi sull’economia reale.

Come?

Quando i prezzi delle azioni scendono, i capitali diminuiscono e questo porta a un calo del potere d’acquisto e quindi della domanda. E’ quello che è successo in Cina. E se succede in Cina, in un mercato emergente, mette a repentaglio l’intera economia mondiale perché le imprese occidentali qui investono, qui esportano i loro prodotti e finisce che i prodotti americani o europei non abbiano più quel ricco mercato.

Quale è la reazione della Cina a questa bolla dei mercati?

La Banca Popolare cinese ha svalutato in tre volte, una decina di giorni fa, lo yuan, per un totale del 5%.

Qual era l’obiettivo della svalutazione?

Quello di sostenere le esportazioni, cioè ha cercato di bilanciare la minore domanda interna (diminuita per via della mancanza di capitali a seguito della bolla) con un incremento delle vendite all’estero.

E ci è riuscita?

A dire il vero questo ha creato tensioni, soprattutto negli Stati Uniti e di fatto non basta a risolvere il problema dell’economia interna, della carenza di capitale e della nuova povertà del Paese.

Il crollo delle Borse mondiali fa capire che questo non è un problema solo cinese…

Certo che no. Perché proprio mentre il mondo occidentale sta riemergendo dalla crisi che data dal 2008, il mercato cinese rischia di venir meno o comunque ridimensionarsi, e ricordiamo ancora che i mercati asiatici sono quelli che negli ultimi anni hanno acquistato molto dall’Occidente.

Quindi i rischi sono anche per l’Italia e per le imprese bergamasche?

Sì. Questa situazione tocca soprattutto le imprese che in Cina hanno fatturati consistenti. Sono a rischio.

Ma dal momento che la svalutazione non è bastata, quale soluzione va adottata?

Diciamo che la crisi occidentale qualcosa ha insegnato, nostro malgrado. Abbiamo imparato da un lato che il mercato finanziario deve essere equilibrato, che serve un controllo, e dall’altro ci ha insegnato come reagire alle situazioni difficili.

Come reagire?

Con la politica delle banche centrali. Il quantitative easing.

Cioè?

Cioè una iniezione di massa monetaria, di liquidità insomma, che fa leva sulla domanda interna con politiche monetarie espansive e non su quella esterna su cui agisce la svalutazione. Ha avviato questa scelta la Fed e infatti gli Usa sono usciti dalla crisi prima dell’Europa. Quindi anche la Banca centrale europea si è adeguata.

Lei pensa dunque che questa sia la strada?

Sì, ritengo che la Cina debba intervenire in questo modo. Resta da capire se lo farà.

Commenti

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  1. Scritto da giuseppe

    Lasciare l’euro in soldoni vuol dire che un mutuo di 100.000 euro diventa di 200 milioni di lire, mentre uno stipendio di 1500 euro diventa di 1 milione e mezzo di lire…

  2. Scritto da nino cortesi

    Mi pare un mondo strapieno di balle portentose.
    Le cose reali sono la gente che è disperata e la gente che muore di fame mentre pochi ci banchettano sopra.
    Napoleone fu sconfitto a Waterloo, ma i disperati potrebbero tornare alla battaglia e forse vincere.

  3. Scritto da chester

    L’economia mondiale è un sistema di vasi comunicanti, se le produzioni vanno in Cina i lavoratori/clienti europei calano fino all’equilibrio.Francamente, facendo due calcoli di massima per ordini di grandezza, avevo previsto il tutto nel lontano 2005.Non ascoltate mai gli economisti; quando il bocconiano entra nello stabilimento il fallimento si avvicina, quando il tutto è sotto la supervisione di un bravo ingegnere la produzione fila liscia.

    1. Scritto da beppe

      Facendo 2 calcoli per ordine di grandezza ci può dire che succede nel 2025? Grazie per la eventuale risposta…

      1. Scritto da beppe

        “verande per tutti” mi avrebbe risposto…

        1. Scritto da chester

          ..sarebbe bastata un poco di pazienza! Ciao

          1. Scritto da giuseppe

            Io la pazienza ce l’ho… Ma nel 2025 che succede?

  4. Scritto da beppe

    Lessi una volta un articolo in cui Gianni Agnelli sosteneva che solo i sistemi democratici e liberali sono un terreno sicuro per chi vuol fare impresa. In Cina e paesi limitrofi non mi sembra ci sia ancora la democrazia. Ci si arricchisce e basta… Questo non può durare…

    1. Scritto da ???????

      Perché, in america che fanno?

      1. Scritto da giuseppe

        Negli Usa comandano le multinazionali… Quindi non è un paese democratico…

  5. Scritto da G. Lebowski

    Bon avete voluto la globalizzazione,adesso accettatene le conseguenze anche voi…

  6. Scritto da nino cortesi

    Piange sempre la povera gente.
    L’esposizione è chiarissima.
    Quando però piangeranno i detentori di capitali a favore di chi i capitali non li ha?
    Reddito minimo mondiale, equità mondiale.
    Contano le persone non gli artifici di parte.

    1. Scritto da Andrea

      Un’altra volta l’euro ha rappresentato un solido baluardo di fronte a quest’ennesima bolla speculativa. Cosa sarebbe successo se l’Italia fosse uscita dalla moneta unica? Quale sarebbe oggi il cambio della lira (o altra moneta scelta al posto dll’euro) nei confronti delle altre monete?
      Grillini e fascio-leghisti sanno cosa significa veramente abbandonare l’euro?

      1. Scritto da europirla

        Abbandonare l’euro vuol dire ritornare alla sovranità nazionale. Stampare la propria moneta in funzione della propria economia, e non quella di altri. Bloccare l’importazioni di merci straniere, e produrre noi quelle merci, visto che ne siamo capaci. Così facendo si farebbe lavorare la nostra gente e non i cinesi: difficile da capire Andrea? E si impippi la globalizzazione visti i risultati.
        Stop agli europirla, visto anche qui la miseria che ha prodotto in 20 anni di questa moneta straniera.

        1. Scritto da e vendere...?

          “…produrre noi per far lavorare…” . Per lavorare in maniera continuativa bisogna anche vendere … Produrre porta i costi, vendere porta i ricavi.
          Per vendere bisogna essere competitivi che vuol dire tante cose tra cui fare innovazione, essere ben organizzati, avere una buona gestione.
          Quella è ‘l’economia reale’. Se c’è la competitività la misuri in €, $, talleri ma alla fine c’è. Se non c’è -nostro caso – non è cambiando moneta che si fa.

        2. Scritto da Beppe

          Azz idee innovative….come in Corea del Nord.

          1. Scritto da europirla

            Gli europirla con le idee innovative dell’euro e della globalizzaziuone imperversano, fino a quando perderanno la casa.
            Basta che in Cina svalutino e questi si ritrovano per strada
            Azz… come in Corea del Nord. Ma fai funzionare il cervello, Beppe, almeno di fronte ai fatti

          2. Scritto da Beppe

            Quindi la soluzione è l’autarchia??

        3. Scritto da Mondialpirla

          E il resto del mondo ti sta a guardare quando blocchi le importazioni ( quali ? gas, petrolio, materie prime ….. ), o forse blocca le tue esportazioni ? Autarchia ? E i soldini che ti hanno dato per finanziare metà del tuo debito pubblico e il tuo tenore di vita ? Glieli rendi dal tuo conto personale ?

      2. Scritto da Alberto

        Ecco il solone pd di turno: con la crisi cinese chi ci può perdere di più è soprattutto l’Italia che faticherà ulteriormente ad esportare i propri prodotti proprio a causa dell’euro che in pochi giorni si è apprezzato di circa il 6% sul dollaro e di circa il 10% sullo yuan. Essendo molte delle produzioni da export italiane a medio valore aggiunto (al contrario di Germania e Francia), chi ci perde sono principalmente le nostre aziende, non potendo agire sul cambio a causa dell’Euro.

        1. Scritto da Giuseppe

          Abbandonare leuro in soldoni significa che un mutuo di 100.000 euro diventa 200 milioni di lire… Mentre uno stipendio di 1.500 diventa 1milione500.000 lire. C.que sto ancora aspettando che il Chester ci dica cosa succede nel 2015. “verande per tutti, dove sei?”

        2. Scritto da Beppe

          Eh invece avessimo avuto la nostra liretta con i tassi probabilmente al 7-8% come minimo, questa turbolenza ci avrebbe avvantaggiati, vero?

        3. Scritto da Elio

          Quindi ci stai spiegando che è meglio essere sull’orlo della bancarotta così si svaluta e si esporta di più ? Forse c’è anche l’inconveniente che quando arrivi a quel punto qualcuno salta, forse c’è anche l’inconveniente che le importazioni costano molto di più e con una moneta svalutata dall’estero ti comprano come ai saldi (cosa già puntualmente accaduta alla ns industria nei decenni scorsi). No ?

          1. Scritto da Alberto

            1. Uno Stato a moneta sovrana non può fallire, per definizione. Con moneta stranieria (euro) sì.
            2. “Le importazioni costano molto di più”: per caso il prezzo della benzina si è dimezzato da quando il petrolio è sceso da 100$ a 50 al barile? No, son quasi tutte tasse.
            3. “Dall’estero ti comprano come ai saldi”: succede giusto in questi anni di euro in cui le ns. imprese diventano prede soprattutto a causa di una moneta che non viene adeguata al sistema economico italiano, ma al tedesco.

          2. Scritto da Gino

            Vediamo di non spararle troppo grosse. Tuttalpiù sono più al sicuro gli stati il cui debito è interamente in mani NAZIONALI, e non è certamente il ns caso.

          3. Scritto da Elio

            1) Per definizione come l’Argentina ? (mi scappa da ridere !) . 2) E tutte (TUTTE) le materie prime ? (l’Italia non ne ha , te lo comunico in caso non lo sapessi) 3) Ai tempi delle grandi svalutazioni hanno comprato l’intera industria produttiva italiana , dalla chimica alla farmaceutica , al “bianco”, alla grande distribuzione , al dolciario , all’elettronica ecc ecc

          4. Scritto da Beppe

            La mia era una risposta ironica….