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Ospedale di Bergamo: l’esame delle urine diventa screening per malattie renali

All'Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo è in fase di sperimentazione una nuova modalità per l'esame completo delle urine. Una svolta nei tempi e nei modi delle diagnosi delle malattie renali".

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Al laboratorio di analisi chimico cliniche dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, sotto la direzione del Dott. Alberto Crippa, è in fase di sperimentazione una nuova modalità per l’esame completo delle urine, che prevede su tutti i campioni il dosaggio delle proteine e dell’albumina (in rapporto alla creatinina) anche quando non espressamente richiesti.

Questi esami apriranno la strada a un diffuso e precoce screening delle malattie renali, in virtù dell’ormai assodato rapporto tra la presenza di proteine nelle urine e la salute dei reni, scavalcando di fatto altri esami considerati ormai inutili, come il dosaggio della birulina per le malattie epatiche e la presenza di glucosio nelle urine per il diabate.

"Se eseguita bene, ogni analisi delle urine può fornire un contributo prezioso alla diagnosi di molte malattie, soprattutto renali, che possono essere intercettate precocemente e quindi trattate in tempo e in modo molto efficace – ha spiegato Giuseppe Remuzzi, direttore della Nefrologia e del Dipartimento di medicina dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII -. I reni, infatti, sono instancabili lavoratori, che non danno segni evidenti della propria sofferenza a meno che le patologie non siano in fase avanzata. Eseguire un dosaggio sulle urine, in tutti i campioni, di proteine e albumina in rapporto alla creatinina e in maniera precisa come stiamo facendo a Bergamo, significa contribuire alla diagnosi precoce delle malattie renali e anche cardiovascolari".

Uno studio del 2012, ad opera del Dipartimento di medicina renale dell’Istituto Mario Negri e degli allora Riuniti di Bergamo – tra l’altro pubblicato sulla prestigiosa rivista Journal of the American Society of Nephrology – dimostra come vi sia un legame diretto e proporzionale tra la presenza di albumina nelle urine dei pazienti diabetici e l’incremento del rischio cardiovascolare.

Le analisi vengono attualmente svolte da due nuove apparecchiature, che affiancheranno le strisce reattive: una tecnica basata sulle differenze di colore ormai consolidata ma non sempre precisa. L’unica alternativa per ottenere risultati affidabili fino ad oggi era quella di eseguire il dosaggio delle proteine sulle urine delle 24 ore, ma la procedura di raccolta è complicata e in quanto tale esposta ad errori che possono alterare il referto finale.

"Sappiamo che il dosaggio delle proteine e dell’albumina in rapporto alla creatina consente di evidenziare le malattie renali, anche se in fase iniziale, e può essere importante nella prognosi di diverse patologie – ha spiegato Maria Grazia Alessio, Responsabile dell’Area Specialistica del Laboratorio analisi chimico cliniche -. Considerando che il nostro laboratorio processa circa 400 campioni di urina al giorno, abbiamo opportunità importanti per restituire al clinico un quadro veramente esaustivo della salute del paziente, specialmente per quanto riguarda la funzionalità dei reni".

Il GIAU (Gruppo Italiano Analisi Urine) – di cui fanno peraltro parte Maria Grazia Alessio e Rudi Ravasio del Papa Giovanni XXIII – consapevole dei limiti diagnostici delle strisce reattive, ha preparato nuove linee guida sulle modalità più corrette per eseguire l’esame completo delle urine. Le novità saranno presentate ad Ottobre nell’ambito di Urinology 2015, un convegno interamente dedicato alla moderna visione dell’esame delle urine, con i dati raccolti durante questi mesi di sperimentazione al Papa Giovanni di Bergamo. L’unica Azienda Ospedaliera in Italia a poter vantare un settore dedicato alla diagnostica urinaria.

"Le due nuove apparecchiature sono state integrate in un complesso processo diagnostico, che prevede anche un approfondimento specialistico al microscopio su campioni selezionati, reso possibile grazie all’alto livello di competenze professionali dei nostri operatori – ha precisato Rudi Ravasio, Responsabile del Settore di Diagnostica Urinaria del Laboratorio analisi chimico cliniche del Papa Giovanni – il carico di lavoro aggiuntivo viene ricompensato dalla convinzione che contribuiamo davvero alla diagnosi precoce delle malattie renali. Non è tuttavia indispensabile avere delle apparecchiature dedicate: il dosaggio delle proteine e dell’albumina può essere seguito anche da altri strumenti normalmente già in dotazione in un laboratorio. Quello che cambia è l’assetto organizzativo".

Questo consentirà – una volta terminata la fase di sperimentazione e presentate le nuove linee guida – di estendere questa pratica anche ad altri ospedali. In 3 mesi sono già più di 20 mila le analisi eseguite, di cui una quota significativa con riscontri patologici che il sistema tradizionale non avrebbe riconosciuto.

"A fronte di un leggero aumento dei costi, possiamo ottenere tantissimi vantaggi clinici con un’accuratezza e una prontezza diagnostiche uniche in Italia, utili per evitare in futuro tantissimi casi di insifficienza renale – ha commentato Carlo Nicora, direttore generale dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo – Siamo consapevoli di essere protagonisti di una svolta nei modi e nei tempi delle diagnosi delle malattie renali".

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