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Ospedale, l’idea di Nicora: offrire cure e interventi a pagamento agli stranieri

Non è detto che sarà lui il direttore generale del nuovo super-assessorato al Welfare, ma Carlo Nicora, direttore dell'Ospedale Papa Giovanni XXIII, la sua rivoluzione nella sanità la sta già studiando. Il suo progetto è apparentemente semplice: aprire l'ospedale di Bergamo. Esami, cure e operazioni a pagamento per quanti dall'estero chiedono di poter essere curati qui. E sono tanti: solo nei primi sette mesi del 2015 sono arrivate 75 richieste da parte di stranieri.

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Non è detto che sarà lui il direttore generale del nuovo super-assessorato lombardo al Welfare, ma Carlo Nicora, direttore dell’Ospedale Papa Giovanni XXIII, la sua rivoluzione nella sanità la sta già studiando. Il suo progetto è apparentemente semplice: aprire l’ospedale di Bergamo, un ospedale 5 stelle ha sempre detto, ad attività solventi. Esami, cure e operazioni a pagamento per quanti dall’estero chiedono di poter essere curati qui. E sono tanti: solo nei primi sette mesi del 2015 sono arrivate 75 richieste da parte di stranieri.

Davanti alla mannaia dei tagli, Nicora vorrebbe trovare risorse per reinvestirle nel Papa Giovanni XXIII: “Il nostro ospedale ha sia le capacità sia le professionalità: perché non offrire cure e interventi a pagamento a chi non le ha? All’estero per esempio, all’Est europeo”.

Si può fare?

“È abbastanza semplice da un punto di vista organizzativo, facilissimo per il campo professionale, complicato dal punto di vista burocratico-amministrativo. Perchè la burocrazia esige che si rispetti una serie di norme, ma soprattutto non siamo abituati a pensare che gli ospedali pubblici facciano attività per solventi, per persone che pagano. Abbiamo sempre avuto questa idea negativa che se uno viene e paga ci deve essere qualcosa di losco dietro. Dobbiamo sfatare questa leggenda, perché questo ospedale può offrire benissimo cure, esami ed interventi a pagamento senza interferire su quella che è l’attività del sistema sanitario nazionale”.

Perchè è così difficile allora da attuare?

“Perchè si tratta di una rivoluzione e perché l’argomento è delicato. Io sono un sostenitore di questa idea, non solamente per gli stranieri: penso anche ad alcuni professionisti italiani. Anche se comprendo che ci vuole un po’ di equilibro. Però mi chiedo: perché uno che ha un’assicurazione privata deve andare nel privato a farsi operare? Per quale motivo? Giornalisti, magistrati, calciatori hanno un’assicurazione privata. Tra l’altro se un paziente ha la sua assicurazione, il sistema sanitario nazionale non paga e quindi risparmia”.

E questi fondi andrebbero a supplire i tagli che impone la Regione e lo Stato?

“No, andrebbero a incentivare i fondi per migliorare i servizi della struttura ad altri pazienti. Adesso, con questa struttura, il Papa Giovanni rinnovato, la sua organizzazione e l’efficienza abbiamo un’opportunità che sarebbe logico sfruttare”.

È capitato che qualcuno bussasse alla porta del Papa Giovanni per avere cure ed esami in privato?

“Sì. E molti. Alcuni mesi fa un venerdì, un gruppo di libici atterrò ad Orio al Serio e chiedevano una batteria di esami da riconsegnare per il lunedì. Pagavano in contanti. Abbiamo valutato il da farsi, ma poi l’organizzazione di allora non ci ha permesso di esaudire la richiesta”.

E?

“Hanno chiesto a un’altra struttura sanitaria privata della città”.

Di che cifre stiamo parlando?

“Una stima? Circa 15mila euro”.

Come si può superare il problema burocratico?

“Stiamo costruendo una piccola organizzazione, una piccola équipe. Ma si deve costruire dentro le regole della pubblica amministrazione. Una volta trovata la via giusta, il Papa Giovanni potrebbe aprirsi a questa grande opportunità”.

A chi si è rivolto per portare avanti la sua idea: direttamente al Governo, a Renzi?

“No. Il mio riferimento sono i funzionari della Regione Lombardia”.

Oltre al Papa Giovanni potrebbe aprirsi una possibilità anche per altri ospedali lombardi?

“Sì, credo che questa strada possa essere percorsa da circa sette ospedali lombardi. In una delle bozze della riforma è prevista la costruzione dell’agenzia per la promozione del sistema socio sanitario lombardo che forse apre a questa possibilità”.

Come le è venuta questa idea?

“Il Papa Giovanni XXIII ha sottoscritto un’intesa con il Venezuela: è la fondazione di una grande compagnia petrolifera manda qui alcuni bambini a fare il trapianto di midollo. Questi rapporti nascono solamente grazie ai rapporti personali. Relazioni che aveva anche l’artigiano del Settecento, ma nel terzo millennio si deve avere la capacità di farle diventare più imprenditoriali. Non per fare business, ma se attraverso un’apertura si possono fare 500 trapianti di midollo in Lombardia, per me da qui passa l’internazionalizzazione del Papa Giovanni”.

Intanto l’ospedale di Bergamo, come dicevamo, da gennaio a luglio 2015 ha già avuto 75 richieste da pazienti stranieri (esclusi quelli arrivati in pronto soccorso e i residenti in Italia): per 34 l’istruttoria è stata completata; per 17 è in corso; per 24 non c’è stato seguito per vari motivi (decesso del paziente, motivi clinici, mancato accordo, interruzione dei contatti…). Molti arrivano dalla Serbia (15), dall’Albania (9), dal Sudamerica, dall’Africa. 

Soprattutto per interventi di trapianto: 24 d’organo (4 da vivente) e 11 di midollo.

"Tra quelli andati a buon fine ci sono anche i pazienti inviati da Fondazione Bolivar: (Simon Bolivar Foundation Inc. di Houston ) per trapianti di midollo. Ci sono alcuni ministeri della sanità (Romania e Serbia) e anche pazienti inviati da no profit in collaborazione con Regione Lombardia, o inviati da compagnie di assicurazione (Svezia, Macedonia, Serbia)". 

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Commenti

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  1. Scritto da Ufficio Stampa Papa Giovanni XXIII

    La signora Tereskova ha scelto di rivolgersi al nostro ospedale in libera professione, quindi pagando di tasca propria e senza interferire con le attività del servizio sanitario regionale.

  2. Scritto da Ufficio Stampa Papa Giovanni XXIII

    Le nuove attività per stranieri sono svolte dal personale al di fuori degli orari di lavoro previsti dai contratti nazionali. Non sottraggono risorse destinate ai cittadini, anzi: le somme ottenute sono reinvestite per migliorare il servizio pubblico. Le liste d’attesa vanno valutate sull’offerta complessiva del territorio. Il PG23 non può rispondere da solo a tutte le richieste, specie a quelle garantite anche da altre strutture pubbliche o accreditate.

    1. Scritto da pato

      spero sia uno scherzo.

    2. Scritto da incompreso

      [continua] Che le liste d’attesa siano funzione dell’offerta complessiva del territorio è cosa ragionevole. E’ altrettanto ragionevole considerare che l’offerta sia funzione di come vengono usate le risorse, persone e strumenti. Se gli strumenti – senza entrare nel discorso degli orari delle persone – vengono usati per aprire al mercato, l’offerta complessiva del territorio viene ridotta.

    3. Scritto da incompreso

      Le risorse di un’organizzazione sono persone e strumenti – le stesse mura dell’ospedale sono uno strumento. Se si decide di “offrire cure a pagamento agli stranieri” (ovverosia: di aprirsi al mercato internazionale della sanità), quelle risorse appaiono deviate da quella che dovrebbe essere la loro destinazione: garantire servizi sanitari ai cittadini. Questione meramente contabile e gestionale, di nuovo. [segue]

  3. Scritto da rota bruno

    in qualsiasi ospedale,clinica,fondazione,etc, italiana se vai per prenotare una visita di qualsivoglia genere i tempi d’attesa sono a distanza di mesi o anni, ma appena pronunci le paroline magiche “in privato cosa costa? ” risposta precisa su prezzo e tempi certi uno due giorni oppure una settimana se servono tempi di preparazione !!! quindi? di chi la colpa ?

  4. Scritto da mao

    Puo spiegarci come e chi ha pagato l’intervento alla signora Tereskova,grazie e tanti saluti.

  5. Scritto da mao

    Il signor Nicora o mente oppure spieghi ai cittadini/contribuenti,con quale modalità,per modalità intendo,DRG,SOLVENTE,ACCORDI BILATERALI;CARITAS,FONDI EUROPEI,perché un paio di settimane orsono su l’eco di bergamo compariva il signor Nicora con il primario ortopedico dell’ospedale e altri capi e capetti,e tronfi del personaggio che aveva scelto l’ospedale per farsi applicare una protesi d’anca,la signora in questione è Valentina Tereskova prima donna nello spazio,russa.

  6. Scritto da Carlo saffioti

    Ottima idea!! Mi auguroossa essere realizzate. Vedo solo difficoltà di carattere ideologico.

    1. Scritto da saffio carlotti

      a parte gli errori di battitura, il suo commento è imbarazzante! si permette di definire “difficoltà di carattere ideologico” quelle di tutte le persone che, a differenza sua, non si possono permettere visite private e sono costrette ad aspettare mesi perchè il servizio pubblico non funziona. ora, ideologicamente o meno, prima si fa funzionare il servizio, poi se ne può parlare.

    2. Scritto da Raffaella

      Ah è una difficoltà di carattere ideologico se per una visita oculistica mi danno appuntamento per settembre 2016? Non è per caso una difficoltà della macchina pubblica inefficiente?

    3. Scritto da incompreso

      Commento interessante: Quali difficoltà ideologiche vede? Come vede dal punto di vista gestionale che si ritenga ci sia capacità operativa disponibile per servizi a pagamento?

  7. Scritto da Incompreso

    Se l’ospedale può offrire servizi a pagamento significa che ci sono risorse non utilizzate per erogare servizi ai cittadini all’interno del servizio sanitario pubblico. Quindi:o l’ospedale è sovradimensionato, nelle strutture e nell’organizzazione, o il servizio è sotto-erogato. Né destra né sinistra: una mera questione gestionale.

  8. Scritto da usiamo il cervello

    Per una visita oculistica mi son sentito dire che c’è disponibilità a settembre (ma del 2016!!!)
    Forse il sig. Nicora dovrebbe prima occuparsi di queste cose, per cui è lautamente pagato…

  9. Scritto da lalla

    se questo potesse servire a migliorare i servizi ai mutuati italiani perchè no? ma lo scopo dovrebbe essere quello e solo quello.
    all’ultimo esame di controllo effettuato in senologia mi è stato detto di prenotare una ecografia di controllo a 6 mesi di distanza. recatami al cup centrale per prenotare l’impiegata malamente mi ha chiesto se fossi seria, visto che il primo posto libero era a 2 anni di distanza!!

  10. Scritto da Pluto

    Nicora si preoccupi di azzerare le liste d’attesa degli italiani prima di pensare a trasformare un ospedale pubblico in una clinica privata… di proprietà pubblica. Dopo l’acciaio di stato ci sarà l’ospedale di stato ? Magari facendo lavorare l’ospedale per i cittadini dalle 6 alle 20 in modo da azzerare i tempi di attesa.

    1. Scritto da Lapalisse

      Il solito approccio ideologico prevenuto ed ottuso, ma forse dietro la demagogia del pubblico democratico e del privato profittatore c’è la comoda spartizione dei clienti, facoltosi e paganti alle cliniche private, indigenti e gratuiti a carico di tutti, e forse le liste di attesa sono così lunghe proprio perché diamo tutto a tutti, ci ha mai pensato?

      1. Scritto da Luca

        E’ risaputo che le liste d’attesa sono interminabili perché anche nel campo medico la macchina pubblica è inefficiente come in quasiasi altro settore del pubblico impiego. Poche ore di lavoro settimanali. Ha mai avuto bisogno di una visita specialistica? Meglio per lei, altrimenti solo vedendo i tempi d’attesa potrebbe rimanerci secco di colpo. Una vera vergogna italiana! Poi chiaramente fanno i superman su casi da prima pagina

  11. Scritto da simone

    Mi sembra normale e giusto non vedo perché i contribuenti italiani debbano pagare le cure agli stranieri. è così in tutto il mondo!