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Filagosto gremito per i Verdena Una serata magica nel segno della musica rock fotogallery video

Sul palco di Filago la band ha servito sul piatto del menù ben 21 canzoni, la maggior parte delle quali estratte dagli ultimi lavori del trio bergamasco, vale a dire 'Endkadenz Vol. 1' e 'Wow'.

Se il nome ‘Verdena’ risalta in caratteri cubitali sui cartelloni dei festival di tutt’Italia, un motivo pur ci sarà. Figuriamoci a Filago, dove Alberto e Luca Ferrari e Roberta Sammarelli giocano in casa.

Così, dopo qualche giorno di digiuno, il Filagosto già pregustava la grande abbuffata: un’abbuffata che, giovedì 6 agosto, ha servito sul piatto del menù ben 21 canzoni, la maggior parte delle quali estratte dagli ultimi lavori del trio bergamasco, vale a dire ‘Endkadenz Vol. 1’ e ‘Wow’.

Il pubblico, ovviamente, era quello delle grandi occasioni. Ma i campanilismi qui non c’entrano: che i Verdena siano cresciuti all’ombra delle mura venete alla gente del Filagosto interessa poco (i live dei tre ragazzi di Albino, del resto, registrano sold-out ovunque): segno che sono le loro capacità artistiche a marcare la differenza.

Un orgoglio per la città di Bergamo – certo – ma anche per la scena rock italiana tutta, che può esporre in vetrina un ensemble di levatura internazionale; perché, alla faccia dei numerosi detrattori, i Verdena lo sono eccome.

E il loro percorso artistico, soggetto a continue metamorfosi e giunto con ‘Endkadenz Vol.1’ ad invidiabili livelli di maturità, è lì a certificarlo.

Ed è proprio una tripletta estratta dal nuovo album ad aprire il concerto: i macigni sonori di ‘Inno del perdersi’ sono una gioia per l’udito, seguiti dallo smaliziato piglio pop di ‘Un po’ esageri‘ e dall’elettrica ‘Sci Desertico’; ‘Loniterp’ farebbe morire d’invidia gli Interpol più ispirati, mentre ‘Lui Gareggia‘ è una scheggia impazzita che movimenta ancor di più la tonnara del sottopalco.

Stessa sorte che tocca al travolgente alt-rock di ‘Derek’.

Ma alle sonorità più abrasive i nostri sanno anche abbinare melodie più smussate ed inedite, come quella di ‘Contro La Ragione’ – con Alberto al pianoforte – e la suggestiva ballata acustica di ‘Nevischio’. Il concerto procede che è una meraviglia: i momenti di maggiore enfasi, tuttavia, li regalano l’evergreen ‘Valvonauta’ – che a quasi vent’anni di distanza si conferma uno dei pezzi più amati dai fans – e i riffoni da k.o immediato di ‘Muore Delay’ e ‘Don Calisto’: la testa va su e giù da sola.

La spaziale ‘Funeralus’ chiude un’ora e mezza abbondante di concerto.

In scaletta mancava ‘Alieni tra di noi’, forse uno dei brani migliori del nuovo album. I Verdena non saranno di certo alieni, ma delle mosche bianche sì, da preservare e tutelare all’interno dello stagnante panorama rock e alt-rock italiano. Dei fuoriclasse, punto. Con buona pace dei detrattori.

Fabio Viganò

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