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Il Consiglio regionale approva a maggioranza la riforma della sanità

La riforma della sanità lombarda è stata approvata dal Consiglio del Pirellone nella serata di mercoledì 5 agosto. Quarantasei i voti favorevoli e 28 contrari: a favore Lega, Lista Maroni, Forza Italia, NCD, Fratelli d’Italia e Gruppo Misto; contrari PD, Patto Civico e M5Stelle.

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La riforma della sanità lombarda è stata approvata dal Consiglio del Pirellone nella serata di mercoledì 5 agosto.

Quarantasei i voti favorevoli e 28 contrari: a favore Lega, Lista Maroni, Forza Italia, NCD, Fratelli d’Italia e Gruppo Misto; contrari PD, Patto Civico e M5Stelle.

Così ha sintetizzato il significato della riforma il presidente del Consiglio Raffaele Cattaneo: “Nuovi utili da reinvestire in ambito sanitario e un sistema più moderno e aggiornato: il nuovo sistema socio-sanitario ha ora un riferimento normativo utile ad affrontare le sfide di una società che cambia, integrando ancora meglio e più direttamente l’ambito sanitario con il territorio e quindi con i suoi cittadini. La sanità lombarda si avvicina sempre di più alla persona, risponderà meglio alle esigenze dei pazienti e sarà ancora più orientata alla cura del malato e delle cronicità”.

E i relatori Angelo Capelli (NCD) e Fabio Rizzi (Lega) sottolineano: “Riduzione sensibile dei costi, dimezzamento delle attuali ASL, aumento dei controlli, accesso più facile e veloce a visite ed esami, aumento della prevenzione. Sono solo alcuni degli elementi di novità che questa riforma introduce. L’obiettivo è così quello di passare dalla semplice cura del paziente al "prendersi cura" con continuità del paziente, anche a domicilio, dando vita a una vera e propria rete territoriale diffusa e capillare. Non si tratta – aggiungono Rizzi e Capelli – di una cancellazione della legge precedente, ma di una sua evoluzione per aggiornarla e adeguarla dopo 18 anni alle nuove esigenze della società di oggi. Nel far questo saranno mantenute e ulteriormente valorizzate le esperienze e le specificità professionali ospedaliere”.

“Regione Lombardia – ha detto in Aula il Presidente Roberto Maroni-  prevede di recuperare, con la riforma a regime, circa 300 milioni di euro, risorse che saranno poi reinvestite nel sistema sanitario a vantaggio degli stessi cittadini lombardi, in particolare per ridurre i ticket sanitari, le liste d’attesa e le rette delle Residenza Sanitarie per Anziani”. La riforma votata oggi definisce la nuova governance sociosanitaria lombarda e sarà seguita in autunno da un nuovo provvedimento legislativo, già approdato in Commissione e che interverrà in particolare su prevenzione, salute mentale, malattie rare, veterinaria e rapporti con le Università.

I principali contenuti della riforma

Le ATS (Agenzie di tutela della salute) avranno funzioni di gestione, programmazione e controllo, oltre che di supervisione sulla continuità delle cure ai malati cronici e gravi. Spetteranno loro l’accreditamento delle strutture sanitarie e socio sanitarie, la negoziazione e l’acquisto delle prestazioni sanitarie e socio sanitarie. Ne vengono istituite 8 che sostituiscono le attuali 15 ASL: nascono pertanto le ATS Insubria (Varese e Como), Brianza (Monza e Lecco), Bergamo, Brescia, Pavia, Val Padana (Cremona e Mantova), Città Metropolitana (Milano e Lodi) e quella della Montagna (Sondrio, Valtellina e Valcamonica).

La legge istituisce inoltre 27 ASST (Aziende socio sanitarie territoriali): rispetto al documento approvato in Commissione Sanità, vengono aggiunte cinque nuove aziende socio sanitarie territoriali, Niguarda e Gaetano Pini a Milano, Spedali Civili a Brescia, Papa Giovanni XXIII a Bergamo e Crema.

Alle ASST spetterà il compito di erogare le prestazioni sanitarie e socio sanitarie: dovranno garantire le prestazioni e le cure territoriali in sinergia con gli ospedali che confluiranno nelle Aziende stesse. Ogni ASST avrà un direttore generale unico, ma al proprio interno sarà suddivisa in due strutture tra loro distinte che avranno gestione e bilanci separati: il Polo ospedaliero affidato a un direttore sanitario e la Rete territoriale affidata a un direttore sociosanitario.

La Regione potrà comunque istituire nuove aziende ospedaliere, secondo i requisiti previsti dalla normativa nazionale vigente.

La riforma prevede anche la nascita di una Agenzia di vigilanza e controllo sull’erogazione delle prestazioni e delle cure sanitarie e sociosanitarie, che dovrà agire in collegamento con le singole ATS.

L’Agenzia sarà costituita da un direttore nominato dal Presidente della Giunta regionale e da un Comitato di Direzione composto da 3 persone nominate su indicazione della Conferenza dei gruppi regionali di minoranza o estratte a sorte tra 10 nominativi, sempre di indicazione dei gruppi di minoranza.

Nel rispetto della legge Bassanini e delle facoltà in capo al Presidente della Giunta regionale, viene istituito l’Assessorato regionale unico al Welfare che comprende i precedenti assessorati alla Salute e alla Famiglia e Solidarietà sociale: saranno scorporate le deleghe al Volontariato e alle Pari opportunità.

Introdotta anche l’abolizione graduale dei ticket in base al reddito fino a 32mila euro, già recepita in occasione dell’assestamento di bilancio approvato a fine luglio.

Critiche le opposzioni.

“Questa riforma è una grande incompiuta, che non asseconda la grande ambizione, da cui era partita, di affrontare i mutamenti nella società –ha dichiarato il capogruppo del PD Enrico Brambilla, motivando il voto contrario del suo gruppo-. È una legge dimezzata perché affronta solo la governance, timida perché non porta a termine l’integrazione tra servizi sanitari e sociosanitari mantenendo la duplicazione tra ATS e ASST che impallerà il sistema, e, infine, senza copertura finanziaria, soprattutto sulle parti più innovative. Riconosciamo passi avanti, come la riforma dei ticket, che saranno finalmente più equi, l’agenzia di controllo che sarà indipendente e più efficace, le nomine che saranno sottratte alla lottizzazione, e l’eliminazione della legge Daccò. Rimane il grosso problema dell’aggregazione degli ospedali”.

“Come opposizione più di così non potevamo fare –ha commentato Umberto Ambrosoli del Patto Civico-. Con spirito costruttivo abbiamo preso parte al tavolo di lavoro. Abbiamo introdotto qualche miglioramento, primo fra tutti l’abolizione del ticket per le fasce deboli. Abbiamo ritirato 24 mila emendamenti. Ma non c’è stato nulla da fare: questo progetto di legge è una cosa nata storta, così storta che non si può raddrizzare! Al punto che la stessa maggioranza non la chiama più ‘riforma’ ma ‘evoluzione’!  E su molti punti cruciali, dalla natura delle Aziende ospedaliere, al Polo unico per l’Infanzia, al rapporto tra manager e territorio, bisognerà ritornare a discuterne a settembre. Peccato tutta questa fretta, si poteva fare meglio e con coerenza di visione: la vera cosa che purtroppo manca!”.

“Siamo riusciti a ottenere un’Agenzia dei Controlli con ruolo di controllo e verifica del sistema e dei flussi di dati e abbiamo costretto la maggioranza ad adottare il principio di stabilizzazione del personale sanitario precario –hanno detto Dario Violi e Paola Macchi del M5Stelle-. Sulle nomine dei manager, per valorizzare merito, professionalità e competenza, abbiamo ottenuto che le designazioni possano avvenire scegliendo da una shortlist stilata da una apposita Commissione indipendente. Rimane però un giudizio fortemente negativo sulla riforma, che purtroppo non scardina il sistema formigoniano e soprattutto il disequilibrio verso il privato che continuerà a essere finanziato. Con questo provvedimento, per l’ennesima volta in questi due anni, in Lombardia si scrive Maroni ma si legge Formigoni.

 

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Commenti

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  1. Scritto da usiamo il cervello

    Certo che il PD non si smentisce mai. Tiket finalmente più equi??? Con Renzi che innalza la soglia di non punibilità per gli evasori e questi che faranno pagare i ticket (aumentati) ai soliti dipendenti e pensionati che hanno pagato tasse e contributi sanitari, mentre i soliti evasori, extracomunitarti, lavoratori in nero etc. continueranno a non pagare nulla e a intasare i pronto soccorso per banalità. I veri malati (che hanno lavorato una vita) ringraziano sentitamente

  2. Scritto da roberta

    Meno male che qualcuno ha voglia di difendere le nostre buone cose di Bergamo, soprattutto dal punto di vista medico e scientifico!

  3. Scritto da mavala

    Forse a Maroni interessa recuperare 300 milioni da regalare a quelli della BREBEMI?

  4. Scritto da Stefano Magnone

    Il vero scandalo è vantarsi del mantra della libera scelta, dopo gli esempi del sistema di Formigoni.