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Rapina con la sega: “Mio marito uomo buono in balia del gioco d’azzardo”

Parla la moglie del 23enne cinese arrestato per la rapina alla sala giochi e scommesse “Fair Play” di via Borgo Palazzo: “Da due anni circa soffre di ludopatia, ossia gioco d’azzardo patologico. Due anni in cui si è rovinato perdendo il lavoro e facendo debiti con banche e connazionali”.

“La rapina è stata un gesto sconsiderato di una persona che non aveva più contatti con la realtà, che era in preda all’impulso del gioco: mio marito è una vittima tra le tante della ludopatia, aiutatelo e non condannatelo”: l’appello, umile e consapevole, è della signora Hu, moglie di H.Y., cittadino cinese di 23 anni arrestato il 27 luglio scorso a San Paolo d’Argon dagli agenti della Polizia di Stato su indicazione dell’Autorità Giudiziaria.

Un’ordinanza applicativa di custodia cautelare in carcere dopo che era stato ritenuto responsabile di una rapina nella mattinata del 2 luglio nella sala giochi e scommesse “Fair Play”, in via Borgo Palazzo 226 a Bergamo: l’uomo, con il volto parzialmente coperto travisato da una maschera di cartone, sotto la minaccia di una sega da falegname, si era fatto consegnare dalla titolare dell’esercizio ben 16mila euro.

In quelle fasi concitate e durante la fuga, il rapinatore aveva procurato alcune escoriazioni alla spalla destra della donna: grazie alle immagini registrate dall’impianto di videosorveglianza e alla testimonianza dei presenti la Polizia era poi riuscita ad identificarlo.

A distanza di una decina di giorni sulla vicenda interviene la moglie del cittadino cinese, con una lunga lettera che non vuole assolutamente sminuire la gravità di un gesto da lei stessa definito “folle”: “Desidero informare i giornali, che hanno riportato la notizia di cronaca, delle cause che hanno portato a questo folle gesto: mio marito da due anni circa soffre di ludopatia, ossia gioco d’azzardo patologico. Due anni in cui si è rovinato perdendo il lavoro e facendo debiti con banche e connazionali. La rapina è stata un gesto sconsiderato di una persona che non aveva più contatti con la realtà, che era in preda all’impulso del gioco. Non voglio negare la gravità del gesto, infatti sono vicina alla Signora che ha subito le lesioni, e anche a tutte le famiglie che si trovano nella stessa situazione rovinate dallo Stato che ha legalizzato, commercializzandolo il gioco d’azzardo. Mio marito è un uomo buono, uno come tanti, incapace di parlare della sua inadeguatezza, che ha perso la testa per il gioco. Sono sicura egli non voleva far male a nessuno. E’ ora il caso di chiedersi: quante altre famiglie dovranno ancora rovinarsi per il gioco d’azzardo?”.

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