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Troppi aiuti pubblici agli immigrati? L’assessore: il 70% va ai bergamaschi

Maria Carolina Marchesi, assessore ai Servizi Sociali del Comune di Bergamo, interviene nel dibattito “Bergamo senza immigrati”. Nei commenti dei cittadini c'è spesso l'accusa che ci sia più attenzione agli immigrati rispetto ai bergamaschi. L'assessore: “Falso. Il 70% delle nostre risorse va ai bergamaschi, il 30% agli immigrati. Assistiamo chi ha bisogno e risponde a certi parametri”.

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“Gli aiuti economici dei servizi sociali del Comune di Bergamo rispondono proporzionalmente al 70% alle richieste dei bergamaschi, mentre per il restante 30% per le esigenze degli immigrati”. Con questa affermazione Maria Carolina Marchesi, assessore ai servizi sociali di Palazzo Frizzoni, risponde ai molti commenti polemici di chi, di fronte al problema dell’immigrazione, cavalca una battaglia politica e polemica.

Assessore, come e perché può nascere un’affermazione simile?

“È semplice. Spesso chi fa questa affermazione non conosce la realtà. O peggio: ha chiesto un aiuto al Comune di Bergamo non avendo i requisiti e se ne esce lanciando un’accusa falsa”.

Gli immigrati non hanno tolto risorse ai problemi dei bergamaschi in difficoltà?

“La presenza degli immigrati non ha assolutamente allentato l’attenzione, nemmeno per un minuto, per quelle che sono le problematiche che presentano i cittadini della nostra città. Problematiche per le quali cerchiamo delle risposte che siano significative. Anche se andrebbe fatto un appunto”.

Quale?

“I servizi sociali rispondono alle richieste dei più deboli, sia che essi siano bergamaschi o immigrati. Stiamo parlando di persone che vivono in una situazione di fragilità. Noi abbiamo diversi campi nei quali interveniamo con delle azioni che sono a sostegno del mantenimento di un livello di vita accettabile, oppure che hanno come obiettivo la ricomposizione di questo livello di vita che è stato perso. Inoltre abbiamo sotto controllo e monitoriamo situazioni di fragilità che potrebbero diventare negative”.

Come?

“Nel primo caso utilizziamo i contributi economici che noi possiamo erogare in considerazione delle normative regionali e nazionali. Ne cito alcuni: per esempio, il fondo nazionale per le politiche sociali che viene utilizzato per gli anziani, per i minori o con chi ha fragilità, magari come malattie, o è in cura psichiatrica. Abbiamo poi la possibilità di intervenire con dei contributi del minimo vitale del riscaldamento e possiamo contribuire con interventi destinati al reddito, con un piccolo incremento. Proprio in questi giorni abbiamo ripristinato il fondo famiglia-lavoro con un contributo di 20 mila euro. Dal settembre 2014 al febbraio scorso abbiamo aiutato sessanta famiglie con questo fondo grazie ad una cifra analoga. Ora, con il nostro contributo e uno di pari importo da parte della Mia, dovremmo arrivare a fine anno. Cifre che ben spiegano la richiesta che viene avanzata ai nostri uffici”.

Senta, quindi chi ha bisogno e bussa a Palazzo Frizzoni, un aiuto lo trova sempre?

“Trova se ha le condizioni per poterlo richiedere quell’aiuto. Qualcuno dice: sono andato in Comune, ho chiesto e non mi hanno dato. Ecco questa, mi permetta di dirlo, è una scusa vergognosa. Qui si deve fare chiarezza e specificare: chi chiede in che condizioni è? Per esempio, per chi è senza lavoro, noi abbiamo la possibilità di offrire dei corsi propedeutici al lavoro che danno un piccolo contributo di 300 euro al mese. Mi rendo conto che non sono sufficienti per vivere, ma a questo si aggiungono il pagamento delle utenze e un aiuto alla spesa. È chiaro però che se la persona che potrebbe lavorare non accoglie questa proposta, al terzo diniego dell’offerta di lavoro che gli viene sottoposta, il Comune blocca tutto. Il nostro obiettivo è che la persona che stiamo aiutando torni ad essere autonoma. Poi sappiamo che ci sono casi particolari, che sono cronici. Ma sono rari”.

Chi chiede quindi deve avere certi requisiti.

“Naturalmente. Ci sono dei parametri che vanno rispettati per una questione di giustizia sociale, di trasparenza e di onestà nei confronti di tutti: da parte di chi ha bisogno, di chi contribuisce con le imposte sul proprio reddito a sostenere lo stato sociale e dalle istituzioni e associazioni”.

Per esempio?

“Affrontare certe emergenze richiede una collaborazione trasversale. Il Comune di Bergamo ha creato una rete con molte realtà presenti sul territorio, penso alla Caritas e al Patronato San Vincenzo, proprio per poterle fronteggiare”.

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Commenti

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  1. Scritto da il polemico

    il leader dei city angels di milano,in una recente intervista ammetteva che in questi tempi sia il loro gruppo che la caritas danno precedenza all’emergenza illegali rispetto ai senza tetto italaini,perchè ,parole sue,fa più tendenza o visibilità aiutare un africaqno rispetto ad un italiano,e poi perchè non essendoci risorse per tutti, i secondi rimangono estromessi,e l’assessore dice che non è vero nulla…quanti senzatetto italiani sono ospitati in hotel 4 stelle tutto spesato?

  2. Scritto da kurt Erdam

    Fra le osservazioni citrulle non si considera il”dove vanno a finire(e chi ne fruisce)”tutte le tasse,i contributi e le trattenute che pagano direttamente dalla busta paga tutti gli immigrati che lavorano qui regolarmente(purtroppo ce ne sono troppi che lavorano in nero per colpa di quei ladri che evadono e sfruttano comunque tutti i servizi pagati dai lavoratori regolari immigrati o meno,per il nero qui da noi va molto l’edilizia mentre al sud va di più la raccolta di pomodori,olive ecc.)

  3. Scritto da DANILO

    La popolazione di Bergamo non è costituita dal 30% di immigrati. Ergo in percentuale stanno ottenendo molto di più rispetto agli italiani. E qui si parla solo di soldi spesi per i regolari. Andiamo a vedere cosa ci costano gli irregolari, partendo dalla sanità. Se non erro la Regione Lombardia deve ancora ricevere un CENTINAIO di milioni di euro di rimborsi per le cure ai clandestini negli ultimi 10 anni. Risorse che avremmo potuto assolutamente gestire per la popolazione regolare.

  4. Scritto da Enzo

    Ma cosa sta dicendo? Basta scaricarsi le graduatorie PUBBLICHE di tutti i benefits e agevolazioni varie per vedere che la percentuale è INVERTITA!
    Tuttavia…anche se fosse vero…visti i dati ufficiali…non mi pare normale destinare il 30% al 10% della popolazione (che quasi sempre figura nullatenente e equindi nullapagante) e il 70% al 90% della popolazione che paga il 99% delle tasse, tocket, biglietti trasporti pubblici, multe ecc?
    Ma aprite gli occhi…

    1. Scritto da Franco

      Se non ci fossero gli immigrati ma solo bergamaschi “poveri” ci sarebbe comunque qualcuno che direbbe “Però quei soldi arrivano dalle tasse di classi medio-alte, non è giusto che vadano ad altri”. Forse conviene fare un ripassino di quello che è la costituzionale redistribuzione del reddito.

    2. Scritto da miro

      Ma quel 90%, visto che paga tutto, vuol dire che è benestante quindi non ha bisogno di aiuti pubblici