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Il dipendente-sindacalista: “Italcementi? Temo molto per i lavoratori”

Gabriele Mazzoleni, già dipendente e sindacalista all'Italcementi ed ex-segretario della Filca-Cisl Bergamo, commenta la vendita del gruppo di via Camozzi al colosso HeidelbergCement: “Un'operazione poco chiara, alla vigilia della lunga pausa estiva, senza aver coinvolto i lavoratori che sono la vera forza della grandezza Italcementi. A rischio i 900 dipendenti della sede”.

"La vendita Italcementi? Da lavoratore e da sindacalista mi ha ferito. Provo rabbia e un grande rammarico”. Gabriele Mazzoleni, già dipendente e rappresentante sindacale in Italcementi, ex-segretario della Filca-Cisl Bergamo negli anni della grande crisi dell’edilizia non nasconde il suo dispiacere per la vendita di Italcementi al gruppo tedesco HeidelbergCement. “Ora aspettiamo l’incontro fissato a Roma per il 4 agosto, quando Italcementi in Federmaco presenterà il nuovo piano industriale – precisa Mazzoleni, oggi nel Consiglio generale Filca di Sondrio – sarà interessante allora vedere davvero il futuro di chi resta in Italcementi”.

Come legge questa operazione?

“In modo critico, perché non c’è stato nessun coinvolgimento dei lavoratori e del sindacato. I dipendenti meritano rispetto perché se Italcementi in questi 151 anni di storia è diventata un colosso, il merito è anche di chi ha lavorato nelle cave e nelle cementerie in condizioni non proprio ottimali. Italcementi fa il cemento, non il cioccolato per intenderci”.

Si trattava di un’operazione delicata e complessa che poteva essere compromessa da un annuncio. Non crede? Basta guardare come ha reagito la Borsa dopo che si è saputo.

“Sì, ma Italcementi non è stata nuova a ristrutturazioni in questi anni di crisi. Ristrutturazioni che sono pesate anche sui lavoratori e che sono state rese possibili grazie alla collaborazione dei sindacati. I dipendenti non sono sacchi di cemento. Ripeto, si poteva trattare diversamente”.

Metodo a parte, cosa la preoccupa?

“L’impoverimento del territorio. In questi lunghi anni di crisi, in cui l’edilizia ha pagato un prezzo altissimo, abbiamo assistito alla chiusura di ottime imprese di costruzioni. Sono stati otti anni durissimi. E questa vendita è un colpo durissimo. È inutile dipingerlo come un accordo che ci proietta nel futuro. Da Heildelberg hanno già annunciato che non intendono fare doppioni con la sede. Il primo pensiero va dunque alle 900 persone circa che lavorano nella sede di via Camozzi. Impossibile non immaginare a breve l’annuncio di esuberi”.

Non la rassicura l’affermazione di Carlo Pesenti, consigliere delegato di Italcementi, che ha dichiarato al Sole 24 Ore: “Negli ultimi due anni abbiamo portato la realtà di Italcementi a un livello dimensionale coerente con il mercato italiano, attuale e prossimo venturo”?

“Mi auguro che il prossimo 4 agosto, presentando il piano industriale, riaffermi questo principio. Ma sono davvero preoccupato per i tremila dipendenti italiani di Italcementi. Temo una situazione ben diversa”.

Aspettiamo quindi l’incontro di Roma?

“Sì, ma non sono sereno. Per la modalità, ma anche per i tempi con cui è stata annunciata la vendita”.

I tempi?

“Alla vigilia di agosto, del lungo periodo delle ferie si annuncia un’operazione di questo tipo? Poi si spinge in là l’incontro con i sindacati per presentare il piano industriale e così se ne riparlerà a settembre o ottobre, quando, è prevedibile, annunceranno per strategie globali il numero degli esuberi”.

Non crede che il mercato globale abbia scandito tempi e modalità diverse di agire con le alleanze e le aggregazioni del settore?

“Inutile che mi si sottolinei la globalizzazione. I miei genitori, bergamaschi, si sono conosciuti da emigranti in Svizzera. È da tempo che c’è la globalizzazione. Allora come oggi. Penso ai giovani che stanno fuggendo all’estero in cerca di un lavoro perché in Italia non c’è nessuna possibilità. Di fronte a queste operazioni dovremmo anche porci alcune domande”.

Senta Mazzoleni, proviamo a fare un’ipotesi: martedì prossimo a Roma incontra i vertici di Italcementi e le annunciano… che cosa vorrebbe?

“Che Carlo Pesenti dica: con l’operazione Heidelberg assumeremo centinaia di giovani”.

Se così fosse così, lei che cosa farà?

“Mi alzo e lo bacio. E non scherzo. Mi creda”.

Commenti

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  1. Scritto da beppe

    Il sindacato purtroppo non è più un interlocutore ritenuto necessario. Questo anche per le vergognose commistioni con la politica (quando il segretario di cgl cisl uil si dimettono dove vanno? In parlamento dai loro padroni politici). In francia i camionisti quando scioperano lo fanno per minimo 15 giorni… Qui 1 massimo 2. E allora cosè sto sindacato? Chi fa impresa se ne fa un baffo dei nostri sindacati, con buona pace di chi ha dato l’anima per loro.

  2. Scritto da Denis

    Si rivolga a Renzi, col quale andate d’accordo

    1. Scritto da Max

      A onor del vero la CISL fino al 2011 andava d’accordo anche col tuo caro leader Berlusconi. Quindi non lamentarti di quello che dicono i suoi rappresentanti, è sopratutto colpa tua che li hai appoggiati per anni.

      1. Scritto da Mark

        Mah, sinceramente da parecchio tempo CISL,UIL e compagnia bella son di fatto una mafia unica che pensa solo ai propri interessi piuttosto che a quelli dei lavoratori. Non si risparmia uscite ovvie e spesso allarmiste. Ma poi di concreto che fanno? Si siedono al ristorante con Renzi, Berlusconi e amici vari.