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Verdena ospiti a Bgnews: “Il nostro nuovo album? Bello e ignorante” – Video fotogallery

Il gruppo bergamasco (orfano di Luca) è passato a trovarci in redazione per una chiacchierata organizzata per presentare l'attesissima data del 6 agosto, quella che vedrà il trio sul palco del Filagosto: "Bergamo, sveglia. In città serve un festival come si deve. Ma c'è bisogno di un'altra mentalità".

di Luca Bassi

Probabilmente a loro la cosa non fa nemmeno piacere. Ma da qualche anno a questa parte i Verdena non sono più un gruppo come tanti altri. Sono diventati, infatti, uno dei gruppi rock più importanti d’Italia. E a Bergamo, poi, loro sono "il" gruppo.

Albinesi doc dal chiaro accento delle Valli orobiche, Alberto, Luca e Roberta il 6 agosto saranno sul palco del Filagosto per quello che, ormai, è diventato il grande evento dell’estate musicale della nostra provincia, con il tormentone “a Filago i Verdena gratis” capace di far passare in secondo piano anche i dibattiti sull’accoglienza – giusta o meno – dei profughi nella palestra del paese.

Per presentare quell’attesissima data il trio è stato ospite della redazione di Bergamonews (no, Luca non è venuto e non è nemmeno una notizia: su Facebook c’è persino una pagina chiamata "Lamentarsi di Luca che non c’è mai nelle interviste dei Verdena"), per una chiacchierata che ha cercato di ripercorrere i primi anni di carriera del gruppo, di capire i progetti futuri del trio e, naturalmente, di svelare qualche anticipazione sul nuovo album, "Endkadenz – Parte 2", in uscita il prossimo 28 agosto.

Partiamo dai primi anni ’90: come è iniziata l’avventura dei Verdena?

R- E’ iniziata come quelle di tanti altri gruppi: partecipavamo a più concerti possibili, eravamo giovanissimi e cercavamo di inserirci in ogni data. Volevamo partecipare a tutte le rassegne perché per noi essere davanti ai giudici era già il più bello dei concerti. Poi nel 1997 abbiamo incontrato, proprio ad un concorso, quello che è stato il nostro primo manager. E’ stato lui a darci quella spinta di cui avevamo bisogno.

A- Ricordo che quando l’agente della Universal è venuto a sentirci si è rotto l’impianto fonico. Abbiamo dovuto girare verso il pubblico le casse che avevamo sul palco e incrociare le dita: eravamo tutti convinti che sarebbe stato un disastro, invece tre mesi dopo avevamo il nostro primo contratto.

In quegli anni vi succedevano spesso cose simili?

R- Ci succede ancora oggi: chiudiamo un concerto e ci diciamo "è stato uno schifo", poi torniamo sul palco e vediamo il pubblico impazzito.

A- Siamo spesso autocritici.

Può essere il segreto di tanto successo quell’autocritica?

R- Forse. Ma di certo non ti fa vivere bene.

Sul palco oggi come gestite gli imprevisti del live?

A- I problemi non si gestiscono in quei casi, si passa oltre e basta. A Brescia la scorsa settimana abbiamo dovuto interrompere "Isacco nucleare" per colpa di un cavo dei pedali della batteria di Luca che si era spostato e faceva un rumore assordante. Ci siamo fermati dopo un minuto di canzone e siamo passati a quella dopo. Ormai non mi andava più di tornare su quel pezzo.

Nel 2016, se i conti sono esatti, i Verdena spegneranno le loro prime venti candeline: eventi in programma?

A- Nemmeno l’ombra.

R- Direi di no, non è proprio nella nostra natura fare manifestazioni autocelebrative. Continueremo a lavorare come abbiamo sempre fatto.

In vent’anni di carriera ci sono stati dei momenti difficili?

A- Artisticamente direi di no, umanamente sì, molti. Ma si sono sempre risolti dopo una bella e sana litigata.

R- Litigare, quando convivi con altre due persone 365 giorni l’anno, fa parte del gioco. Noi ogni tanto sbrocchiamo e ci diciamo in faccia quello che ci passa per la testa in quei momenti, così risolviamo e andiamo avanti.

Quindi niente cali di ispirazione?

A- Capita magari il mese in cui non prepariamo niente, ma il mese dopo si rimedia. I frutti, diciamo, arrivano sempre alla fine.

Alberto e Luca come vivono il rapporto tra fratelli sul palco, durante le prove, durante le registrazioni?

A- Lo viviamo come due semplici fratelli che da piccoli si menavano appena possibile. Ecco, oggi non ci meniamo più (anche perché lui, nel caso, mi ammazzerebbe) ma a livello psicologico ci scontriamo moltissimo. Anche con Roberta è così: ormai lei è diventata una nuova sorella per me e per Luca.

R- Sì, diciamo che a noi le "sclerate", ogni tanto, fanno bene.

Giornali e riviste rimarcano sempre le vostre origini bergamasche. Un vanto o un fastidio?

A- Un fastidio no di certo, ci mancherebbe. Quando mi capita di chiacchierare coi romani vengo sempre sbeffeggiato: “ma come cazzo parli?” mi dicono quelli che sono abituati a sentirmi cantare. Io ci rido sopra, mi piace fare un po’ il gioppino per il mio accento di Albino. Un accento che, comunque, mi tengo stretto.

Il fatto di essere cresciuti in un piccolo paese come Albino vi ha caratterizzato?

A- I posti dove viviamo sono sempre stati una fonte di ispirazione per noi. Ispirazione visiva da trasformare poi in musica. Può suonare un po’ strano, ma io non cambierei con niente i miei boschi, il mio ruscello, le mie mucche.

Quanto c’è di tutto questo nei sette album dei Verdena?

A- Tutto. "Requiem" finisce con la registrazione di una processione che passava vicino al paesello, con dei cani che abbaiavano in sottofondo.

A Bergamo faticano a prendere piede i grandi eventi musicali, completamente cancellati negli ultimi anni. I Verdena, da bergamaschi, come vivono questa lacuna?

A- Molto male. Bergamo è una città bellissima, potrebbe avere un festival tutto suo che in molti ci invidierebbero. Sarebbe una figata pazzesca, in pochi altri hanno la location di Città Alta a disposizione. Perché non lo organizziamo per davvero? Due giorni e basta, rompiamo i coglioni per due soli giorni. Promesso.

R- Sarebbe davvero bello, sì. Ma a questa città manca una cosa fondamentale, la mentalità: se dovessi fare un concerto al Lazzaretto a 90 db penso che mi rifiuterei, non ne varrebbe proprio la pena. O si cambia la mentalità, oppure è inutile.

Passiamo alle domande dei lettori. Chiedono ad Alberto se i due figli li indirizza su un certo tipo di musica o se oppure li lascia liberi di scegliere.

A- I miei figli sono liberissimi di decidere. Il più grande sta iniziando ora a sperimentare e qualche volta mi piazza anche qualcosa di “inascoltabile”. Ecco, in quei casi lo blocco al quinto merdosissimo ascolto e cerco di fargli capire che così non va bene. Ma per il resto è libero di ascoltare quello che vuole.

Quando voi eravate piccoli cosa passava nelle vostre case?

A- A casa mia i Beatles, che mia mamma adorava. E poi tanta musica italiana che oggi odio. Non Mango, però: non lo ascolto da anni ma alcune sue melodie mi sono rimaste dentro. Ho un bellissimo ricordo di lui.

R- A casa mia c’era sempre Michael Jackson. Prima lo odiavo a morte, ora lo apprezzo moltissimo. Poi sono cresciuta coi Guns N’Roses e con qualche cantautore italiano: Dalla, Bennato, Venditti, De Gregori. Ah, e mia madre ascoltava sempre Bryan Adams e Phil Collins.

E la “buona musica” quando l’ha scoperta Alberto?

A- Da adolescente, quando fortunatamente ho capito che non c’era solo la musica italiana che girava in casa mia. Pink Floyd, Emerson, Lake & Palmer e Beatles sono stati i miei punti di riferimento in quegli anni.

E’ vero, Alberto, che lei non riascolta mai gli album dei Verdena una volta pubblicati?

A- No, non riesco più perché durante la registrazione lo sento così tante volte che poi basta, mi esce dalle orecchie.

Un lettore chiede a Roberta: sei fidanzata? E quando torni in palestra?

R- La donna del gruppo, tutte queste domande idiote toccano sempre a me. Comunque ho sempre poco tempo a disposizione, in palestra ci vado ancora. Mercoledì, ad esempio, c’ero.

A- E per gli uomini garantisco io: ne ha sempre a decine. Si è persino dovuta trovare un agente per gestire tutti i morosi.

Tanti lettori, invece, vi chiedono se un giorno sarà possibile l’uscita di un album con i vostri più grandi successi rivisitati. Bestemmia o possibilità?

R- Non avrebbe molto senso e no, non è tra i nostri progetti. Capita a volte durante i concerti di arrangiare in modo diverso dei pezzi vecchi, ma tutto si ferma lì.

A- A me però piacerebbe remixare il nostro primo disco, "Verdena". Diciamo che sarei curioso di vedere cosa potrebbe venir fuori. Poi magari sarebbe uno schifo.

Il grosso dei fan che ci ha scritto, però, ci chiede info sul nuovo album: li accontentiamo?

A- Cosa possiamo dire? Che è bello? Che la copertina è blu? Di certo che va comprato, quello è sicuro.

R- E’ molto bello.

Dai, qualche anticipazione.

A- E’ strettamente collegato a “Endkadenz – Parte 1”. Anzi, è lo stesso disco. La forma è quella.

R- La divisione dei brani è stata fatta alla fine delle registrazioni, poteva anche essere completamente diversa.

A- Secondo me, però, il secondo disco ha un tiro un po’ diverso, un po’ meno serio del primo. Diciamo che è un po’ più ignorante.

Molti lettori ci hanno chiesto di farvi questa domanda, forse perché hanno paura che un giorno vi possiate sciogliere: nessuno dei tre ha mai pensato a una carriera, o anche solo ad una parentesi, da solista?

R- Io no, non riuscirei a immaginarmi da sola. Esistono delle collaborazioni che il singolo fa con qualche altro gruppo ma niente di più.

A- Nemmeno io, non avrebbe senso. Se mi nasce dentro un pezzo bello, che so che potrebbe funzionare, lo butto giù per i Verdena. Probabilmente se dovessi avere una parentesi da solista ci metterei solo brani del cazzo, quelli che scarto oggi. Quindi sarebbe inutile.

 

I Verdena ospiti a Bgnews: guarda la gallery (Foto di Pamela Rovaris)

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