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Italcementi non ha svenduto Operazione in tempi rapidi per non restare all’angolo

Il passaggio di Italcementi da Italmobiliare della famiglia Pesenti al gruppo tedesco Heidelberg Cement è la dimostrazione che dopo la lunga crisi il mercato ha tempi strettissimi e stritola chi non si adegua. Certo, l'Italia e Bergamo perdono un colosso, ma la Borsa premia l'operazione.

L’aria non è quella dell’aprile 1992 quando con 1.500 miliardi di vecchie lire Giampiero Pesenti, alla guida di Italcementi, rilevò il 36% di Ciments Français. Si trattò della maggior acquisizione all’estero mai fatta fino ad allora da un gruppo italiano.

Martedì sera invece, dopo le prime indiscrezioni pubblicate dal Financial Times sulla cessione della famiglia Pesenti di Italcementi al gruppo tedesco Heidelberg Cement, i telefoni hanno iniziato a diventare roventi e sull’Italia, e in particolare su Bergamo, è sceso un clima di sconfitta. Legittimo.

Poi è scaturita una preoccupazione sia da parte industriale sia dai sindacati, con qualche eccezione dal mondo dell’edilizia.

Il Bel Paese perde il quinto gruppo mondiale del cemento che aveva casa a Bergamo, in via Camozzi: chiaro nella sua analisi è stato Andrea Moltrasio, già vicepresidente nazionale degli industriali.

La vendita di Italcementi è un temporale estivo che segna la fine della stagione. Una gelata che cambierà la fisionomia del raccolto. È inutile negare, giocando con le parole, quella che in realtà è un’incolmabile perdita.

Preso atto di questo ci si deve spingere più in là nell’analisi.

La crisi economica che perdura dal 2008 ha scandito altri tempi. Lo dimostra il fatto che Tenaris Dalmine al crollo del prezzo del petrolio è corsa subito ai ripari, con mesi di anticipo, riducendo la produzione, non aspettando come invece fece alcuni anni fa.

Il temporeggiare, oggi, pesa e costa caro. Anzi, carissimo.

E ancor di più nel mondo dell’edilizia.

Così la sintesi di Giampiero Pesenti, 84 anni, presidente di Italmobiliare, contiene il nocciolo dell’operazione che ha portato alla vendita di Italcementi al gruppo tedesco Heidelberg Cement: “Un imprenditore sa che l’importante è garantire lo sviluppo futuro dell’attività più che arroccarsi nella continuità del controllo dell’azienda”.

Capitano d’industria, più d’azione che di parole, Giampiero Pesenti dà una lezione di economia: dopo la fusione tra la svizzera Holcim e la francese Lafarge nello scacchiere europeo era nato il primo colosso mondiale del cemento. La crisi del settore, la velocità del mercato chiedeva una decisione decisa, quasi immediata.

Non è escluso che Pesenti senior avesse anche accarezzato la scalata a qualche altro concorrente dopo aver portato a casa, 23 anni fa, il colosso francese di Ciments Français.

Ma le scalate non erano più possibili per una serie di motivi.

Anche, e forse soprattutto, perché il sistema bancario nazionale è quello che è. Del salotto buono del capitalismo italiano, quello della Mediobanca di Cuccia per intenderci, non è rimasto che un solitario divanetto a margine dei grandi affari.

E allora che si fa? Si vende. E si vende bene.

Perché il gruppo Italcementi è sano, non sembra aver scheletri nell’armadio, ha tagliato i rami secchi e gli impianti rimasti sono stati rimessi a nuovo. La controllata Ciments Français è stata completamente assorbita lo scorso anno come voleva il mercato dando un ordine e una pulizia al gruppo Italcementi. 

Così, un gruppo sano, nuovi brevetti innovativi, un centro ricerca di prim’ordine e Palazzo Italia all’Expo… insomma, i Pesenti hanno venduto, ma non hanno svenduto. Non hanno corso quel rischio che avrebbe potuto stritolarli nei tempi rapidissimi che esige ora il mercato e le alleanze che si stanno muovendo sullo scacchiere globale.

E la famiglia bergamasca siederà nel consiglio di sorveglianza del colosso tedesco – che già conosceva perché aveva concesso alcuni brevetti di cementi – grazie ad una quota che oscilla tra il 4 e il 5,3%.

Ma forse i tedeschi non sanno una cosa. L’uomo che siederà in quel consiglio, quasi sicuramente Carlo Pesenti, 52 anni e consigliere delegato di Italcementi dal 2004, non è solamente l’erede di una famiglia imprenditorale bergamasca dal passato illustre, negli anni ha dimostrato di essere un imprenditore capace e attento, oltre che un uomo generoso nella sua discrezione.

E la conferma che l’operazione è stata giocata nei tempi e nei modi giusti arriva dalla Borsa, dove l’Italcementi sta compiendo un rally facendo guadagnare gli investitori. Le azioni dell’azienda controllata dalla famiglia Pesenti nella giornata dopo la vendita si sono avvicinate al prezzo di Opa fissato a 10,6 euro con un rialzo del 49 per cento.

A dimostrazione che quel vascello delle costruzioni, ormai da tempo nei mari dell’economia mondiale, era ed è un gruppo ben guidato dalla postazione di via Camozzi, nel cuore di Bergamo.

Commenti

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  1. Scritto da paolo

    Grazie ai nostri Politici Fuoriclasse ed ai Sindacalisti Fannulloni ….cosi ci si può aspettare dai Nostri Grandi imprenditori
    MEDITATE

  2. Scritto da Azzz !

    Non dormivamo la notte senza sapere se la famiglia Pesenti ci avesse guadagnato o meno. E’ quello che conta, adesso siamo tutti più tranquilli.

  3. Scritto da Lella

    Sono d’accordo con tutti i vostri commenti qui sotto! Lella

  4. Scritto da lilli

    temo che l’autore dell’articolo si sia fermato a lodare le tasche ben riempite della Famiglia, senza soffermarsi a fare una rapida riflessione sulle conseguenze: Heidelberg ha già chiaramente comunicato che non è nella loro politica avere due sedi centrali. ah, in futuro, consiglio di fare anche due chiacchiere con le persone che questa situazione la stanno vivendo sulla loro pelle, tanto per avere un quadro un pò più completo della situazione. Consiglio, neh…se proprio avete del tempo

  5. Scritto da Roger

    Peccato che il problema non è se ha svenduto o non ha svenduto.
    Il problema è che ha venduto.

    1. Scritto da paolo

      Be ma un imprenditore normalmente investe per guadagnare e non per perdere…lei cosa farebbe al suo posto
      Certo che al giorno d’oggi la nostra politica fa di tutto per far scappare gli imprenditori….però di Sindacalisti Disoccupati non ne avremoai Tranquilli
      AVANTI COSI

  6. Scritto da Alberto

    Infatti la questione non è il prezzo di vendita, lautamente vantaggioso per i Pesenti, ma le fabbriche italiane che nei prossimi mesi inizieranno a chiudere a tutto vantaggio di quelle tedesche. Tipico del neo-colonialismo finanziario, tedesco in particolare.

  7. Scritto da Desperados

    “La famiglia italiana siedera’ nel consiglio del colosso tedesco….” e a fare cosa, a scaldare la sedia, perche a decidere saranno i tedeschi. Purtroppo e’ vero, i tempi corrono, e i mali dell’imprenditoria italiana vengono al pettine. Un uomo come Cuccia che teneva a bada pseudoimprenditori come i Pesenti e molti altri, facendo in modo di tenere in piedi l’industria italiana, purtroppo non ce ne sono piu’. E i risultati si vedono