BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Brother Giober scova due promesse per l’estate E lancia la sua play list

Diciamolo chiaro, in giro non c’è molto di eclatante, e non sono previste uscite di particolare rilievo. Quindi il nostro Brother Giober ha approfittato per fare un giro tra i canali più alternativi, fra gli artisti meno conosciuti, per trovare qualcosa di interessante. Ed ecco un’artista sconosciuta ma....: Courney Barnett. E un altro giovane, giovanissimo: Christian Lopez con la sua Band.

Diciamolo chiaro, in giro non c’è molto di eclatante, e non sono previste uscite di particolare rilievo. Quindi ho approfittato per fare un giro tra i canali più alternativi, fra gli artisti meno conosciuti, per cercare di trovare qualcosa di interessante e possibilmente nuovo. Credo di averlo trovato: ecco qui un’artista sconosciuta ma molto piacevole: Courney Barnett. E un altro giovane, giovanissimo: Christian Lopez al debutto con la sua Band. Infine i miei brani dell’estate.

Giudizio:

* era meglio risparmiare i soldi e andare al cinema

** se non ho proprio altro da ascoltare…

*** in fin dei conti, poteva essere peggio

**** da tempo non sentivo niente del genere

***** aiuto! Non mi esce più dalla testa

ARTISTA: Courtney Barnett

TITOLO: Sometimes I Sit Down and Think, Sometimes I Just Sit Down

GIUDIZIO: ****

Courtney è australiana ed ha 27 anni, due occhi di un colore abbagliante e un viso da brava ragazza che, probabilmente, non è.

Questo è il suo disco d’esordio, dopo che ha fatto parte di un gruppo, Immigrant Union, in qualità di corista e successivamente alla pubblicazione di una manciata di EP. Tra questi, How To Carve a Parrot Into a Rose, conteneva il primo successo, intitolato Avant Gardener, che l’ha imposta anche oltre i confini della sua terra natia aprendole le porte per la pubblicazione di questo primo lavoro.

Courtney è una cantautrice nel senso più classico del termine , che si rifà a Joni Mitchell (ma tutte si rifanno a Joni Mitchell), Suzanne Vega, Chrissie Hynde con in più, soprattutto alle prime due, ha una maggiore attitudine rock e un’ironia, riscontrabile nei testi e nei temi trattati, che ricorda a tratti Jonathan Richaman e i suoi Modern Lovers.

Le sue sono piccole storie, minimaliste e spesso banali, che parlano di come tagliare il giardino piuttosto che del bere un bicchiere di vino insieme ad un amico, il tutto su una base strumentale impostata su suoni delle chitarre in un’atmosfere generale low – fi, che ricorda molta musica degli anni ’90, rispetto a quella proveniente da Seattle.

Quello che funziona è però che i brani, nella loro semplicità, suonano freschi, orecchiabili, con melodie e ritmi convincenti e per nulla scontati.

Così è Elevator Operator, che tratta del confronto tra diverse classi sociali, e che è una sorta di combat rock (“a la Clash”) , con chitarra e batteria in primo piano a fare da contorno a una marcia che sfocia, ad intervalli regolari, verso una melodia di maggior ampiezza.

Pedestrian at best è una canzone sulle aspettative altrui e… sul miele, ed è ancora sulla falsariga del brano precedente, ancora chitarre che sferragliano, cantato più strascicato e riffs forse un po’ scontati ma certamente riusciti.

Atmosfere più tristi e compassate sono quelle di An Illustration of Loneliness, che è una canzone sugli amori che svaniscono, piano piano, mentre Small Poppies, che dura 7 minuti, è una sorta di blues, con abbondanti dosi di psichedelia, molle e stralunato che racconta della capacità di imparare dagli errori passati ed è ipnotico ma assolutamente coinvolgente, difficile non rimanerne affascinati.

Depreston ha uno sviluppo leggero, molto pop, nonostante che la voce sia più strascicata del solito, tanto da apparire una sorta di “talking song”. Ancora una volta i temi sono strampalati: in un’intervista Courtney ha sottolineato che la canzone tratta il tema del distacco dalle cose materiali, dell’avidità, “del mercato immobiliare”. Ciò detto il brano è riuscito, la melodia piacevole, le parti di chitarra convincenti.

Il nuoto e la corsa (!?) sono i temi trattati da Aqua Profunda (!!!!! Punti esclamativi doppi!), una canzone che ricorda, soprattutto nel modo di cantare della Barnett, Deborah Harry. Un brano ancora molto pop, ma oltremodo fresco.

Ai Cure della prima ora rimandano le note dell’introduzione di Dead Fox, un brano che tratta del cibo biologico e delle allergie alimentari, dove il modo di cantare richiama questa volta Lou Reed e il suo modo di esprimersi cantilenante, un poco distaccato. Ciò detto però il refrain è ancora una volta incisivo e la canzone fila via che è un piacere nonostante la sua struttura sia abbastanza elementare.

La demenzialità del titolo Nobody Cares If You don’t Go to the Party non deve trarre in inganno, perché il brano si rifà ai ritmi ed atmosfere del beat degli anni ’60, così come a quegli anni, versante psichedelico, si richiamano i suoni di Debbie Owner, un brano sul sentimento di noia che alcune persone suscitano.

Kim’s Caravan, parla in qualche modo di Dio, ed è un brano che si distacca dagli altri, molto meno leggero, con un pathos inusuale rispetto al clima generale. Una nenia, una preghiera che trovo un po’ noiosa, nonostante un finale in crescendo che mi ha ricordato alcune cose degli esordi di Patti Smith.

Chiude il tutto Boxing Day Blues, una canzone sulla morte , ancora una canzone triste, lenta, declamata più che cantata, ed estremamente dolce.

Forse mi sbaglio e forse il disco necessiterebbe di ulteriori ascolti e una verifica di tenuta nel tempo, fatto sta che in quest’ultima settimana è stato quello che ho ascoltato di più e quello che mi è parso più fresco e innovativo. Insomma un esordio folgorante.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Small Poppies

Se non ti basta ascolta anche:

Blondie – Blondie

Suzanne Vega – Solitude Standing

Lou Reed – New York

                                                    ****************************************************************************

ARTISTA: Christian Lopez Band

TITOLO: Onward

GIUDIZIO: ****

Christian Lopez ha solo 19 anni ma, musicalmente, è come se ne avesse 65, per la competenza, la conoscenza, la classe che sciorina in questo album di debutto. Per l’occorrenza si è fatto aiutare in veste di produttore da mr. Dave Cobb, lo stesso di Chris Stapleton, mica poco. Uno che se non sei più che bravo il rischio del proprio nome non lo corre.

Onward è un disco fresco, pieno di canzoni dannatamente piacevoli, tutte dotate di melodie suadenti, avvolgenti e sarà un attimo farsi acchiappare e coinvolgere.

Musicalmente siamo dalle parti della California, della west coast: il fraseggio della canzone tipo è quello della ballad di ampio respiro con chitarre in primo piano, slide, cantato sognante, atmosfere tipicamente anni 70. Niente di nuovo, per intenderci, ma come si diceva un tempo good vibrations assicurate.

Impossibile quindi non farsi ammaliare da Take You Away la canzone posta in apertura, una sorta di Desperado dei nostri giorni, con le sue note di piano e chitarra distillate con parsimonia ma non per questo meno efficaci, piuttosto che dalla successiva grintosa Don’t Know How che richiama alcune composizioni degli esordi di Tom Petty.

Un po’ ruffiana ma piacevolissima è Morning Rise, una ballata tipicamente westcostiana, con ripetuti interventi della “slide” dove non faticherete a trovare echi, evidenti, degli Eagles o di Jackson Browne. 

Will I See You Again è un country rock, dall’andamento allegro, che ricorda molto da vicino i Poco.

Un cambio veloce di atmosfera ed ecco Stay With You, un’intensa ballata, cantata con particolare trasporto che rappresenta uno degli apici del disco e che introduce un altro dei brani “top” dell’album, Will I See You Again, un country rock con tanto di armonica e tastiere, dal piglio deciso e con una melodia accattivante che ricorda alcune delle migliori cose della Marshall Tucker Band.

Più introspettiva è Seven Years, solo per voce e chitarra acustica e con un accenno di “slide”, Pick Me Up è una ballata di ampio respiro che apre a sonorità più pop che altrove nel disco, con un intro pianistico che mi ha ricordato Warren Zevon; dalla sua ha una melodia che resta nella mente e un arrangiamento dietro il quale sono evidenti le mani esperte di Dave Cobb.

Tipicamente country sono le atmosfere di Oh Those Tombs, con i suoni della chitarra tipici del genere, mentre The Man I Was Before è una delicata ballata suonata in punta di note, tra le quali si percepisce in lontananza il suono di un banjo fino a quando piano e armonica prendono la scienza e il suono acquisisce maggior corpo. Grande brano.

Leaving it Out ha un arrangiamento pieno, con la parte strumentale più presente che altrove ed una melodia memorizzabile all’istante.

Una citazione a parte ed un commento specifico merita la finale Goodbye, un brano di un’intensità emotiva pazzesca, basato su voce e qualche strumento ad arco (forse una viola) di una bellezza disarmante, per me il miglior episodio dell’intero album.

Non rivoluzionerà il mondo musicale ma credo proprio che di Christian Lopez sentiremo parlare nel futuro. Il suo primo album, Onward, suona fresco e godibile e, benché le atmosfere siano “vintage”, le sue note vi aiuteranno a sopportare meglio il caldo afoso di questi giorni.

Se non si vuole ascoltare tutto il disco: Goodbye

Se non ti basta ascolta anche:

Eagles – Desperado

Loggins and Messina – Sittin’ in

The Poco – Crazy Eyes

                                                             ********************************************************************

Un’estate al mare:

Cody Chesnutt – ‘Til I met Thee

Paolo Nutini – These Streets

The Rolling Stones – Wild Horses

Stray cats – Rock This Town

Alabama Shakes – Hold on Christian

Lopez band – Goodbye

Eric Clapton Ivonne Elliman – Can’t Find My Way Home

James Maddock – When the sun’s out

James Taylor – Stretch of the Highway

Jimbo Mathus – Shoot Out The Lights

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da Diego Perini

    Barnett segnata, Lopez no per colpa dei “se non ti basta”. Playlist “e chi si muove con questo caldo?” Boris – Flood 1, Barn Owl – Pale Star, Thee Stranded Horse – Le Sel, Iron&Wine – Promising Light, Mark Lanegan – One Way Street, Meat Puppets – Lake of Fire, Johnny Cash – Thirteen, Arbouretum – Signposts and Instruments.

  2. Scritto da grazieBG

    per oggi ho ascoltato la ragazza australiana e devo dire che ancora una volta BG mi hai regalato una chicca musicale che altrimenti non sarei mai stato in grado di scoprire. Molto belle Pedestrian at Best and Nobody cares…. son gia’ le mie favorite. Grazie mille!

    1. Scritto da brixxon53

      1000 volte d’accordo con te, grazie B.G.