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Sant’Agata tra storia e dolore, alla scoperta dell’ex carcere Guarda le fotografie fotogallery

"Ora d'aria” è il titolo dell'iniziativa organizzata da associazione Zenith e circolo Maite, con il patrocinio del Comune di Bergamo, per permettere ai cittadini di riappropriarsi dell'ex carcere almeno per due week end

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Una tavola di legno nuda e dura. Un filo di luce. Nomi e cognomi incisi sul muro, per ricordare di essere persone in carne e ossa. E’ una delle celle di isolamento dell’ex carcere di Sant’Agata, in Città Alta. Sulla porta che trasuda dolore ci sono ancora i segni dei pugni dei detenuti. Al piano di sopra la vita scorre sotto forma di piatti serviti a raffica dalla cucina del Circolino. Pochi sanno che quel cortile, osservato distrattamente durante una cena tra amici, fino a pochi decenni fa era l’ora d’aria: l’unico momento di apparente libertà per centinaia di detenuti rinchiusi tra quelle quattro mura.

“Ora d’aria” è anche il titolo dell’iniziativa organizzata da associazione Zenith e circolo Maite, con il patrocinio del Comune di Bergamo, per permettere ai cittadini di riappropriarsi dell’ex carcere almeno per due week end (il prossimo è in programma l’11, 12 e 13 settembre). Così è stato: le visite guidate organizzate sabato e domenica hanno registrato il tutto esaurito e venerdì sera centinaia di giovani hanno assistito alla performance di Maria Jiku.

Il passato buio si spalanca come il portone di via del Vagine. Per scelta, non è stato toccato nulla: dal 1978, quando l’ex carcere è stato chiuso, la polvere ha iniziato a coprire ogni cosa. Anche il ricordo di come venivano trattate le persone, ammassate in celle troppo piccole. Dagli spioncini si può immaginare la vita dei carcerati di trenta, cinquanta o cento anni fa. Quando la parola “dignità” non esisteva. E il pensiero va alle migliaia di detenuti che oggi vivono nelle stesse condizioni.

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Commenti

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  1. Scritto da oscar

    Non mi sembra che sia prescritto dal medico soggiornare in carcere