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Lo schianto contro una gru e 9 mesi di coma: è morto Jules Bianchi, pilota di F1

In coma dallo scorso 5 ottobre in seguito al terribile incidente di Suzuka, il francese scuola Ferrari è morto all'alba di sabato 18 luglio: ad annunciarlo la famiglia con un comunicato postato sul profilo Twitter ufficiale del pilota.

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Nove mesi dopo il terribile schianto di Suzuka, la Formula 1 piange Jules Bianchi: a dare la notizia della morte del 25enne francese di origini italiane è stata la famiglia all’alba di sabato 18 luglio, tramite l’account Twitter ufficiale del pilota.

Il 5 ottobre scorso, durante un bagnato Gran Premio del Giappone, la sua Marussia era finita lunga a una curva, uscendo di pista e andando a impattare contro una gru impegnata nelle operazioni di recupero della Sauber di Adrian Sutil, che poco prima aveva perso il controllo.

Lo schianto, violentissimo, ha subito reso la situazione disperata: il pilota è stato immediatamente soccorso e, una volta in ospedale, sottoposto a intervento chirurgico per la rimozione di un edema alla testa. Dopo un primo periodo, Bianchi era stato trasferito in Francia per tentare una difficile riabilitazione: nonostante le cure, il pilota francese non ce l’ha fatta.

La sua carriera era iniziata sui kart, un po’ come quella di tutti, ma Jules Bianchi era subito saltato all’occhio dei tecnici Ferrari che l’avevano portato sotto la propria ala protettiva alla Ferrari Driver Academy: i primi test con la Rossa nel 2010 e i successi in Gp2 gli avevano spalancato le porte della Formula 1, prima in Force India e poi in Marussia, una vettura poco competitiva alla quale Bianchi era però riuscito a far ottenere i primi punti della sua storia con un nono posto a Montecarlo.

Nel suo destino c’era la Ferrari, che lo avrebbe accolto a braccia aperte a partire dalla prossima stagione: un destino che si è interrotto il pomeriggio del 5 ottobre sul circuito di Suzuka.

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