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Frasi allusive alla nipote di 12 anni, la Corte: “Lo zio va indagato per molestie”

Non si tratta di volenza sessuale, ma quello zio che pronunciava frasi allusive alla nipotina di 12 anni va indagato per molestie. E' quanto ha stabilito la Corte presieduta dal giudice Vito De Vita al termine dell'udienza di giovedì 9 luglio sul caso del 50enne della Val Seriana e dei suoi comportamenti ambigui con la nipote minorenne

Non si tratta di volenza sessuale, ma quello zio che pronunciava frasi allusive alla nipotina di 12 anni va indagato per molestie. E’ quanto ha stabilito la Corte presieduta dal giudice Vito De Vita al termine dell’udienza di giovedì 9 luglio, riguardo al caso del 50enne della Val Seriana e dei suoi comportamenti ambigui con la nipote minorenne.

Una storia con alcuni punti oscuri iniziata nel 2006. Secondo quanto ricostruito dal pubblico ministero Gianluigi Dettori, i genitori della bambina (all’epoca 12enne) la affidavano allo zio, presente in aula e difeso dall’avvocato Rosanna Cavallaro, per delle gite in montagna. Almeno quattro nel corso di ogni anno.

Quando si trovava solo con la piccola, il 50enne le avrebbe sussurrato frasi allusive sul modo di vestirsi, come "Metti la gonna così ti vedo meglio le gambe", oppure "Indossa intimo col pizzo che ti spuntano i primi peli".

In un’occasione l’avrebbe anche spiata mentre si era recata a fare i propri bisogni dietro a un cespuglio. Infine, una volta, le avrebbe persino infilato la mano sotto la maglietta che indossava per toccarle i seni. 

Situazioni che sarebbero proseguite per sei anni, e che la ragazzina ha riportato alla mamma e ad altri parenti, aggiungendo davanti agli inquirenti che lo zio sembrava eccitarsi in quelle circostanze.

Secondo il pubblico ministero Dettori, che ha chiesto la condanna a 2 anni e 6 mesi senza attenuanti generiche, ci può essere la violenza sessuale anche senza contatto fisico: è sufficiente lo stato di eccitazione dell’imputato.

Una tesi e una richiesta di condanna, che hanno trovato parere concorde nella parte civile, con la ragazzina (assente in Aula) rappresentata dall‘avvocato Manlio Zampetti. Il legale ha raccontato anche di alcuni messaggi su Facebook da parte dello zio alla nipote.

Di parere diverso invece l’avvocato del 50enne, Rosanna Cavallaro, che ha dichiarato che la ragazzina dai 15 anni in poi avrebbe avuto due relazioni stabili, che quindi i fatti risalgono solo al periodo dai 12 ai 14 anni poichè dopo non si sarebbe più recata in montagan con lo zio, e che di conseguenza i suoi ricordi potrebbero essere confusi e imprecisi. Ha aggiunto poi che la giovane ha raccontato che lo zio si comportava in quel modo con tutte le bambine, e che quindi era un suo modo di fare. E ha chiesto infine il proscioglimento del suo assistito.

Dopo quasi un’ora, ecco la decisione della Corte presieduta dal giudice De Vita, che non ha riconosciuto la violenza sessuiale e ha trasmesso gli atti al pubblico ministero, il quale dovrà verificare se quegli atteggiamenti dello zio siano da ritenere di caratttere biasimevole, ed eventualmente riportarlo in aula con l’accusa di moltestie sessuali secondo l’articolo 660. 

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