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Formaggi, polvere e latte: la diffida dell’UE e le eccessive reazioni

Francesco Beghi sul suo blog va un po' in controtendenza circa il comune sentire in merito alla diffida dell'Unione europea all'Italia su latte e formaggi. E non lesina bacchettate alle associazioni di categoria, al ministro, ai giornali.

Francesco Beghi (collaboratore dal 2000 con le guide del Gambero Rosso) sul suo blog (Francescobeghi.it) va un po’ in controtendenza circa il comune sentire in merito alla diffida dell’Unione europea all’Italia su latte e formaggi. E non lesina bacchettate alle associazioni di categoria, al ministro, ai giornali.

 

Ci risiamo. Ogni volta che arriva dall’Unione Europea una comunicazione all’Italia in materia agroalimentare si sollevano subito le barricate, i giornali sparano titoli catastrofisti – sanno bene che in questo momento, come si vede dal termometro politico, la ribellione anti-UE paga – l’indignazione corre sul web, e quasi nessuno si prende la briga di informarsi sul serio di quanto sta realmente succedendo.

Questa volta tocca ai formaggi fatti col latte in polvere.

Il titolo de “La Stampa” on line del 28 giugno, "L’UE ci impone il formaggio senza latte" è significativo quanto a disinformazione. 

Emblematica anche la reazione del ministro Maurizio Martina su Twitter, a dimostrazione di come, se ce ne fosse ancora bisogno, i social network, con la loro possibilità di replica in tempo reale, siano uno strumento di diffusione virale potentissimo e pericoloso al tempo stesso, visto che veicolano allo stesso modo indifferenziato tanto notizie reali quanto incompetenza e approssimazione.

In definitiva, cosa è successo? 

L’Unione Europea ha inviato all’Italia una diffida volta a modificare la Legge 138 dell’11 aprile 1974 che impone il divieto di utilizzo e di detenzione di latte in polvere e latte ricostituito al fine della produzione di prodotti caseari.

Questo il passaggio interessato:

È vietato detenere, vendere, porre in vendita o mettere altrimenti in commercio o cedere a qualsiasi titolo o utilizzare:

a) latte fresco destinato al consumo alimentare diretto o alla preparazione di prodotti caseari al quale sia stato aggiunto latte in polvere o altri latti conservati con qualunque trattamento chimico o comunque concentrati;

b) latte liquido destinato al consumo alimentare diretto o alla preparazione di prodotti caseari ottenuto, anche parzialmente, con latte in polvere o con altri latti conservati con qualunque trattamento chimico o comunque concentrati;

c) prodotti caseari preparati con i prodotti di cui alle lettere a) e b) o derivati comunque da latte in polvere;

d) bevande ottenute con miscelazione dei prodotti di cui alle lettere a) e b) con altre sostanze, in qualsiasi proporzione.

Anche il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo non è stato da meno del ministro Martina e ha provveduto a utilizzare lo stesso spaventevole lemma “diktat” rilasciando questa dichiarazione in cui, già che c’era, ha tirato in ballo pure il tema immigrazione: “Siamo di fronte all’ultimo diktat di una Europa che tentenna su emergenze storiche come l’emigrazione, ma che è pronta ad assecondare le lobby che vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari difesi da generazioni di produttori”.

Insomma, sembra proprio che l’Europa ne abbia combinata un’altra delle sue.

Ma quali sarebbero queste terribili lobby che “vogliono costringerci ad abbassare gli standard qualitativi dei nostri prodotti alimentari”?

Lui. Oreste Rossi detto Tino, nato ad Alessandria il 24 marzo 1964, perito chimico, ex europarlamentare della Lega Nord, attualmente in Forza Italia. Con un’interrogazione parlamentare con richiesta di risposta scritta del 17 gennaio 2013 chiedeva al Parlamento Europeo se la famosa legge italiana dell’11 aprile 1974 fosse in linea con il Diritto dell’Unione Europea.

In particolare:

Le aziende produttrici di yogurt (per la cui produzione il latte concentrato è un ingrediente essenziale) in Italia, sono, quindi, obbligate a trasportare una quantità di latte maggiore di quella di cui avrebbero bisogno perché, a causa della citata legge, non possono operare il processo di concentrazione all’origine e poi trasportare il prodotto negli stabilimenti.

Questa normativa crea un ingente danno economico e competitivo alle aziende, essendo un ostacolo all’ottimizzazione dei costi logistici e ad una maggiore efficienza del processo produttivo.

Inoltre, in base ai principi di libera circolazione nel mercato interno, si viene a creare una situazione di disparità rispetto ad altri paesi europei, come ad esempio Belgio e Francia, che possono utilizzare latte concentrato per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari.

Può la Commissione far sapere se ritiene che la permanenza in vigore in Italia della legge 11 aprile 1974 n. 138 e il recepimento della direttiva 2007/61/CE siano in linea con il diritto dell’Unione europea?

Ebbene, i bravi burocrati della Commissione gli hanno risposto e gli hanno dato ragione.

Quella legge a quanto pare non è in linea con il Diritto dell’Unione; da qui la diffida, che noi italiani ci siamo chiamati da soli.

Alcuni dettagli conclusivi:

1) Non è stato posto in essere alcun diktat: nessuno sarà costretto a usare latte in polvere, se non lo vorrà.

2) I formaggi a Denominazione di Origine Protetta (Dop) o a Indicazione Geografica Tipica (Igt), per i quali viene utilizzato circa il 50% del latte italiano, non potranno essere prodotti con latte in polvere, in quanto soggetti al vincolo dei rispettivi disciplinari.

3) Se per produrre formaggi fusi, sottilette, formaggini, fiocchi di latte, formaggi light e quant’altro sarà usato latte in polvere, sono pronto a scommettere che non se ne accorgerà nessuno.

Francescobeghi.it

Commenti

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  1. Scritto da Francesco Beghi

    Scusate signori, come hanno fatto notare alcuni, è evidente che certi commenti sono stati fatti senza leggere con attenzione l’articolo. Per i formaggi “industriali” l’uso del latte in polvere serve solo a diminuire i costi, non cambia nulla, è un vantaggio per chi compra sottilette e cose del genere. I veri formaggi a denominazione non sono toccati da questo provvedimento, che comunque, ribadisco, è stato chiesto e voluto da un europarlamentare ITALIANO. E nessuna imposizione agli artigiani.

    1. Scritto da cua de paja

      Dopo aver letto tutto e con attenzione attendiamo di avere grandi vantaggi su gli acquisti di sottilette e formaggi industriali!

  2. Scritto da turbo

    il” parlamentare” non spiega però che dettaq norma non obbliga il produttore a dichiarare l uso di tale proditto in evidenza sul prodotto in vendita.
    difendiamo i prodotti buoni non i derivati industriali.

  3. Scritto da A.Z. BG

    Il latte in polvere può essere trasportato molto più facilmente e con minori costi. Infatti per il latte normale, composto al 70% da acqua ci vuole un’autocisterna con relativi dispositivi e costi, per quello in polvere basta una camion normale, che trasportando solo polvere senza acqua avrà un costo di trasporto al kg molto più basso.Ciò significa che sarà molto più facile farlo arrivare dall’est e nord europa,a scapito del nostro.Questo è il fatto e lo schifo che ci faranno mangiare!

    1. Scritto da homeless

      ma nel nord europa mangiano solo schifezze? pensa che sul pratone di pontida ci sono quelli con elmi vichinghi, per dire il modello..

    2. Scritto da Aldo

      Hai letto l’articolo ? Pensa che, stando all’articolo, l’europa si è mossa solo su sollecitazione di un parlamentare ex leghista ed ora F.I. ……… diversamente manco ci pensava.

  4. Scritto da giggi

    c’è gente che non ha letto l’articolo, ma vabbè! e poi è tutta colpa di un politico del centrodestra.

  5. Scritto da Miles Teg

    Perfettamente d’accordo con Beghi, non si capisce la levata di scudi nostrana, semplicemente chiedono di smettere di vietare una pratica permessa a livello europeo. Vorrei far notare che l’aggiunta del latte in polvere serve per standardizzare il contenuto di proteine e lattosio del latte prima del processo di trasformazione, non può certo sostituire il latte integralmente. Oltretutto il latte in polvere si fa con il latte (che altrimenti verrebbe buttato), non capisco tutto questa ostilità…

    1. Scritto da cua de paja

      Standardizzare? Un alimento? Come per tutti i cibi preferisco un alimento sano e di sicura provenienza magari non standard e con variazioni dovute alla stagionalitá piuttosto che un prodotto industriale sterilizzato e normalizzato.

      1. Scritto da Paolo

        D’accordissimo per una questione di palato e filosofia alimentare. Dopodiché, il latte in polvere non è il demonio….. si svezzano milioni di bambini con quel latte, non è propriamente un prodotto scadente……

      2. Scritto da Miles Teg

        Lei, ma la maggior parte dei consumatori vuole che il prodotto che acquista abbia sempre le stesse caratteristiche, altrimenti lo considera un difetto. La standardizzazione della materia prima serve anche a ridurre gli sprechi, perchè riduce la quantità di prodotti non conformi che andrebbero utilizzati in filere a minore valore aggiunto o scartati. In questo modo le aziende possono anche abbattere i costi rendendosi più competitive sul mercato.

        1. Scritto da cua de paja

          Miles e Paolo capisco le vs ragioni ma non concordo. Il possibile utilizzo di latte concentrato ha solo ragioni economiche e non etiche volute dalla GD e dalle multinazionali del cibo. Io continuerò a compertare da produttori artigianali non esenti da difetti o a farmi formaggi e yogurt in casa con latte locale e fidato.

  6. Scritto da cua de paja

    3) ….sarà usato latte in polvere, sono pronto a scommettere che non se ne accorgerà nessuno… probabilmente si sig. Beghi ma, io consumatore vorrei trovare una scrittta tipo “prodotto con latte concentrato/condensato/polvere/ ecc” in modo la poter scegliere in piena libertà cosa mangiare e di quale provenienza. Chiediamoci come è possibile trovare del formaggio al super a 5/6 €/kg quando per avere 1kg di formaggio servono almeno 10 lt di latte che in stalla vengono pagati 4€ ?

  7. Scritto da VelociRaptus

    Dopo il cioccolato vogliono fregarci anche il formaggio. Tutto per avvantaggiare qualche multinazionale. Che schifo. Martina fa finta di dire no, ma i suoi colleghi al governo lasciano correre. Aboliamo l’europa, va riformata dal basso. Approfittiamo del no greco per puntare i piedi; se non adesso, quando?

    1. Scritto da SoloRaptus

      Ma che piedi vuoi puntare ? Il governo greco ci insegna l’esatto contrario di quello che dici !! Han capito perfettamente che se escono sono alla fame molto più che adesso e per questo non ci pensano proprio ad uscire , vogliono condizioni migliori ma se escono le pensioni e gli stipendi chi glieli paga ? La dracma ? Togli i soldi che gli sono stati dati dall’estero e capisci subito come campano.

  8. Scritto da Roberto

    Io voglio uscire dall’Europa. L’Italia deve essere un paese libero.
    In Italia le leggi le facciamo noi. Se gli stranieri non sono capaci di produrre roba da mangiare non è colpa nostra. Nessuno tocchi il nostro latte, la nostra roba, le nostre tradizioni, le nostre risorse, la nostra lingua, la nostra arte.

    1. Scritto da Mavalà

      1) Il problema è che il tuo Paese i soldoni provenienti dall’estero li tocca , eccome li tocca, fino a superare il 50 % del debito pubblico italiano col quale ti compri i formaggi 2) Senza le normative europee quella splendida classe politica che hai votato ne avrebbe combinate ben oltre quello che ha già tragicamente combinato , questi signori con le mani libere ce ne avrebbero fatte vedere di tutti i colori 3) Indebitati e con la lira ? Ci avrebbero massacrati !!!

    2. Scritto da giggi

      occhio a non ritrovarti in cina o addirittura in africa.

    3. Scritto da Andrea

      …le nostre donne, le nostre caverne, le nostre collane di ossicini…

    4. Scritto da Narno Pinotti

      *sigh* Un altro che non ha letto l’articolo. (Se invece commenta così dopo averlo letto, è anche peggio.)

    5. Scritto da pierfausto

      sono arci d’accordo