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Omaggio a Joni Mitchell e a Jaco Pastorius: oggi si parla di Hejira

Il nostro notaio Maurizio Luraghi: inutile ricordare questo album, Hejira della splendida Joni Mitchell? In fondo chi non lo conosce? Ma forse un ripasso non fa male...

JONI MITCHELL: HEJIRA

In search of love and music

My whole life has been

Illumination Corruption

And diving, diving, diving, diving.

Diving down to pick up on every shiny thing

Just like that black crow flying In a blue sky"

(da "Black Crow")

Lo dico subito, per evitare fraintendimenti: su questo album non sarò obiettivo. Per me Hejira è uno dei dieci dischi più belli in assoluto (del rock, del jazz, del pop? Chi se ne importa).

Era il 1976 (avevo 14 anni…) e, sulle pagine di "Popster" (bella rivista musicale dell’epoca), mi imbatto nella recensione del nono album della cantante canadese, che – a dire il vero – a quei tempi non era nella lista dei miei preferiti. Fidandomi dell’autore dell’articolo (un certo Carlo Massarini...), mi fiondo ad acquistare il disco e, tornato a casa, mi metto subito ad ascoltarlo.

E già dall’introduzione di "Coyote", mi rendo conto che quel disco non sarebbe rimasto a prendere polvere sullo scaffale. Fortunatamente, nel corso degli anni "Hejira" è stato oggetto di varie riedizioni (in CD, in HDCD, in alta risoluzione, da ultimo in un bel vinile pesante ad opera della Rhino, che consiglio a tutti gli audiofili), il che mi permette ancora oggi, dopo quasi 40 anni, di godere appieno di questo assoluto capolavoro (anche se la mia copia originale del 1976 è ancora gelosamente conservata nella mia collezione).

Non starò qui a descrivere il disco brano per brano (non ve ne è uno che non meriti di essere citato), né a tediarvi con note tecniche, ma mi limiterò a poche e brevi "immagini", nel tentativo (sicuramente vano) di riportare qui le impressioni e le emozioni di quel lontano 1976.

Oltre al già menzionato "Coyote", brano di apertura dell’album (interamente composto da Joni durante un lungo viaggio in macchina in direzione del Maine, stando almeno all’agiografia "ufficiale"), mi piace in primo luogo ricordare la lunga e stupenda "Amelia", dedicata all’aviatrice Amelia Earhart, scomparsa durante uno dei suoi pioneristici voli, in cui le bellissime liriche si appoggiano sullo scarno accompagnamento della chitarra acustica dell’autrice (in accordatura aperta), della chitarra elettrica di Larry Carlton e del vibrafono di Victor Feldman.

E qui non mancherò di citare la bella versione del brano che si può ascoltare sull’album dal vivo "Shadows and Light", soprattutto per come il finale sfuma lentamente in un magnifico "solo set" di un giovanissimo Pat Metheny (con l’accompagnamento alle tastiere di Lyle Mays).

Degne di particolare nota sono anche "Furry Sings the Blues", impreziosita dall’armonica di Neil Young, la lunga e ipnotica "Song for Sharon", in cui spiccano le tipiche armonie vocali della Mitchell, e la cupa "Black Crow", con in evidenza , come nel già citato "Coyote", il basso di Jaco Pastorius.

Già, Jaco Pastorius: sicuramente "Hejira" sarebbe stato un ottimo album anche senza la sua presenza, ma ciò che rende questo disco memorabile è proprio il contributo del basso "fretless" di Jaco in 4 dei 9 brani che lo compongono: non per niente, i 4 brani più belli dell’intero album.. E mi riferisco in particolare all’eponimo brano "Hejira", con il bel clarinetto di Abe Most (che dal vivo verrà sostituito in seguito niente di meno che dal sax soprano di Wayne Shorter) ed al conclusivo "Refuge of the Roads", per me l’apice del disco, in cui la prima lunga e profonda nota del basso di Jaco irrompe come un piccolo terremoto a scuotere l’atmosfera rilassata e "on the road" creata dalla chitarra di Joni.

Basta, mi fermo qui: del resto non avrebbe molto senso continuare a parlare oggi di un album così "vecchio", che tutti gli amanti della buona musica avranno sicuramente ascoltato almeno una volta nella vita. O forse sì, pensando al desolante panorama musicale odierno (che la stessa Mitchell decise di abbandonare, per nostra sfortuna, qualche anno fa, per dedicarsi alla sua seconda grande passione, la pittura).

E ripensando alla notizia, di meno di due mesi fa, del ricovero di Joni in ospedale per un malore, dal quale sembrerebbe che la cantautrice si stia fortunatamente riprendendo, lo sconforto diventa ancora più profondo.  "It was the hexagram of the heavens it was the strings of my guitar Amelia it was just a false alarm". Almeno spero.

P.S.: Per chi fosse interessato, al seguente link http://www.audio-clips.it/radio2_2129_13_12_1976_II.htm è possibile riascoltare una recensione radiofonica di Carlo Massarini, datata 13 dicembre 1976, tratta dalla mitica trasmissione "21 e 29" di Radio 2.

Alla prossima.

Commenti

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  1. Scritto da Maurizio

    Beh, anche “Hey! Ho! Let’s Go!” come testo ha un suo perché… ;-)
    P.S.: quell’anno ho comprato anche il primo album dei Ramones, e qualche anno fa ho pure preso la ristampa in vinile (a proposito, devo ancora aprirla, me ne ero dimenticato).

    1. Scritto da Diego Perini

      Non si deve aprire!!! Perde valore. Gabba gabba hey per il notaio!

      1. Scritto da pablo

        “Non si deve aprire!!! Perde valore” in questa frase è racchiusa la differenza tra un appassionato di musica ed un collezionista… che potrebbe ugualmente collezionare dischi, francobolli, sassolini, l’importante è che siano rari e di valore.

        1. Scritto da Diego Perini

          Un appassionato di musica, un collezionista e uno che sa come funziona il collezionismo. Mica solo pablo lo sa, eh.

  2. Scritto da B.G.

    bella recensione, complimenti al notaio Luraghi e grandissimo disco, uno dei preferiti di sempre. Grazie anche per avermi dato la possibilità di risentire le trasmissioni della mia gioventù, non sapevo dell’opportunità, quasi, ieri sera, all’ascolto mi commuovo. Per il mio amico Diego: “Diego critica la mia musica , i miei gusti, le mie conoscenze, da te accetto tutto, ma il Carlo (Massarini-Mister fantasy) quello no, è tutta la mia gioventù …almeno quella musicale). Ciao a tutti.

    1. Scritto da Diego Perini

      Il Massarini come giornalista/conduttore radiofonico non lo conoscevo. Quello di Mister Fantasy certo, lo vedevo sempre. L’aaargh non era di orrore, ma di… lasciamo perdere che mi viene un coccolone. Quando mai ti ho criticato??? :)

      1. Scritto da Maurizio

        Massarini era un ottimo giornalista, nel tempo si è un po’ perso. Mi ricordo ancora le sue recensioni dei dischi di J. Browne. Piccola annotazione personale: il mondo della musica (e degli appassionati di musica, checché ne dica qualcuno) è veramente straordinario, puoi spaziare da Joni Mitchell ai Ramones, passando attraverso ricordi di notti passate ascoltando Radio 2 e di pomeriggi trascorsi leggendo Popster, con in sottofondo le note di Running on Empty imbracciando una Stratocaster

        1. Scritto da Diego Perini

          Ciao 2001, no? (nel tempo si è un po’ perso… succede un po’ a tutti).

          1. Scritto da Maurizio

            Non ci stava nei 500 caratteri ;-)

  3. Scritto da Diego Perini

    Il mondo è bello perchè vario, il 1976 è l’anno di Blitzkrieg Bop. In linea con lo sconforto aggiungo che sono morti tutti e quattro. (aaargh, mister Fantasy!!!)