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Cene, don Camillo stupisce ancora: fa da testimone a un matrimonio in Comune

Nonostante il suo nome rievochi il film in cui erano all'ordine del giorno le diatribe tra il parroco e il sindaco del paese, don Camillo Brescianini si è fatto nuovamente apprezzare per un'altra iniziativa piuttosto originale.

 Nonostante il suo nome rievochi il film in cui erano all’ordine del giorno le diatribe tra il parroco e il sindaco del paese, don Camillo Brescianini si è fatto apprezzare per un’altra iniziativa conciliante e piuttosto originale.

Il curioso episodio e’ avvenuto nella mattinata di sabato 4 luglio a Cene, in Val Seriana. Una coppia di 40enni ha scelto di dirsi il fatidico "sì" secondo il rito civile, quello che viene celebrato in Comune. Il sindaco Giorgio Valoti ha così accolto i due futuri sposini nel palazzo comunale per celebrare la cerimonia. Con una curiosità: il testimone dello sposo era proprio il parroco del paese, il 65enne don Camillo.  

Una scelta piuttosto inconsueta quella del sacerdote. Quello civile è infatti il matrimonio volto a produrre effetti unicamente per il diritto dello Stato, senza alcuna implicazione religiosa. 

Don Camillo, a Cene dal 1997, non è nuovo a idee originali. Nel 2005, a 55 anni, per celebrare i 31 anni di ordinazione sacerdotale aveva corso per 2200 chilometri. Un lungo pellegrinaggio partito proprio da Cene e, con tappe quotidiane dalle 5,30 alle 13, dopo aver toccato 13 città europee, arrivato fino a Fatima dopo 55 giorni. 

Nel 2011 don Camillo si era invece improvvisato carabiniere, sorprendendo tre ragazzi a rubare l’incasso dell’oratorio. Il sacerdote aveva notato i malviventi, due maggiorenni e un minorenne, intrufolarsi da una finestra dell’oratorio.

I tre avevano rubato 16 euro dalla cassa, ma al momento di filarsela sono stati “arrestati” dal parroco e da due volontari della parrocchia. Don Brescianini aveva poi avvertito le forze dell’ordine: per i tre era scattata una denuncia per furto aggravato in concorso. 

Commenti

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  1. Scritto da Pais

    Posto che sposarsi in Comune, non è conforme alla pratica cattolica, ma nemmeno è gesto ostile alla religione. Il parroco nominato, è coerente con la sua fede, e cammina senza badare ai commenti dei perbenisti (non ragioniam di lor, ma guarda e passa). Lui infatti, oltre a curare il suo gregge, si preoccupa di andare alla ricerca e al recupero delle pecorelle smarrite. Brào preòst !