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L’architetto Mario Botta: “L’indifferenza ferisce il cuore delle città”

L'architetto Mario Botta a Bergamo ha tenuto una conferenza dal titolo "Architettura e centri storici", una rilettura dello spazio storico urbano in vista della sua riqualificazione. "La vera forza di Città Alta sono queste pietre"

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Arriva puntuale all’appuntamento: alle 10 in sala Curò in piazza Cittadella. L’architetto Mario Botta si presenta a Bergamo per tenere una conferenza dal titolo "Architettura e centri storici", una rilettura dello spazio storico urbano in vista della sua riqualificazione. Lui, l’allievo di Le Corbusier, attraversa piazza della Cittadella sommersa da auto. Sorride e non commenta.

La sua signorilità non gli permette di seguire le orme di Le Corbusier, quando nel 1949 partecipando al VII Congresso internazionale di architettura moderna a Bergamo scrisse disegnando Piazza Vecchia: "Qui niente macchine. Qui la splendida città senza ruote". E aggiunse: "Quando entro da un amico lascio il mio ombrello alla porta. I visitatori della vecchia Bergamo possono benissimo lasciare le loro ruote alla porta…". Le lamiere delle auto Mario Botta le ignora, ma elegantemente sottolinea: "La vera forza di Città Alta sono queste pietre, quelle delle case, delle strade e delle piazze".

E in cattedra ripete: "L’architettura non può mentire, la forza dell’architettura porta la storia del suo tempo. È la forma del vivere. È uno specchio veritiero del suo tempo, impietoso. La città oggi è la forma di aggregazione umana più colta più flessibile, così performante per la sua attività collettiva. Certo, non sono risolti tutti i problemi, ma la città è quel luogo dove noi ci sentiamo parte della comunità. La nostra generazione ha sentito questa attrazione, questa consapevolezza non è poi così fondata. Io non ho dubbi che il modello della città europea ha il primato rispetto al modello americano o asiatico, per qualità del vivere e per quello stratificarsi della memoria". Mentre in rassegna spiega i suoi interventi da Parma a Modena, da Shanghai a San Francisco, sottolinea i due pericoli che oggi mettono a repentaglio la città.

"Uno è la guerra, oggi le città sono oggetto dei conflitti. Distruggendo le città si distruggono la storia, la memoria di una civiltà, di un popolo. Una memoria che è poi difficile da ricostruire – rimarca Botta -. Il valore della città è l’ultimo antidoto contro la guerra. E poi c’è l’altro rischio: l’indifferenza". A chi gli chiede che cosa farebbe del centro piacentiniano per farlo tornare alla vita, Botta replica: "è la città che deve far emergere i bisogni nascosti. Quando arrivo a Bergamo osservo questa corpo novecentesco nella parte bassa che rispetta la visuale sulla parte alta e antica di Bergamo. Che cosa fare? Quando me lo chiedono, sorrido. La città è dei cittadini, è quindi necessario trovare delle vocazioni e poi fare dei tentativi. Certo il centro piacentiniano è una parte interessante della storia europea della città. Per proporzioni e spazi. Quando un sindaco mi chiede una piazza che funzioni giorni e notte, sorrido. La città è il riflesso della vita e quindi per farla rivivere è necessario aiutare la famiglie a tornare nella città storica. Quando ci sono i bambini e i ragazzi per strada, i piccoli negozi…. perché sapete: i supermercati sono esigenze create, ma inadatte alle nostre città".

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Commenti

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  1. Scritto da Raffaele

    Ripeto quanto avevo proposto in un commento a piazza Vecchia Verde: perchè non farci anche una rassegna di bovini e suini, magari alternata a una bella riproduzione, funzionante, di una fabbrica metalmeccanica. Vale anche per il centro piacentiniano. Vedresti come tornerebbe alla vita.

  2. Scritto da Contardo

    Mi piacerebbe conoscere il parere di Mario Botta sulla trasformazione di Piazza Vecchia in discarica di verdura.