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Moni Ovadia a Seriate: “In Italia non c’è Syriza per errori della sinistra”

Intervenendo alla Festa in rosso di Seriate, Moni Ovadia ha parlato di Grecia, Unione Europea e futuro della sinistra. E ha evidenziato: "Anche in Italia dovrebbe esserci una forza politica come Syriza, ma non ce l'abbiamo perchè la nostra sinistra ha preferito occuparsi di cazzate per trent'anni".

"Anche in Italia dovremmo avere una forza politica come Syriza in Grecia o Podemos in Spagna, ma non ce l’abbiamo perchè la nostra sinistra ha preferito occuparsi di altro per trent’anni". Con queste parole, intervenendo alla Festa in rosso di Seriate, Moni Ovadia ha evidenziato le differenze tra l’assetto politico italiano e quello di altri Paesi europei, in cui formazioni politiche di sinistra radicale sono riuscite ad affermarsi in maniera consistente.

Intervistato da Matteo Pucciarelli, giornalista de "La Repubblica" e blogger su "MicroMega", l’attore teatrale, drammaturgo, scrittore, compositore e cantante, con la sua verve, si è espresso a 360° su temi di stretta attualità, quali la situazione della Grecia e dell’Unione Europea, ma anche il futuro della sinistra. Un intervento che non è stato privo di autocritica per la sinistra, pronunciato da attivista politico di lungo corso. Ovadia ha affermato: "In Italia non abbiamo una forza come quella guidata da Alexis Tsipras o da Pablo Iglesias perchè la sinistra si è occupata di questioni di ‘lana caprina’, invece di pensare ai lavoratori, al paese, alla povera gente che sputa sangue. Abbiamo fatto questioni identitarie: non abbiamo fatto nessuna rivoluzione e adesso siamo sotto al tallone di un’Europa ultraconservatrice. Abbiamo lasciato andare alla deriva i socialdemocratici, e non rappresentavamo un’alternativa credibile: eravamo un’alternativa velleitaria. Sono sempre stato da questa parte, ma ne abbiamo sbagliate di cose! E oggi da noi non abbiamo Syriza nè Podemos, e nemmeno una Linke tedesca, nonostante avessimo il più grande partito comunista dell’Europa occidentale. Certo, il capitalismo dilagava nella sua forma più feroce e atroce, ma noi dovevamo capire che solo potendo contare su un’autentica forza – che non sia relegata in un angolo – è possibile riuscire a contrastarne gli effetti. So quanto cuore e quanta passione è stata profusa dai militanti, ma il 50% del popolo non vota e metà del nostro elettorato si è allontanato: abbiamo ceduto sovranità politica e ideale al Movimento 5 stelle. Dobbiamo far riflettere chi ha fatto questa scelta, in modo che possa pensare che Grillo sia simpatico ma riconoscersi da un’altra parte".

Citando a titolo d’esempio la tragedia de "Le Supplici" di Eschilo, che ha ispirato il suo nuovo spettacolo teatrale, poi, l’attore ha sottolineato la centralità della cultura ellenica nel contesto europeo: "I greci hanno donato i concetti e il linguaggio della democrazia all’Europa, all’Occidente e non solo: i nostri ideali sono tutti greci. L’attacco cui è sottoposta la Grecia da parte di conservatori e sedicenti progressisti che hanno svenduto la socialdemocrazia a un’Europa dominata da banche e gruppi finanziari, non è economico ma ideologico. La cura della troika è devastante, sbagliata, un disastro e non ha risolto i problemi: vogliono un’Europa costruita sulla ricchezza dei pochi, un’oligarchia finanziaria. È un gioco perverso: bisogna considerare che la Grecia ha una piccola economia e per risolverne i problemi basterebbe un minimo sforzo della comunità internazionale. Una crisi che non è responsabilità di Tsipras, ma di chi ha governato prima di lui e che la Merkel rivorrebbe al potere. Invece Tsipras non si piega, dando una grande lezione morale, non solo politica, mentre l’establishment, tv e giornali conservatori stanno costruendo un’immensa calunnia dicendo che vuole uscire dall’euro, mentre il suo scopo è evitare la macelleria sociale. Chiede la rinegoziazione del debito, così come in passato, alla Germania non furono fatti pesare i propri debiti, e la Grecia fu tra i primi ad acconsentire".

L’attivista, poi, ha delineato le caratteristiche che dovrebbe avere la nuova sinistra: "Dobbiamo essere lungimiranti, operare nel presente, avendo ben saldi i nostri principi e la nostra storia. Ma dobbiamo anche guardare al futuro per metterci alla testa della trasformazione sociale. Per farlo, serve una sinistra unitaria italiana ed europea. Può essere necessario anche stringere alleanze scabrose per perseguire obiettivi comuni, come ha fatto Tsipras, a patto che non siano alleanze che snaturano e che facciano perdere la propria anima. Per esempio, si potrebbero ipotizzare convergenze con il Movimento 5 stelle su alcuni obiettivi".

Anche il linguaggio è importante: "Se oggi la parola ‘sinistra’ da molti viene considerata equivoca, e viene associata a Renzi o a D’Alema, si possono usare altri termini, come giustizia sociale e uguaglianza, sull’esempio di Podemos. E non mi dà fastidio fare riferimento anche all’enciclica di Papa Francesco. Inoltre, bisogna coinvolgere i giovani, rinnovare la classe dirigente, creando alleanze tra generazioni. Se questa Europa schifosa lascia che dei nazisti realizzino un muro per fermare i poveracci, vuol dire che la Resistenza va ricominciata: ci sono tante battaglie da fare, organizziamoci". 

Commenti

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  1. Scritto da nino cortesi

    In Italia c’è di meglio di Tsipras ed è il M5*.
    Tsipras deflette e defletterà.
    Moni Ovada concordo è èlite di servizio primario al potere ed è sempre sempre ben sistemata.

    1. Scritto da incompreso

      In che termini ritiene che Moni Ovaida sia “ben sistemato”?

  2. Scritto da Indignato orobico

    Be, poi alla fine c’è comunque chi probabilmente nel fare la sinistra ha sbagliato e chi votava Berlusconi, Bossi e Veltroni….sempre meglio i primi, no?

    1. Scritto da Incompreso

      Capisco e condivido parlando degli elettori. Se penso a come il ceto politico ha operato, finisco col considerarlo – a sinistra – in parte connivente, in parte accomodato su posizioni a priori contro. Governare è una bella responsabilità, è difficile, è faticoso. Meglio difendere gli ideali.

  3. Scritto da tnopras

    Moni Ovadia, lo stereotipo dell’intellettuale radical chic di sinistra.. tutta gente brava a predicare e basta. Vogliono promuovere l’integrazione in un paese disintegrato per colpa di molti (e anche loro), ma alla fine loro che si fanno paladini degli ultimi, da questi, sono lontani anni luce.. dai palchi delle feste dell’unità, alle periferie delle grandi città o dei paesi con le fabbriche chiuse c’è una bella differenza..

    1. Scritto da incompreso

      Il suo commento, mi perdoni, mi sembra invece lo stereotipo del luogo comune ad personam: anziché entrare nel merito delle parole di Ovadia – che parla male di una sinistra che da trent’anni lavora secondo lui nella maniera sbagliata – lo riprende su temi di cui non parla. Nell’articolo non ho letto una linea sul tema “integrazione”. Il metodo funziona: parlare d’altro per costringere la discussione su altri terreni. Peccato che non c’entri. Con molta simpatia.

  4. Scritto da scalfaro

    Anche in Italia dovrebbe esserci una forza politica come Syriza, ma non ce l’abbiamo perchè la nostra sinistra ha preferito occuparsi di cazzate per trent’anni”… se un drammaturgo è arrivato a capirla… significa che chi vota sinistra deve far pace cor cervello…