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Yara, un delitto da social E su Facebook c’è la pagina del processo a Bossetti

La pagina Facebook dedicata al processo Bossetti che prenderà il via domani è solo l'ultimo capitolo di un giallo, quello del delitto di Yara Gambirasio, che per la prima volta in Bergamasca è stato vissuto anche sui social network. Spesso in modo inopportuno.

La pagina Facebook dedicata al processo contro Massimo Giuseppe Bossetti che prenderà il via domani è solo l’ultimo capitolo di un giallo, quello del delitto di Yara Gambirasio, che per la prima volta in Bergamasca è stato vissuto anche sui social network.
Con l’invasione negli ultimi anni di siti internet come Facebook e Twitter in cui gli utenti scrivono la propria opinione su svariati argomenti (a volte anche senza esserne realmente a conoscenza), anche i casi di cronaca nera sono diventati argomento di discussione sui vari social. Che spesso vengono utilizzati pure per conoscere gli ultimi aggiornamenti (non sempre fondati) sulla vicende criminose.

Nel 2010 Facebook era agli arbori e non era ancora diffuso come oggi. Ma quando, nei giorni successivi quel drammatico 26 novembre, si diffuse la notizia della scomparsa a Brembate Sopra di una ragazzina di 13 anni che non era tornata a casa dopo la palestra, in molti pubblicarono sul proprio profilo Facebook la foto di Yara Gambirasio con un appello per il suo ritrovamento. Settimane di speranze, anche per gli utenti del social, che iniziarono a conoscere quella giovane ginnasta che nelle immagini sorrideva sempre. 

Quando alcuni giorni dopo la scomparsa venne arrestato Mohammed Fikri, il pavimentista marocchino poi risultato completamente estraneo alla vicenda e per questo risarcito con novemila euro, ecco spuntare sulla homepage di Facebook una serie di invettive contro di lui. Spesso anche a sfondo razzista. E che si rivelarono a loro volta errate.
L’auspicio di ritrovare Yara ancora viva svanì alcune setimane dopo. Quando nel pomeriggio di sabato 26 febbraio 2011 iniziò a diffondersi la notizia del ritrovamento di un cadavere in un campo di Chignolo d’Isola che poteva essere quello della ragazzina, anche il popolo del web iniziò a tremare. Quando poi, in serata, arrivò la drammatica conferma, si scatenarono una serie di toccanti post in suo ricordo. Un lutto che proseguì fino al 28 maggio, quando a Brembate furono celebrati i funerali.   

Un dolore che non si è mai interrotto e che il 16 giugno 2010 si è trasformato in rabbia nei confronti di Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore di Mapello arrestato quel pomeriggio in un cantiere di Seriate come presunto colpevole dell’omicidio. Nelle ore successive il fermo, migliaia di curiosi visitarono la sua pagina Facebook per sapere di più di quel 44enne padre di famiglia che – secondo gli inquirenti – una sera mentre tornava dal lavoro avrebbe rapito e ucciso quella ragazzina che aveva l’età di suo figlio. Non mancarono una serie di post contro di lui, la sua famiglia e tutto ciò che aveva pubblicato sul proprio profilo venne strumentalizzato. Anche a dismisura.  

Furono create persino della pagine che ironizzavano su Bossetti e sul caso Yara. Con nomi di pessimo gusto (che è meglio non riportare), ennesima riprova del ginepraio di idiozia che affolla il web.

Si arriva così alla viglia dellla prima udienza nei confronti di Bossetti e alla creazione della pagina Facebook denominata appunto "Processo Massimo Giuseppe Bossetti", attraverso la quale è possibile conoscere tutti gli aggiornamenti del procedimento che si aprirà venerdì 3 luglio al tribunale di via Borfuro. Per un processo che, come è stato finora per il caso Yara, finirà per diventare argomento di discussione – anche a sproposito – nella giungla dei social.  

Commenti

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  1. Scritto da giungladelweb

    Si maaa lo hanno fermato nel 2014. Ennesima riprova del…