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Riforma della sanità, a Bergamo cambia tutto Polemica dell’opposizione

E' arrivato il via libera definitivo in Commissione Sanità alla revisione del Titolo 1 e 2 della legge regionale n°33 del 2009: i rappresentanti dei partiti di maggioranza in Commissione hanno votato la riforma della governance del sistema sociosanitario lombardo.

L’ospedale di Bergamo insieme a quello di San Giovanni Bianco e un’organizzazione “Bergamo Est” che non convince l’opposizione. E’ arrivato il via libera definitivo in Commissione Sanità alla revisione del Titolo 1 e 2 della legge regionale n°33 del 2009: i rappresentanti dei partiti di maggioranza in Commissione hanno votato la riforma della governance del sistema sociosanitario lombardo, approvando i 32 articoli collegati. Si sono espressi a favore Lega Nord, Lista Maroni, Forza Italia, NCD e Fratelli d’Italia; contrario Patto Civico, non hanno partecipato al voto uscendo dalla sala i rappresentanti di PD e M5Stelle. 

Nel corso della seduta è stato approvato anche il provvedimento legato alla territorializzazione, che viene ricompresa in un allegato parte integrante della riforma stessa previsto nell’art.7: tale documento definisce la strutturazione territoriale delle Agenzie di Tutela della Salute (ATS) e delle Aziende Socio Sanitarie Territoriali (ASST). La nuova organizzazione prevede una grande “Bergamo Est” in cui sono comprese Valle Imagna, Seriana, Brembana e Scalve. Inoltre l’ospedale di Treviglio ricadrà farà parte dell’azienda ospedaliera del Papa Giovanni XXIII.

Critici Pd e Movimento 5 Stelle: “Manca chiarezza – commenta Dario Violi, consigliere bergamasco del Movimento 5 Stelle -. E’ l’ennesimo cambiamento di questa riforma. Non riescono nemmeno a trovare un accordo tra di loro. Io sono preoccupato soprattutto per Lovere perché ricade in un grande area “Est” che non è ben definita”.

“Per quanto riguarda Bergamo – spiega il consigliere Pd Mario Barboni -, non si comprende perché l’ospedale di San Giovanni Bianco venga accorpato all’Azienda ospedaliera Papa Giovanni XXIII, mentre i suoi distretti Asl, com’è logico, ricadono nell’ASST Bergamo Est con le altre valli del bergamasco. Oltretutto, se si vuol continuare a mantenere il Papa Giovanni XXII come azienda di alta specializzazione, centro di alta intensità medico scientifica, sarebbe certamente molto più opportuno che rimanesse indipendente, ovviamente a servizio di tutta la provincia. Ancora, se la nuova organizzazione vede nelle ASST un forte punto di integrazione dei servizi sanitari e sociosanitari sul territorio, non ha senso che ci si debba trovare con la valle Brembana e la valle Imagna a parlare di servizi territoriali in una ASST e di servizi ospedalieri con il Papa Giovanni XIII. Come la mettiamo con la continuità ospedale-territorio, le cure ospedaliere più generali e la sanità di montagna, tanto richiamate nell’innovativa (sic!) riforma della sanità di Regione Lombardia?”

Più ottimista Silvana Saita, Lega Nord: “Oggi abbiamo approvato il testo in commissione al fine di rispettare le tempistiche, che prevedono di arrivare all’approvazione di tutta la riforma entro la fine del 2015.  E’ importante sottolineare che gli allarmismi creati in questi giorni sull’accorpamento delle aziende sociosanitarie e ospedaliere sono da ritenere ingiustificati e fuori luogo.  Fra l’altro sono stati calendarizzati, da qui al 6 agosto, ben 8 consigli regionali in cui si discuterà proprio di questo tema e si potrà cesellare al meglio il testo della nuova normativa,  con il contributo di tutte le forze politiche e quindi anche delle opposizioni.  Ritengo inoltre  che vi siano tutte le condizioni per affermare che il servizio non solo non subirà alcun peggioramento ma vi saranno concreti miglioramenti.  Da settembre in poi infatti si lavorerà sulla seconda parte della riforma dove si affronteranno i temi riguardanti, ad esempio,  i livelli essenziali di assistenza o  la cura delle cronicità. Al termine del percorso, il nuovo modello consentirà  di effettuare importanti economie, risparmiando l’8 percento sulla spesa sanitaria complessiva, che ammonta a circa 17 miliardi di euro.  Le risorse così liberate saranno reinvestite nel circuito sanitario, permettendo di implementare l’attuale offerta sanitaria, intervenendo sulle malattie rare, la cura delle disabilità o l’introduzione della pet-therapy.”  “Pubblico e privato – conclude Saita –  dovranno avere i medesimi doveri, eliminando ogni disparità fra i due tipi di offerta e questo avrà come conseguenza una maggiore sinergia e un rafforzamento della qualità del servizio.” 

Commenti

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  1. Scritto da kd

    “Pubblico e privato dovranno avere i medesimi doveri…” quindi anche i medesimi diritti e i medesimi benefit economici?

  2. Scritto da nino cortesi

    Cosa avviene in realtà?
    Non si capisce proprio, nonostante i numerosi interventi.