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E’ la settimana del processo a Bossetti: i genitori di Yara attendono la verità da 4 anni

Venerdì 3 luglio prenderà il via il processo nei suoi confronti con la prima udienza davanti alla corte d'Assise In aula ci saranno anche i genitori della ragazzina, che per la prima volta vedranno in faccia Bossetti

Sono passati 1675 giorni da quell’angoscioso venerdì sera in cui la loro piccola Yara, è uscita di casa per l’ultima volta. 1583 sono invece trascorsi da quel drammatico sabato pomeriggio in cui la tredicenne venne ritrovata cadavere in un campo di Chignolo d’Isola.

Da quel momento mamma Maura e papà Fulvio Gambirasio attendono di capire chi sia stato a uccidere la bambina che amavano tanto.

Oltre quattro anni di dolorosa attesa per i coniugi di Brembate Sopra, trascorsi nell’ombra e senza mai apparire pubblicamente. Se non fosse per quel disperato appello del 28 dicembre 2010, quando ancora la salma della ragazzina non è ancora stata ritrovata e c’era ancora la speranza che fosse viva. Un’ipotesi svanita poche settimane più tardi.

Da lì in poi lunghi anni di indagini, fino al tweet del ministro dell’Interno Angelino Alfano, intorno alle 16 dello scorso 16 giugno: "Le forze dell’ordine, d’intesa con la magistratura, hanno individuato l’assassino di Yara Gambirasio".

L’assassino in questione, in realtà ad oggi ancora presunto assassino, è Massimo Giuseppe Bossetti, il 44enne carpentiere di Mapello in carcere da oltre un anno con la pesante accusa di aver barbaramente ucciso Yara.

Venerdì 3 luglio prenderà il via il processo nei suoi confronti con la prima udienza davanti alla corte d’Assise del tribunale di via Borfuro. Una prima udienza blindatissima, vietata a telecamere, fotografi, smartphone.

Ma in una lettera Massimo Bossetti scrive dal carcere al consulente Ezio Denti: "Voglio le telecamere. Voglio lottare perché questo processo si svolga solo ed esclusivamente a porte aperte, così che chiunque possa prendere atto di tutte le dichiarazioni fatte da me e dall’accusa, perché non ho niente da temere o da nascondere. Questo è il mio grandissimo, solo e unico desiderio".

In aula ci saranno anche i genitori della ragazzina, che per la prima volta vedranno in faccia Bossetti, scovato dagli inquirenti dopo un’indagine dalle dimensioni e dalle modalità mai viste prima.

Un lungo e complesso lavoro iniziato subito quella sera del 26 febbraio in cui il cadavere della ragazzina venne ritrovato casualmente da un passante.
Il 15 giugno 2011 gli investigatori isolano una traccia di dna maschile sugli slip della ragazzina che, a differenza degli altri tre già esaminati, non sarebbe suscettibile di contaminazione casuale. Sarebbe il dna dell’assassino, che viene definito "Ignoto 1". Un profilo genetico che non è tra i 18mila raccolti in quei mesi dagli investigatori in Bergamasca.  

Il 18 settembre 2012 nasce così la cosiddetta "pista di Gorno": viene estratto da una marca da bollo su una vecchia patente il Dna di Giuseppe Guerinoni, autista di Gorno sposato e padre di due figli, morto a 61 anni nel 1999. Il suo Dna è molto simile a quello trovato sul corpo di Yara. Comparato con il nucleo famigliare dell’uomo, però, non porta ad alcun risultato. Da qui l’ipotesi degli investigatori che esista un suo figlio illegittimo.

Il 7 marzo 2013 viene riesumata la salma di Giuseppe Guerinoni, che viene sottoposta a tutti gli accertamenti del caso, come disposto dalla Procura, per stabilire l’autenticità delle tracce di Dna raccolte.

Il 10 aprile 2014 la consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo fuga i dubbi sulla corrispondenza del Dna con quello di Guerinoni. "Ignoto 1" è sicuramente un suo figlio illegittimo. Gli inquirenti allora passano al setaccio le 525 donne che negli anni possono essere entrate in contatto con l’autista, fino al test comparativo del Dna che inchioda Ester Arzuffi, madre del presunto assassino.

Le attenzioni si spostano così sui suoi figli, in particolare quello maggiore che fa il carpentiere, visto nei polmoni di Yara fu trovata calce da cantiere. Il 15 giugno 2014 i carabinieri organizzano un finto posto di blocco con alcol-test nelle vicinanze di casa Bossetti, in modo da poter raccogliere il suo dna.

Una volta avuta la conferma che corrisponda a quello di Ignoto 1, il giorno seguente scatta l’arresto. Guarda il video di quel giorno:

Massimo Giuseppe Bossetti finisce in cella, ma fin dall’inizio si proclama innocente ed estraneo ai fatti, senza mai cedere in tutti questi mesi di detenzione. Venerdì 27 febbraio si chiude l’inchiesta del pm Ruggeri e il muratore di Mapello viene rinviato a giudizio per omicidio pluriaggravato e calunnia nei confronti di un collega, Massimo Maggioni, che aveva ingiustamente accusato. Lunedì 27 aprile l’udienza preliminare davanti al gup Ciro Iacomino che decide il rinvio a giudizio. 

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