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Grande Guerra, Pillola 58 Ypres, secondo atto: la prima volta dei gas fotogallery

La ragione principale della notorietà dello scontro a Ypres sta nel fatto che, per la prima volta nella Grande Guerra, vennero usati massicciamente gli aggressivi chimici: i tedeschi erano decisi a conquistare la città ad ogni costo e la nube tossica spiazzò e mise fuori combattimento circa 10mila soldati francesi.

di Marco Cimmino 

Come si è già detto, il saliente di Ypres o, meglio “Il Saliente”, come veniva chiamato per antonomasia dagli Alleati, era una spina nel fianco per l’esercito tedesco, ma era anche uno scampolo d’inferno per chi, inglese o francese, ci si fosse trovato in mezzo, bombardato com’era da tre lati dalle poderose artiglierie germaniche.

Già una volta, nel 1914, le truppe tedesche avevano tentato di impadronirsi, fallendo, della cittadina belga, nell’aprile del 1915, esse ci provarono di nuovo, dando vita alla loro unica offensiva di grande rilevanza scatenata sul fronte occidentale in quell’anno.

Tuttavia, la ragione principale della notorietà di questo scontro consiste nel fatto che, durante l’attacco tedesco, per la prima volta nella prima guerra mondiale, vennero usati, massicciamente, gli aggressivi chimici. In realtà, i gas erano già stati utilizzati nel corso della battaglia di Bolinov, ad oriente, ma il freddo aveva reso inerte la micidiale arma: possiamo perciò sostenere, a ragion veduta, che Ypres rappresentò l’esordio su larga scala di un’arma destinata a lasciare un’impronta indelebile nell’immaginario collettivo e che rimase a simbolo della distruzione di massa, perfino quando furono create armi enormemente più efficaci, che la resero obsoleta, tanto che, nella seconda guerra mondiale, non venne praticamente mai usata.

D’altra parte, l’uso degli aggressivi chimici era esplicitamente proibito dalla convenzione dell’Aia del 1907, e l’uso di tale arma ad Ypres rappresento una palese violazione degli accordi internazionali. Però Falkenhayn, il comandante tedesco, era deciso a conquistare la città ad ogni costo: per questo fece piazzare di fronte alle truppe che riteneva meno affidabili, ossia i territoriali francesi e le truppe coloniali algerine, 168 tonnellate di gas di cloro, contenute in 5.700 bombole, che avrebbero dovuto aprire la strada allo sfondamento risolutivo. Il lancio della nube tossica, stabilito per l’alba del 22 aprile, fu preceduto da un massiccio bombardamento convenzionale sulle linee francesi: dopodichè, gli allibiti difensori del Saliente videro una grande nube gialloverde avanzare dalle linee nemiche verso quelle difese dalla divisione coloniale.

L’effetto di quel primo lancio di gas, contro soldati del tutto impreparati a fronteggiare una minaccia del genere, ebbe un effetto talmente devastante da lasciare increduli perfino gli assaltatori tedeschi che raggiunsero le trincee nemiche pochi minuti dopo: circa 10.000 soldati francesi erano stati investiti dalla nube asfissiante e, di questi, la metà era morta nel giro di dieci minuti, mentre gli altri erano fuori combattimento, accecati e in preda a violenti spasimi di tosse. 2.000 furono presi prigionieri dai tedeschi.

Due corpi germanici, dotati di primitive maschere antigas, avanzarono per circa tre chilometri, attraverso il varco di sette chilometri aperto dalla clorina, ma, data la mancanza di riserve, vennero arrestati dal contrattacco operato dalla 2a armata di Smith-Dorrien e dovettero abbandonare le alture appena conquistate, da cui potevano dominare le linee alleate.

Due giorni più tardi, il 24 aprile, i tedeschi lanciarono un secondo attacco con il gas, questa volta a nordest, contro le truppe canadesi: stavolta, però, la sorpresa non ci fu e tra i due contendenti si scatenarono scontri durissimi, con perdite elevate da entrambe le parti, ai piedi dell’importantissima ‘Quota 60’. Quando rinforzi britannici rilevarono gli esausti canadesi, il 3 maggio, essi avevano subito quasi 6.000 perdite, con più di 1.000 morti.

Smith-Dorrien, a questo punto, suggerì al comandante del BEF, French, una ritirata strategica di qualche chilometro, visto che soltanto un poderoso contrattacco avrebbe potuto ricacciare i tedeschi sulle posizioni di partenza: French, per tutta risposta, lo esonerò immediatamente, rispedendolo in Inghilterra e sostituendolo con il generale Plumer. Questi, d’altronde, non fece altro che proporre la ritirata ai francesi: suggerimento accolto da Foch, che, dopo un fallimentare contrattacco di due divisioni alleate, il 29 aprile, fece ritirare le proprie truppe, tra l’1 ed il 3 maggio 1915.

La battaglia si protrasse, a fasi alterne, fino al 24 maggio: mentre gli italiani cominciavano la guerra, ad Ypres gli attacchi tedeschi si stavano esaurendo. Proprio il 24 maggio vi fu un ultimo poderoso tentativo di sfondamento, che portò ad ulteriori vantaggi tattici per i tedeschi, ma esaurì le loro risorse, tanto che Falkenhayn, subito dopo, ordinò di sospendere l’offensiva.

Tuttavia, il successo germanico appariva evidente: essi avevano conquistato importanti alture, intorno alla città, da cui potevano colpire efficacemente le truppe nemiche, cosa che determinò le terribili condizioni dei soldati britannici e francesi schierati nel Saliente. Inoltre, il Saliente stesso si era notevolmente rimpicciolito, misurando ormai solo 5 chilometri per 7. Da questo momento, i tedeschi rinunciarono a conquistare la cittadina, e decisero, piuttosto, di raderla al suolo, bombardando costantemente le posizioni avversarie. Le perdite totali degli alleati ammontarono a 69.000 uomini, mentre quelle germaniche arrivarono a 35.000.

L’uso dei gas asfissianti ad Ypres, naturalmente, venne stigmatizzato duramente dagli alleati, che, tuttavia, si affrettarono ad adeguarsi alla novità: già nel settembre del 1915, a Loos, essi avrebbero lanciato un attacco con aggressivi chimici, dando il via ad un nuovo incubo, in un conflitto che di incubi ne prevedeva già molti.

Commenti

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  1. Scritto da Clara

    Terribile!