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Valdesi, il Pastore di Bergamo: con il Papa incontro alla pari nel segno della fraternità

Papa Francesco a Torino ha varcato la soglia di un tempio della Chiesa Valdese. Abbiamo incontrato il pastore Winfrid Pfannkuche, guida della Chiesa Valdese di Bergamo.

Papa Francesco e i Valdesi. L’incontro di lunedì 22 giugno a Torino è entrato nella Storia. Papa Bergoglio è primo pontefice a visitare la chiesa cristiana di tradizione valdese. Anche Bergamo ha un’antica e attiva presenza protestante e così siamo andati a vedere le reazioni di questo incontro. Il pastore Winfrid Pfannkuche ci riceve nella sede del Centro Culturale in via Tasso 55, nella sala al primo piano dove sugli scaffali abbondano volumi sulla storia dei protestanti a Bergamo.

Non posso che chiedere subito al pastore Winfrid, che cosa ha provato quando Papa Francesco ha chiesto "perdono per gli atteggiamenti e i comportamenti non cristiani, persino non umani che nella storia" la Chiesa ha avuto verso i Valdesi.

ll Pastore Winfrid risponde partendo da un altro presupposto e subito mi aiuta a dare una nuova lettura alla mia domanda: "Perché le chiese sono divise? Perché si parla di chiese e non di Chiesa? I media parlano di Chiesa solamente quando si parla di Roma. Ma non è così. Ecco, nel Vangelo, al capitolo 9 di Marco, Gesù chiede agli apostoli: "Di che discorrevate per strada?". Ed essi tacevano, perché per via avevano discusso tra di loro chi fosse il più grande". È così anche per la Chiesa che è divisa perché qualcuno si crede più grande degli altri. Questo nel Papato è strutturale, il voler essere il primo. Così assistiamo ad un paradosso: per i cattolici il Papa è la garanzia dell’unità della Chiesa, per tutti gli altri è la garanzia della divisione".

Anche se questo Papa è stato il primo nella storia della Chiesa a varcare la soglia di una chiesa valdese?

"C’è un dettaglio che i media hanno perso, forse troppo concentrati sull’interesse che suscita il Papa. È stata la Chiesa Valdese di Torino ad invitare Papa Francesco, in quello stile che vuole che un cristiano che viene a visitare la tua città trova ad ospitarlo un altro cristiano. E questo tra due appuntamenti quali l’ostensione della Sindone e l’incontro con i Salesiani per rendere omaggio a San Giovanni Bosco. Due appuntamenti che sottolineano la diversità e non l’unità, la chiesa valdese non riconosce la venerazione delle reliquie e don Bosco odiava profondamente i valdesi. Non dimentichiamoci che la Chiesa Valdese di Torino fu la prima ad essere fondata fuori dal Ghetto alpino (oggi “le Valli valdesi”) dopo l’emancipazione del 1848 (le Lettere Patenti di Carlo Alberto), e non in luogo qualsiasi, ma nel corso Vittorio Emanuele. E don Bosco, chiamato santo, in questa storia non ha mostrato atteggiamenti proprio cristiani".

Questa visita del pontefice in risposta ad un invito non era facile quindi? Che cosa temeva?

"Personalmente ero preoccupato. Non della visita del Papa o dell’incontro del Papa: è una cosa ovvia per noi riconoscere, al di là delle appartenenze confessionali, il Cristo vivo in credenti come lo è Francesco. Ciò che mi preoccupava non era il Papa ma i corteggiatori del Papa, oggi piuttosto i media: che cosa avrebbe colpito l’immaginario delle persone dei gesti dell’uomo più popolare del mondo? E questa mia preoccupazione in parte si è confermata. Nessuno ha ricordato il discorso del moderatore, pochi le parole del pastore, quasi nessuno quelle della presidente delle chiese metodiste o del presidente del Concistoro della chiesa di Torino. Il rischio era che i media non proiettassero un incontro tra cristiani, ma un evento con un personaggio con la consueta autoreferenzialità".

E secondo lei com’è andata?

"Quando alle 8,55 la Rai ha mandato in onda le prime immagini la mia preoccupazione si è spenta. Sono rimasto positivamente colpito da come si è svolto e come è stato presentato questo incontro".

Perché?

"In quello scenario, nel Tempio valdese di Torino, il Papa era visibilmente inter pares, non ha fatto nessun gesto mediatico o clamoroso per contrastare questa impressione. Era in ascolto. La sobrietà e la fraternità dell’incontro, molto ben preparato dai fratelli e dalle sorelle di Torino ha fatto vedere una chiesa come dice la Bibbia “con decoro e ordine”, ma allo steso tempo senza alcuna freddezza né formalità, ma semplice e fraterna. Il Papa era seduto su una sedia uguale a quelle di tutti gli altri, accanto alla donna diacona che rappresenta la chiesa metodista, alla pari dei presenti".

Mi permetta, pastore Winfrid, anche le parole hanno però un peso. Papa Francesco ha chiesto perdono, con parole ben precise.

"Già Giovanni Paolo II aveva fatto un gesto simile chiedendo perdono alla Chiesa Valdese. Eppure questa volta ci ha colpito, anzi, commosso. Non tanto per il fatto storico della riconciliazione della memoria. Di questa storia, oggi, non ci sono più né le vittime né i carnefici. Il punto che ha colpito i nostri cuori evangelici era appunto l’annuncio dell’evangelo: ciò che costituisce la nostra comunione è il perdono di Dio. C’è una chiesa disposta a scendere al di sotto di sé, in ricerca di una comunione più profonda e quindi evangelica. Tutti siamo peccatori perdonati e con modestia e ascolto cerchiamo di camminare insieme".

Senta, c’è da dire che non sarà facile camminare insieme, come Chiesa Valdese avete già affrontato temi etici delicatissimi. Penso al testamento biologico e alle unioni civili.

"Come Chiesa, come credenti siamo chiamati ad essere luce nel mondo non per cercare di brillare noi o di accendere i riflettori sulla propria presunta bontà, ma per interessarci veramente al mondo degli altri. Non raccontare che siamo così bravi di accogliere l’altro, ma ascoltare e entrare veramente nel suo mondo, conoscerlo e accoglierlo come tale. Penso per esempio a quello degli omosessuali. Capire ciò che chiede l’uomo di oggi alla luce della Parola di Dio, quale Cristo stesso, di cui noi non siamo che un riflesso".

La vostra presenza a Bergamo, e la storia lo dimostra, è davvero importante e significativa. Come sono i rapporti con la Chiesa cattolica di Bergamo?

"C’è una maturità di dialogo e di reciproco riconoscimento che viene da lontano. I credenti praticanti, che pregano e vivono la Parola delle Scritture, sanno di essere fratelli e sorelle. Si riconoscono. Il rapporto con il vescovo Francesco va senz’altro oltre la gentilezza diplomatica, c’è stima reciproca".

Abbiamo assistito a questo ravvicinamento. Ma che cosa manca per la vera unione tra la Chiesa Valdese e la Chiesa cattolica?

"L’incontro di Torino è riuscito a far intuire che va oltre un evento casuale mediatico. È stato frutto della fatica quotidiana del dialogo ecumenico, e devo dire che siamo tutti maturati in questo cammino. Due cose sono state ricordate dal Moderatore della Chiesa valdese al Papa: riconoscere le chiese protestanti come chiese – il Vaticano II parla di noi come di “comunità ecclesiali”, non come chiese – e applicare – come già fanno le chiese protestanti – l’ospitalità eucaristica. Stiamo a vedere. Comunque il dialogo, cioè quello che è davvero interessato all’altro, porta frutto. Forse non diamo mai abbastanza importanza al dialogo ecumenico come uno dei frutti più preziosi del cristianesimo. Infatti, il cristianesimo è l’unica religione che al suo interno ha un dialogo ecumenico, anche a beneficio della società".

Commenti

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  1. Scritto da Paolo

    Chi stabilisce chi è in errore?

    1. Scritto da F. Rampinelli

      Anche Pilato ebbe a domandarsi: “Che cos’è la verità”; magra figura: ce l’aveva davanti agli occhi e non se ne accorse.

      1. Scritto da Narno Pinotti

        Pietro non era in nessun modo capo degli apostoli né della comunità cristiana di Roma (dove quasi certamente non è morto), né Gesù gli diede alcuna autorità politica, né alcun potere di trasferire autorità a dei presunti successori. Che dice di queste verità? A proposito, quella di Pilato non è una domanda fatta per avere risposta: non è altro che tutta la tradizione della filosofia antica condensata in un dubbio.

        1. Scritto da Litostroto

          Signor Narno, filosoficamente parlando, le sue verità non sono verità ma asserzioni, alcune apodittiche, altre sono incertezze, altre dubbi, altre non provate né provabili enunciazioni. Che poi lei sappia per certo quale fosse il valore posto da Ponzio Pilato nella domanda rivolta a Gesù, è cosa di cui ci dovrebbe partecipare la modalità. Comunque la filosofia antica non è confinabile entro il solo, pilatesco, “quid veritas?”

        2. Scritto da F. Rampinelli

          Il dubbio greve e grave che incombe sui senza Dio. La domanda di Pilato è drammatica proprio perché esprime la vanità e la sterilità degli sforzi umani quando non si lasciano illuminare dalla Sapienza di Dio. Turris Babel.

  2. Scritto da F. Rampinelli

    Don Bosco odiava profondamente i Valdesi? Odiava l’errore dei Valdesi e la loro ostinazione nell’errore fino al punto di farsene un vanto. Si tace invece dell’odio dei Valdesi nei confronti di don Bosco: odio alla sua persona, tant’è che hanno tentato più volte di assassinarlo. Quanto all’unità dei Cristiani, la Chiesa Cattolica è sempre stata lieta di poter riaccogliere singoli apostati ed eretici, purché pentiti e sinceri. Lo testimoniano le molte conversioni. Questo è ecumenismo.

  3. Scritto da sic transit

    la religione (come il calcio) è l’oppio dei popoli.

    1. Scritto da Haugh!

      Ecco come la propaganda per slogan dei peggiori regimi della storia, comunismo e nazismo, agisce su chi non se ne è ancora disintossicato e se li ripete, ripete, ripete, a rimbombo, a rimbumbo, a rimbambo, a rimbimbo, …

      1. Scritto da gloria mundi

        certo certo, adesso però si metta a studiare un po’ di storia, e provi a contare quanti morti ha causato il comunismo, quanti il nazismo e quanti la religione… e conti anche quanti “intossicati” di religione ci sono oggi, nell’anno del signore 2015, in giro per il mondo… oppure continui con i giochi di parole (anche lì si potrebbe migliorare, ma non è il mio campo)

        1. Scritto da sès ford

          già che c’è, si metta a studiare un po’ di matematica, si disegni una mappa temporale, la divida per i millenni di sussistenza della religione nell’umanità, ne suddivida le fasce per la persistenza delle varie religioni per aree e popoli, porti lo sguardo su quella fascetta quasi indistinguibile dei 15 anni di nazismo e dei pochi decenni di comunismo, li vede i milioni e milioni di morti che hanno causato? ecco, quella è la via per sradicare il campo d’oppio dei suoi slogan!