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Adriano Sofri esperto di carcere? Nel 1988 “passò” anche da Bergamo

Pochi lo sanno, ma Adriano Sofri è stato detenuto anche nel carcere di Bergamo. Lo scrive lui stesso in un articolo sul Foglio in cui spiega il proprio punto di vista dopo la polemica sulla consulenza che il Governo avrebbe voluto affidargli.

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Adriano Sofri rivendica sul Foglio di essere davvero esperto di carcere. E, dopo la polemica a cui è seguito il suo dietrofront alla consulenza col Governo sulla riforma carceraria, l’ex leader di Lotta Continua esprime la sua opinione e racconta come sono andate le cose. Sottolineando come si sia fatto davvero un’esperienza in varie prigioni italiane.

E citando anche il carcere di Bergamo dove Sofri venne condotto nel 1988, poco dopo l’arresto come mandante dell’omicidio del commissario Calabresi (verrà condannato in via definitiva nel 1997 a 22 anni). Un passaggio che pochi conoscono. 

La detenzione in via Gleno Adriano Sofri l’aveva raccontata in un libro della Sellerio uscito nel ’93, "Le prigioni degli altri".

Qui, visse un momento di grande prestigio tra i detenuti comuni, a causa di un "malinteso": a firmare un appello in suo favore infatti non fu, come pensavano i carcerati, Jacqueline Bisset (attrice francese molto famosa e avvenente) bensì Jacqueline Risset: "una studiosa, ha tradotto la Divina Commedia in francese" provò a spiegare Sofri…

Ovvia la perplessità (e delusione) dei colleghi detenuti.

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Commenti

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  1. Scritto da Irene Bruscolo

    Credo che Sofri abbia pagato il suo conto con la giustizia e sia meritevole di rispetto. Soprattutto per ciò che ha fatto e ha scritto negli anni più recenti, fuori e dentro il carcere. Ricordo anche la sua straordinaria esperienza a Sarajevo, del cui assedio è stato testimone tra i più efficaci e illuminati.

    1. Scritto da Sére

      Gentile Irene, non so se Sofri Adriano abbia interamente pagato il debito con la Giustizia, mi pare di no. Comunque anche fosse estinto quel debito, non si estinguerà mai l’effetto delle sue decisioni. E sul lato personale (Calabresi resterà morto in eterno) e sul lato etico (Sofri forse ha i conti in pari con la Giustizia, ma resterà in debito con la società civile italiana, almeno con quella parte che liberamente non si riconosce nei metodi e nei valori propugnati da Lotta Continua).